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Processo vigile urbano: fatto emerso diverso da quello contestato all’imputato

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VASTO. Si è concluso questa sera, presso il Tribunale di Vasto, il Processo a carico di un vigile urbano di Cupello a cui sono state contestate due omissioni: non aver intimato la sospensione dei lavori e non aver detto al datore di lavoro di rispettare determinate norme antinfortunistiche. Il fatto è accaduto nel dicembre 2012 quando il vigile urbano si è recato in un cantiere incaricato dal comandante della Polizia Municipale per fare un sopralluogo. La richiesta era pervenuta al Comando dalla titolare di uno stabile confinante con l’edificio dove erano in corso dei lavori edili. La donna aveva dichiarato di essere preoccupata per la propria incolumità, per quella delle dipendenti e delle clienti a causa della caduta di calcinacci. Il Pm ha chiesto la condanna a 5 mesi e 10 giorni. La parte civile si è associata al Pm ed ha chiesto di liquidare i danni, mentre l’avvocato Arnaldo Tascione difensore dell’imputato ne ha chiesto l’assoluzione. All’esito dell’istruttoria dibattimentale il Tribunale collegiale, composto dal presidente Bruno Giangiacomo e dai giudici Italo Radoccia e Fabrizio Pasquale, ha ritenuto che il fatto emerso a carico dell’imputato fosse diverso da quello a lui contestato e in questo caso la legge impone che gli atti del processo vengano ritrasmessi alla Procura della Repubblica per procedere in ordine a questa diversa omissione come accertata.

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