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Crollo del muro in via Goldoni: l'esasperazione degli abitanti della zona

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VASTO. Dopo sei mesi la situazione in via Goldoni non è cambiata. Nella notte del 26 Novembre dello scorso anno, in seguito al rovescio ininterrotto di piogge che mise in ginocchio il vastese, ci fu il pericoloso crollo di un muro di contenimento che interessò ed interessa tuttora un’abitazione e l’hotel San Marco da un lato e  una palazzina dall’altro, secondo la disposizione geografica. 
Sopita l’emergenza iniziale, i residenti della zona sono ancora fortemente preoccupati per le condizioni di abbandono dell’area coinvolta.  La frana è avvenuta alla fine di un vicolo movimentato che garantisce l’accesso non solo al condominio, ma anche a uno studio odontoiatrico e fino a poco tempo fa a uno studio legale. Le spazio che separa l’accumulo di massi e terriccio dall’ingresso della palazzina è di circa 50 cm, una distanza minima, soprattutto se si considera che la montagna di detriti è stata solamente ricoperta da un telone plastificato. Come se non bastasse, schiacciato dal peso dei massi c’è quel che rimane di un’auto e di un motorino.
“Dopo il crollo ho dovuto contattare geologi ed altri professionisti a mie spese – dice il proprietario dell’hotel – per verificare che la mia struttura non avesse subito danni gravi. Quello che è crollato era un muro costruito senza alcun criterio e senza solide basi.” 
La signora Raffaella L., che risiede con la sua famiglia in uno degli appartamenti della palazzina coinvolta, ci spiega quanto la problematica sia complessa: “Siamo tutti consapevoli della delicatezza della questione, poiché mettere in sicurezza l’area implica ricostruire il muro e trattandosi di proprietà privata non può che ruotare tutto attorno alla questione economica; si tratta infatti di ripristinare i confini per poter dare avvio alla ricostruzione. È però inconcepibile che dopo l’accaduto nessuno abbia fatto niente per sgomberare le macerie. I tempi sono diventati biblici, ma  noi siamo in costante pericolo e avendo due figli può immaginare la mia preoccupazione. Non voglio pensare a cosa potrebbe accadere se si verificassero nuove piogge torrenziali; è stata un’emergenza gestita male sin dall’inizio, ma ora siamo stati completamente abbandonati dalle istituzioni”.
Quello che i residenti chiedono allora è che la situazione possa uscire dallo stato di immobilità in cui è immersa da troppo tempo, al fine di poter tornare a vivere in tranquillità, senza dover temere i cambiamenti climatici più di quanto già non si è costretti a fare quotidianamente.
Sara Del Vecchio

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