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Processo Adriatico, Giangiacomo: speriamo sia l’ultimo di questo tipo – Video

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VASTO. Questa mattina il Presidente del Tribunale di Vasto, Bruno Giangiacomo insieme ai giudici a latere Stefania Izzi e Fabrizio Pasquale ha illustrato i dettagli del deposito della sentenza penale collegiale relativa al processo relativo all’operazione “Adriatico” a carico di 62 imputati.

La prima sentenza emessa da un Tribunale d’Abruzzo. Operazione con cui nel 2014 la Direzione distrettuale Antimafia dell’Aquila, Procura di Vasto e Carabinieri hanno sgominato un’organizzazione a delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti.

Guarda il video a cura di Federico Cosenza:

“E’ stato un impegno straordinario fare una sentenza come questa –ha dichiarato il Presidente Bruno Giangiacomo– un processo a carico di 62 imputati in poco più di un anno con degli imputati in custodia cautelare e una camera di consiglio che è durata 12 giorni.  Questo è il primo processo per il reato di 416/bis del Codice penale celebrato in un Tribunale dipartimentale dell’Abruzzo .

Le imputazioni sono circa una sessantina. Le due imputazioni più importanti sono quelle di associazione per delinquere di stampo camorristico e di associazione per delinquere ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Una sentenza che abbiamo ripartito in piccoli capitoletti, proprio per consentire una più facile e agevole lettura da parte degli avvocati e degli imputati. E’ una sentenza in cui sono stati riconosciuti tutti e due i reati associativi ed è stato riconosciuto che nel territorio di Vasto e nell’alto Vastese per un periodo di anni piuttosto consistente, si è sviluppata un’organizzazione, un gruppo di stampo camorristico che ha invaso il territorio di Vasto e lo ha abbastanza condotto, orientato da un punto di vista criminale. Essenzialmente un’attività  relativa alla droga che è stata sparsa in tutto questo territorio in modo piuttosto abbondante .

A questa situazione –ha proseguito Giangiacomo- si è affiancata in parallelo questa organizzazione di stampo camorristico con l’attività tipica dell’associazione criminale, quella di avvalersi della propria forza di intimidazione per poter sviluppare il suo traffico. Questa forza di intimidazione ha avuto la sua espressione soprattutto in una ventina di attentati che hanno riguardato cose e persone, hanno riguardato esercizi commerciali, case e macchine. Una ventina di attentati in circa 8 anni, una media di due di questi episodi ogni 4/5 mesi. Non una grande frequenza in altri territori.

Questa è stata un’attività di esportazione che loro hanno fatto. Quella che oggi si chiama delocalizzazione di un gruppo organizzato criminale. Qui nel suo piccolo, l’Abruzzo ha avuto questo fenomeno, sicuramente più circoscritto. Territorialmente un tipico fenomeno di delocalizzazione dell’ attività criminale di un gruppo organizzato. La cosa non deve meravigliare perché le attività dei gruppi criminali sono come le attività delle imprese, tendono ad espandersi. Per questo Tribunale è stato un impegno straordinario. Il primo processo con queste caratteristiche che si fa in Abruzzo, 38 udienze per un processo,12 giorni di Camera di Consiglio speriamo  che non si verifichi un altro processo di questo tipo. Ne abbiamo in corso un altro sempre per associazione a delinquere per fini di spaccio però senza imputati detenuti in custodia cautelare .

E’ stata adottata una linea, quella di ritenere nella nostra decisione che le dichiarazioni dei due collaboratori di giustizia, erano tre, Lorenzo Cozzolino e la moglie Italia Belsole non potevano riscontrarsi   vicendevolmente. Quindi occorreva rispetto alle loro dichiarazioni un ulteriore riscontro. In pratica le dichiarazioni di Cozzolino e di Belsole valevano come un’unica dichiarazione. Questa ovviamente è una linea interpretativa che abbiamo dato noi sulla base di precedenti giurisprudenziali, una linea che potrebbe essere definita molto rigorosa, garantista. Adottando un’altra linea probabilmente le convalide sarebbero state di più”.

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