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Maximiliano Menna un “desaparecido” originario di Casalanguida

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Maximiliano Menna

Maximiliano Menna

CASALANGUIDA. Ci sono storie dal lieto fine, storie di uomini scomparsi nel nulla, ma che ricompaiono dopo anni. E’ il caso di Maximiliano Menna, figlio di Domenico Menna e recentemente ritrovato in Argentina, dopo anni di ricerche condotte dal fratello Ramiro. Maximiliano oggi ha 40 anni, è un medico e vive nel quartiere Palermo di Buenos Aires. La notizia del ritrovamento è del 3 ottobre, quando in Plaza de Mayo ne è stata data l’ufficialità, dopo che il giovane ha superato gli esami del DNA a cui si è sottoposto volontariamente. Ma andiamo per ordine, chi era Domenico Menna e  quando si sono perse le tracce di suo figlio Maximiliano?.

LA STORIA. Domenico  (Domingo  detto”El Mingo”) Menna nacque a Casalanguida  il 01 marzo del 1947 da Panfilo e Irma Ferrara. La sua famiglia compresa sua sorella Rachele arrivò in Argentina nel 1952 per stabilirsi nella città di  Tres Arroyos . In questa città Panfilo, bravo sarto aprì una sartoria. Il piccolo Domingo (era così che lo chiamavano tutti) mostrò, da subito,  una intelligenza assai vivace , una propensione alla socializzazione e una grande sensibilità verso i problemi dei più deboli. Si diplomò presso il “Colegio Nacional de Tres Arroyos” e successivamente, nel 1965, si iscrisse alla facoltà di medicina dell’Università di Còrdoba. Qui entrò in contatto con alcuni esponenti del “Partido Revolucionario de los Trabajadores” (PRT) che distribuivano il loro periodico  “La Verdad”. Rimase conquistato dalle posizioni espresse da quegli uomini e decise di diventare uno di loro. A quei tempi il suo soprannome era “Nicolas”. Nel 1966 Domingo Menna fu uno dei fondatori del movimento studentesco  “Estudiantil Espartaco” e poco dopo entrò a far parte del PRT ( partito rivoluzionario dei lavoratori ). Il 18 agosto 1966 nel tentativo di liberare un suo compagno ,fermato durante una manifestazione contro il regime di Onganía, venne arrestato e poi rilasciato.  Solo pochi giorni dopo, il 7  di settembre ,partecipò ad una manifestazione che terminò con violentissimi scontri, tra manifestanti e polizia, durante i quali morì  il giovane Santiago Pampillòn.  Divenne amico personale, oltre che prezioso collaboratore di  Mario Roberto Santucho (fondatore del partito rivoluzionario PRT e successivamente comandante guerrigliero della ERP * “Ejército Revolucionario del Pueblo” ) morto in uno scontro a fuoco con i militari il 19 luglio del 1976 con il quale sosterrà la necessità , viste le tragiche condizioni economiche in cui versava l’Argentina in quel periodo e l’assenza di ogni forma di libertà e di pensiero , di ricorrere alla discutibile lotta armata . Fu tra i leader che organizzarono il “Codobazo” (29 e 30 maggio 1969) una rivolta popolare contro il regime di Onganía (che l’anno dopo si dimetterà). Nel 1971 fu arrestato di nuovo e venne rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Rawson. Il 22 agosto 1972 vi fu un tentativo di fuga, dal carcere,  in parte  fallito e solo in pochi, tra questi Santucho e Menna, riuscirono ad evadere. I fuggiaschi raggiunsero prima il Cile di Salvador Allende e successivamente Cuba.

Domenico Menna, Anna Maria Lanzillotto e Ramiro Menna

Domenico Menna, Anna Maria Lanzillotto e Ramiro Menna

Nel 1973 rientrò in Argentina. Conobbe, innamorandosene, Anna María Lanzillotto sua compagna di lotta . I due ebbero nel 1974 un bambino a cui diedero il nome di Ramiro. Qualche anno dopo e precisamente il 19 luglio del 1976 avvenne il tragico epilogo (intanto in Argentina si era insediato un regime fascista con a capo il Generale Jorge Videla e si era scatenata una terribile repressione ). La mattina di quel caldo luglio arrivò la notizia, per lui assai triste, dell’uccisione di Mario Roberto Santucho. Domingo non ebbe neanche il tempo di realizzare e di decidere sul da farsi . Solo qualche ora dopo fu prelevato con la forza, assieme alla sua compagna Anna Maria (incinta di otto mesi), dalla polizia e portato a “Campo de Mayo”. Da quel momento non si seppe più nulla di loro, ne del bimbo che la donna portava in grembo. Il loro nomi furono aggiunti, assieme a quello della sorella Rachele alla triste e tragica lista dei “desaparecidos”Ramiro, il primo genito,  aveva   due anni in quella  data (il ​​19 luglio 1976 ) quando i suoi genitori Anna Maria Lanzillotto e Domenico Menna furono rapiti a Villa Martelli. Anna Maria Lanzillotto, giovane studentessa , era incinta di otto mesi .  Successivamente Ramiro, rimasto orfano di padre e madre fu adottato dalla zia “Kela”, sorella della madre Anna Maria, e visse a Carmen de Patagones (a sud di Buenos Aires) . Fu adottato dagli zii e prese il cognome del marito di “Kela” cioè Gagigiotti. A la Rioja però tutti lo conoscono come Ramiro Menna. A 21 anni Ramiro divenuto  salesiano, dopo aver partecipato a diverse missioni in luoghi poveri dell’Argentina , in Africa e in Etiopia, sua ultima missione ,a causa di una profonda crisi religiosa lascia la Congregazione salesiana per tornare in Argentina.

Ramiro Menna Lanzillotto e la sua famiglia

Ramiro Menna Lanzillotto e la sua famiglia

Dal 2005 vive a Chepes dopo aver sposato una giovane etiopie con la quale ha avuto tre figli maschi : Juan Pablo , Geremia e Gabriel. Ramiro attualmente è professore di Fisica e Chimica ed è presidente dell’Associazione degli imprenditori  Chepes- La Rioja che ha come ” mission”   il rafforzamento della cooperazione e lo sviluppo dell’economia sociale in paesi poveri . Ramiro è stato da sempre  alla ricerca spasmodica di suo fratello che la mamma Anna Maria aveva in grembo prima che  quest’ultima scomparisse per sempre e lo scorso 3 ottobre finalmente ha potuto riabbracciarlo. Questa struggente e commovente storia, che ha quasi dell’incredibile, ci è stata raccontata dall’Ing. Arturo Cauli.

 

 

 

 

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