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Mazzocca: fusione piccoli Comuni modello a rilancio del territorio

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VASTO. “L’approvazione del progetto di legge che incentiva la fusione dei Comuni inferiori a 5000 abitanti ritengo sia un fatto importante da cui ripartire. Si tratta di una grande sfida – spiega Mazzocca – a cui noi amministratori, di concerto con le comunità locali, dobbiamo partecipare per il rilancio dei piccoli paesi e dell’intero territorio. Il tema della riorganizzazione amministrativa guarda al futuro: questa legge può aiutarci ad accelerare un importante processo democratico che può portare sia ad una notevole riduzione dei tributi locali sia all’implementazione o al miglioramento dei servizi erogati dallo stesso Comune. Questi, si, atti concreti per i cittadini che da troppo tempo aspettano efficienza e rapidità dell’apparato amministrativo. Dal 1995 al 2011 sono nati 9 Comuni dal processo di fusione. Solo dal 2011 al 2014 sono stati istituiti ben 26 entità municipali, la maggior parte concentrate nel centro-nord Italia. Ma se al nord il fattore che ha reso appetibile l’istituto della fusione anche tra paesi non proprio attigui, è stato il vantaggio economico, al sud proprio la caratteristica della presenza di piccoli Comuni vicini, dovrebbe incentivare l’interesse”.

Il sottosegretario sottolinea altresì come determinate realtà locali  siano già su questa strada: “Penso al Comune di Popoli, al grande lavoro svolto dal Sindaco Galli e al nostro già assessore Giovanni Diamante che tanto si è speso in un lungo e laborioso impegno quotidiano su un tema ancora cosi ostico e troppo spesso sottovalutato. Anche a Salle, il Comune si è attrezzato eleggendo un’apposita commissione consiliare per poter gestire questo importante processo: il nostro consigliere comunale Davide Morante, pur non essendo in maggioranza, è impegnato in prima fila come promotore di questo ambizioso progetto”.

Conclude Mazzocca: “Nei prossimi mesi Sel-SI, tramite i suoi amministratori locali, investirà moltissimo in questo percorso partendo dal coinvolgimento diretto dei cittadini e mettendo in campo forme di democrazia partecipata per rendere le popolazioni locali consapevoli e protagoniste di una riforma prima di tutto culturale. Dobbiamo sgomberare il campo dalla paura di cedere la sovranità: infatti l’istituto della fusione dei Comuni non è uno strumento per unirne due o più, ma al contrario un nuovo modello amministrativo scelto da essi in modo paritario e democratico.”

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