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Trenitalia, un grave disservizio vissuto da quattro vastesi

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VASTO. E’ iniziata con il piede sbagliato la mattinata di ieri per quattro persone che hanno usufruito del treno regionale per raggiungere le stazioni di Pescara e di Teramo, partendo dal Porto di Vasto. Una storia che ha dell’incredibile, se non fosse che ci è stata raccontata in tutti i suoi dettagli.
Le sfortunate, tre ragazze di Vasto e una signora, sono giunte in stazione in necessario anticipo consapevoli di dover acquistare il biglietto presso le macchinette erogatrici apposite. Il caso ha voluto che ieri mattina, come accade troppo spesso, queste fossero mal funzionanti. In particolare una era accesa ma non permetteva alcun movimento, l’altra era funzionante al 30 per cento, si bloccava infatti continuamente ed erogava biglietti ogni dieci minuti. Le viaggiatrici non hanno potuto così acquistare i biglietti per tempo a causa della lunga fila che si era creata e appena salite sul treno hanno esposto la questione al controllore donna, chiedendo di poterli comprare a bordo.

Non aveva intenzione di darci ascolto – ci dice una delle ragazze – sostenendo con fermezza che non era responsabilità sua se non eravamo arrivate in tempo per fare la fila. Il suo dispositivo, diceva con un tono sempre più duro, testimoniava inoltre che una macchinetta fosse perfettamente funzionante e dunque era nostro dovere pagare il supplemento in aggiunta al costo normale del biglietto. Abbiamo discusso per quindici minuti imponendo le nostre ragioni, dal momento che tre di noi erano studentesse e che troppo spesso a pagare le conseguenze dei disagi causati da Trenitalia sono i passeggeri dalle migliori intenzioni. Il controllore è arrivato a minacciarci addirittura dicendo che ci avrebbe fatto un verbale se non ci fossimo decise a pagare la quota che ci spettava. Dopo una serie di battibecchi e dopo alcune argomentazioni prive di qualsiasi impalcatura razionale, probabilmente mossa dalla compassione o semplicemente illuminata dallo Spirito Santo, la donna controllore ci ha proposto una soluzione. Una di noi sarebbe dovuta scendere a Pescara con lei e fare i biglietti in sua presenza per tutte e quattro, per poi strapparli prima di salutarci. Abbiamo accettato, anche perché l’arrabbiatura è stata troppo forte per poterci permettere di stare a disquisire ancora. In aggiunta, come se non bastasse, abbiamo affrontato il viaggio in piedi, perché a causa della soppressione di un treno precedente, quello successivo era gremito di persone”.

Una storia a lieto fine, ma certamente una diatriba che si sarebbe potuta evitare semplicemente agendo secondo giustizia, o perlomeno riservando un trattamento migliore alle oneste viaggiatrici. In questo modo, però, una recensione negativa andrà ad aggiungersi a tutte le altre che molto spesso vengono stilate da studenti e lavoratori pendolari.

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