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Simone Caner, lettera a Renzi: “Proponiamo cambiamenti per una nuova accoglienza”

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“Gentile Presidente,
un po’ di tempo fa parlai a mia figlia di 8 anni delle mie preoccupazioni in merito al fatto che molta gente non voleva nel proprio paese le persone che ospitiamo nei Ns. centri di accoglienza. Lei mi rispose seraficamente: TU FAGLIELI CONOSCERE!
Effettivamente da allora, grazie anche alla sua  mail di incoraggiamento, abbiamo continuato, seppure con tanta fatica,  ad operare proprio con questo obiettivo cercando, nella positiva operosità, un antidoto alla  paura xenofoba, all’  ignoranza dilagante ma anche una risposta ai legittimi timori dei cittadini ospitanti.
Venendo ad esaminare il fenomeno così come si presenta oggi nella veste di “addetti ai lavori”, ci permettiamo di mettere in evidenza alcuni aspetti critici con le relative proposte migliorative della vita del richiedente asilo, vista dall’interno e all’esterno dei Centri di accoglienza.
Perché continuare a prestare il fianco alle polemiche mediatiche che condannano il modo in cui queste persone vengono tenute nei Centri, definendole come “parcheggiate”?
Il fatto che queste persone si trovino in un limbo (in attesa di commissione e permesso di soggiorno), non di certo vieta loro di adoperarsi e impegnarsi per valorizzare il loro tempo per se stessi e per la Comunità.
I diritti e  i doveri nel nostro ordinamento sono quasi sempre considerati in una reciproca complementarietà. Quindi, se non vogliamo correre il rischio di adeguarci a tutti coloro che, chiamati a dire la propria ad ogni livello, criticano senza impegnarsi per cambiare lo stato delle cose, dobbiamo assumerci questo rischio!!
Il fatto che ogni giorno, nel nostro piccolo, ci impegniamo a gestire l’accoglienza facendoci promotori di progetti di integrazione (convegni, lavori socialmente utili, pubblicazione di libri, mostre fotografiche, progetti con anziani e disabili, gruppi musicali, feste di paese, spettacoli teatrali, agricoltura sociale, etc..), ahimè non ci basta: la necessità di chi fa questo lavoro con coscienza è di trasformare i propri sforzi non in una semplice cornice,ma in “sostanza vera”
È da questo bisogno che nasce la necessità di scriverLe, affinché un suo piccolo impegno coraggioso possa determinare una vero cambiamento!!
Superare la logica dell’emergenza, implementare le buone prassi partendo da premesse diverse può risultare più semplice di quanto immaginiamo.
Per effettuare in questo settore un’operazione di trasformazione, che punti a sostanziare nel concreto un passo in più verso una NUOVA integrazione, le rappresentiamo di seguito i cambiamenti che, se attuati, non ci renderanno complici di un futuro che potrebbe risultare inaccettabile per tutti, stranieri e autoctoni, senza tentare di migliorare lo stato delle cose sin da ora.

CAMBIAMENTI POSSIBILI:

L’accoglienza italiana, molto, se non eccessivamente, garantista (vitto, alloggio, assistenza sanitaria, assistenza legale, assistenza sociale, supporto psicologico e garanzia di formazione linguistica, vestiario, ricariche, pocket) dovrebbe essere collegata quantitativamente all’impegno che l’ospite straniero dovrebbe dare a sua volta.
In altri termini, poiché non è giusto e rispettoso, anche nei confronti dei cittadini italiani, continuare a garantire tutti i benefici a chi non si attiva per conseguire scopi e obiettivi utili a se stesso e per contraccambiare la comunità ospitante,allora sarebbe opportuno meritocraticamente perlomeno commisurare tali benefici all’impegno profuso dall’ospite all’interno dei CAS.

Prendendo spunto da alcuni modelli europei, proponiamo che, laddove il richiedente asilo non consegua entro il tempo stabilito dal progetto, obiettivi legati all’apprendimento della lingua locale e alla formazione in un determinato settore, in modo da avviarsi all’autonomia lavorativa, perda il diritto graduale ai benefici accordatigli dal nostro sistema di accoglienza.
Infondo basterebbe solo applicare dei contenuti alle convenzioni prefettizie in coerenza con le nuove Direttive europee.

Un altro punto che richiama la nostra attenzione è il tempo di permanenza nei CAS e il “dopo accoglienza”. La nostra preoccupazione è incentrata sulla vita futura dei richiedenti asilo nella fase in cui usciranno dai Centri di accoglienza e, soprattutto, per coloro che non si vedranno come beneficiari di alcun tipo di protezione.
Il discorso dell’integrazione dovrebbe essere rafforzato a livello di dialogo con le Commissioni Territoriali che esaminano le domande di asilo,poiché l’Italia ha uno strumento in più rispetto agli altri Paesi, che è la protezione umanitaria, per la quale il Ministero degli Interni ha emanato una nota ministeriale con cui vengono definiti i parametri a cui le Commissioni devono attenersi per destinare questo tipo di protezione. A nostro avviso, la concessione di tale protezione, dovrebbe assumere maggiore efficacia e valore per tutelare lo straniero, soprattutto colui che dimostra la disponibilità e l’impegno di integrarsi seriamente.Sarebbe prezioso per noi italiani e per chi accogliamo, infatti, inserire la valutazione sociale dei comportamenti e degli atteggiamenti prodotti durante la permanenza nei centri di accoglienza quale requisito di idoneità per l’ottenimento della protezione umanitaria, inteso come termometro che misuri l’integrazione del richiedente.
La volontà buona o la buona volontà è a tutt’ oggi nei fatti ,nella nostra esperienza nel settore dell’ accoglienza,la qualità umana che fa di un soggetto immigrato un soggetto integrato….non è un requisito che discrimina, al contrario se fosse incentivato e potenziato in ogni essere umano probabilmente , anzi sicuramente, tra qualche anno ci troveremo a vivere tutti in un mondo migliore,dove alla buona volontà di accogliere corrisponda la volontà buona di ricambiare.
Il sostegno che le chiediamo per mezzo di questa lettera, quindi, è quello di incoraggiarci a portare avanti la Nostra proposta e cioè di inserire alcuni obblighi contrattuali all’interno di tutte le convenzioni che le Prefetture stipulano con gli Enti del Terzo Settore che possano da una parte determinare una qualità maggiore dei servizi erogati, e dall’altra tutelare la coscienza civile dell’accoglienza italiana.
Crediamo che la spinta del cambiamento parta dal basso, ovvero da chi, come Noi, ogni giorno si scontra con la dura realtà dei migranti e dei media; crediamo di non poter tacere laddove l’esperienza ci insegna in che modo sarebbe possibile rendere migliore la società e le politiche sociali, in cui abbiamo ferma fiducia; crediamo che lo Stato italiano possa competere, se non eccellere, in questo specifico settore, con il resto dell’Europa, forte delle risorse umane, che vanno dai professionisti ai volontari, che sono pronti a dimostrare come quello che in molti chiamano business sia una profonda passione per i diritti di ogni essere umano; crediamo che ridare all’Italia questo senso comune, possa renderci promotori di politiche migratorie efficienti e virtuose, non il centro del mirino da parte di altri Paesi”.

Così, in una lettera aperta, il Legale Rappresentante del Consorzio Matrix, Simone Caner.

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