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Del Casale: il Pd deve partire dalla mia generazione

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VASTO. L’assessore ai lavori pubblici del Comune di Vasto ed ex segretario cittadino del Pd, Antonio Del Casale, commenta il dopo Referendum.
“Mentre si susseguono le consultazioni per la verifica di un eventuale mandato di governo -dichiara Antonio Del Casale-  sento il bisogno di esprimere una riflessione totalmente politica intesa come passione vissuta con orgoglio dentro una comunità di uomini e donne che ha l’obiettivo di migliorare la società ed il Paese in cui viviamo. Questa legislatura è nata con l’obiettivo di fare riforme e la legge elettorale ed è ciò che ha permesso delle alleanze disomogenee, un percorso che si è arrestato proprio il 4 Dicembre ed ora bisogna affidarsi al Presidente Mattarella per risolvere la crisi. Il primo dato che salta agli occhi è stata l’affluenza che testimonia una voglia, spesso latente, alla partecipazione del popolo italiano ed un netto risultato che non lascia spazio alla casualità.
E’ stato un voto politico e meno sulla Costituzione tuttavia consegna al Partito Democratico una sconfitta netta. Il mio è stato un si convinto, continuo a ritenere che nel merito questa riforma ci avrebbe potuto consegnare un miglioramento dell’architettura istituzionale di questo Paese. Il si ha vinto in 12 Province su 110, prevalendo esclusivamente nella fascia di età degli over 55, e solo il 19% degli under 35 ha votato si.
Davanti all’oggettività di questi dati provare a capire se il nostro 40% potrà valere di più del 60% suddiviso per tutti i fronti del no è ovviamente inutile oltre che improduttivo. Il PD ha l’obbligo di partire dalla mia generazione e dal Sud, senza non si diventa forza di governo. Serve dunque una analisi seria che parta dalla nostra comunità politica, di simpatizzanti e di elettori sapendo che probabilmente il tema non è quello della leadership quanto l’unità e la vivibilità del nostro PD. Non essendo un comitato elettorale oggi abbiamo l’obbligo di fare una analisi seria partendo dagli errori ed anche dall’impegno di mille giorni di governo in cui poter rivendicare tanti passi in avanti. In molte parti del Paese il PD non esiste più, da tempo, se non per bocca dei capi bastone locali o persone che vivono in funzione delle proprie candidature.
Questa tornata elettorale ci consegna anche il patrimonio delle dimissioni e del riconoscimento della sconfitta, pratica troppo spesso in disuso. Oggi abbiamo bisogno di eliminare le tifoserie tornando a promuovere luoghi di discussioni in cui si decida e non si subiscano scelte ed in cui il protagonismo dei giovani non sia solo quello da campagna elettorale ma nelle scelte importanti, strategiche e di prospettiva. E’ finito il mito dell’autosufficienza, da soli non ci si salva ma soprattutto si rischia di mandare a macero ciò che gli elettori hanno consegnato. Anche a livello locale questo dato elettorale non permette di fare sconti o di minimizzare, abbiamo bisogno del PD con tutte le sue componenti, la sua pluralità e soprattutto capace di dare una linea di prospettiva politica in cui immergere e condividere le divisioni personali e politiche non più tollerabili.
Sono troppi i mesi in cui non riusciamo a riunirci ed analizzare le esigenze e le priorità, il dibattito congressuale non è più rinviabile e solo un PD forte, unito e con una visione di prospettiva può sorreggere l’azione di governo nel lungo periodo. Ci sono state divisioni e lacerazioni profonde, questo tema va affrontato e non può essere più procrastinato perché non si può pensare che l’anarchia possa essere la fisiologia del PD. Ho scelto nel rispetto delle regole statutarie ma soprattutto per mantenere integra l’autonomia di partito la strada delle dimissioni dopo un lavoro di oltre quattro anni intensi che ci hanno portato alla vittoria su scala cittadina; oggi Vasto ha bisogna di una riflessione seria, profonda, costruttiva e di prospettiva che ci porti ad un congresso in tempi certi restituendoci un luogo di discussione vero”.

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