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Funerali di Eugenio Di Petta, don Raimondo: grazie Signore per avercelo donato

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SAN SALVO. Era gremito di gente il sagrato della chiesa di San Giuseppe, in Piazza San Vitale a San Salvo, per i funerali di Eugenio Di Petta, il fisioterapista di 45 anni, morto per un’emorragia cerebrale dopo diverse settimane di ricovero a Teramo. La celebrazione è avvenuta all’aperto per consentire a tutti di partecipare. Davanti all’ingresso della chiesa è stato allestito un gazebo sotto il quale don Raimondo Artese ha celebrato la Santa Messa. Presenti moltissimi amici, i colleghi dell’Istituto San Francesco, gli scout di San Salvo e Vasto, il sindaco Tiziana Magnacca e diversi assessori comunali. Guidoni e simboli dello scoutismo per ricordare i tanti anni di attività di Eugenio nel movimento creato da Baden Powell. Tra coloro che sono intervenuti per ricordarlo, qualcuno ha voluto riferire le parole che sono state pronunciate nell’ospedale di Teramo dalla moglie di Eugenio ad un amico.

“In un attimo la vita di Eugenio è cambiata, ed è cambiata anche la vita di coloro che a lui erano vicino. Ho avuto modo di incontrare la famiglia a Teramo ed abbracciare la moglie Rosita che mi ha detto: in un attimo la mia vita è cambiata e per un attimo ho dovuto smettere di pensare come finiva questo film, per non impazzire. Tutti i dottori mi hanno detto che non c’è nulla da fare. Continuo a pregare finché qualcosa possa succedere, ma so che la mia volontà non è quella del Signore Sono stata con lui 28 anni , senza staccarmene per un momento. Mi ha donato 3 magnifici figli. Sono cresciuta con lui, quella che sono è grazie a lui. E’ andato via in un momento bello della sua vita. Mai come ora aveva curato il suo fisico, i suoi amici, il rapporto con me e con i figli. A 45 anni ancora con i pantaloncini e la divisa per prendersi cura degli altri, per lasciare un’impronta della sua vita e lasciare questo mondo migliore di come lo ha trovato. Potevamo stare insieme altri 28 anni, ma Gesù ha voluto così e sia fatta la sua volontà”

“Tutto mi sarei aspettato –ha detto nell’omelia don Raimondo– fuorché di dover oggi celebrare questa eucarestia per il nostro fratello Eugenio. Non è facile parlare. L’ho conosciuto da bambino. Abbiamo camminato insieme in questi anni, tante esperienze di strade, di condivisioni. Una cosa è certa, la disponibilità al servizio di Eugenio, l’attenzione per la sua famiglia, per i ragazzi, l’amore per la moglie, sono stati dei segni che insieme abbiamo percepito e vissuto giorno dopo giorno. E’ difficile, quasi impossibile ricordare tutti i momenti vissuti insieme, ma una cosa è certa che lui ha creduto e  sperato nel Signore, sempre. Mi consola che il Signore non fa preferenze di persone. Non possiamo chiederci il perché lui e non un altro. Il perché lui e non me. Perché il Signore sceglie, chiama a vivere la propria identità, a vivere la propria vita come dono. Questo dono dobbiamo cogliere nel momento in cui siamo qui. Eugenio non rimandava, faceva oggi quello che c’era da fare. Si dedicava agli altri sia quando era giovane che da adulto. Oggi Signore voglio dirti grazie per avercelo donato, per averci fatto sperimentare questi 30 anni e oltre insieme. Che la moglie, i figli, genitori, i figli possano prender da lui quello che di bello e di grande gli hai messo nel cuore”.

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