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La storia della Vespa e della Lambretta nel racconto di Arturo Cauli

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VASTO. Vespa o Lambretta? Questo era l’interrogativo dei giovani che alla fine degli anni Quaranta trovarono sul mercato questi due ambitissimi mezzi: la Vespa, più ‘sbarazzina’ e giovanile; la Lambretta, tecnologicamente più avanzata e più robusta. Ambedue  erano nati per volontà di due industriali, Piaggio e Innocenti, che nel dopoguerra videro le proprie aziende ferite dal recente conflitto bellico e con l’impellente necessità di cambiare il proprio target industriale. La Innocenti inizialmente era solo specializzata a fabbricare tubi in ferro per l’edilizia (i celebri tubi Innocenti) e durante la seconda guerra fu convertita alla costruzione di armamenti e in particolare di proiettili. Finita la guerra Innocenti pensò di riconvertire l’azienda nella costruzione di macchinari siderurgici e nella costruzione di un veicolo di grande diffusione popolare e a costi bassi. L’ispirazione venne nel vedere a Roma i mezzi dei parà inglesi: Innocenti si convinse che un mezzo simile poteva incontrare i favori del pubblico in “un’Italia bisognosa di rapidi spostamenti”.

L’ingegnere PierLuigi Torre ( nato a Vieste (FG) il 2/2/1902 e morto a Milano nel 1989 ) ,docente presso il Politecnico di Milano, già inventore della “scatola nera” fu il padre della Lambretta . La produzione iniziò nel 1948 nelle officine Innocenti a Lambrate, quartiere periferico di Milano attraversato dal fiume Lambro. Il nome Lambretta deriva quindi da Lambrate. La Piaggio invece affidò alla inventiva e alla bravura dell’ingegner Corradino d’Ascanio ( nato a Popoli (PE) il 1° febbraio 1891– morto a Pisa, 5 agosto 1981 ) la progettazione della Vespa. Di estrazione e di cultura aeronautica D’Ascanio ( all’epoca aveva già inventato il prototipo dell’elicottero moderno ) doveva traghettare la produzione della Piaggio – nota industria aeronautica – verso quell’idea di mobilità che in quegli anni convinse molti imprenditori a mutare la propria produzione industriale, ben capendo la voglia degli italiani di muoversi dopo i dolori e le ristrettezze del periodo bellico. D’Ascanio nella progettazione della Vespa volle portare alcuni concetti tipicamente ‘automobilistici’ nella costruzione di questo scooter impegnandosi nella ricerca del maggior comfort, della maggior protezione e della grande capacità di carico. Per il motore, si disse allora, D’Ascanio sfruttò un piccolo 98 cc. a due tempi che sembra fosse servito quale ausilio per i motori di avviamento dei propulsori aeronautici . La Lambretta costava qualcosa in più della Vespa ma tecnicamente era più sofisticata, aveva infatti il motore in posizione centrale con l’asse longitudinale che conferiva grande stabilità, al contrario della Vespa che montando il motore sulla destra aveva la tendenza, durante la frenata decisa, a mettersi di traverso . Il telaio della Lambretta era realizzato con un tubo su cui venivano saldate le lamiere, a differenza di quello della Vespa che era tutto in lamiera. Per tutti questi motivi la Lambretta era più apprezzata dai veri appassionati delle due ruote, mentre la Vespa godeva dei favori del grande pubblico in quanto era più curata da un punto di vista estetico .Per anni, sia la Lambretta che la Vespa, sono rimaste le indiscusse protagoniste dei mezzi di trasporto: il tramonto di questo successo cominciò nel 1967 con l’avvento e la diffusione della Fiat 500. La produzione della Lambretta cessò nel 1971; la Vespa, al contrario, anche grazie all’aiuto dato dalla Fiat alla Piaggio (gli Agnelli erano imparentati con i Piaggio), riuscì a superare il brutto periodo e fu riproposta con diversi aggiornamenti negli anni successivi. Negli anni ’50 in Italia oltre al dualismo Coppi e Bartali, democristiani e comunisti, c’era una forte e sana rivalità tra i lambrettisti e i vespisti . La scelta nell’acquisto dei due veicoli rivelavano in fondo il carattere del compratore: i lambrettisti chiedevano al loro mezzo , un pò spartano ed essenziale, la robustezza e la potenza mentre i vespisti  un po’ edonisti, ricercavano in quel mezzo la bellezza e l’eleganza . A Vasto il concessionario di zona della Lambretta era il sig. Baccalà Saverio  che montava sulle sue Lambrette dei poggiapiedi posteriori in alluminio  riportanti la scritta ” Baccalà Saverio -Vasto “.

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