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Omicidio Italo D’Elisa: sui social network le sentenze dei cittadini

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VASTO. Silenzio, silenzio, silenzio e ancora silenzio è quanto tutti quanti oggi invocano. In un’epoca in cui tutti i social network, la comunicazione di massa, invadono costantemente i nostri ambiti più personali, condividendo ogni aspetto e scandendo i ritmi in ogni attimo della nostra vita. Ma ciascuno di noi quale silenzio potrà imporre alla propria coscienza? L’unico aspetto che non può e non deve tacere nel comunicare costantemente a ciascuno di noi che cosa pensiamo davvero, cosa avvertiamo. Quanto velocemente pensiamo, ragioniamo ed elaboriamo pensieri che talvolta abbiamo paura di confessare anche a noi stessi. C’è sicuramente chi pensa che questa vicenda, così difficile e sofferta, abbia accomunato dolore a dolore e che continuerà ad accumularne ancora tanto. C’è chi pensa che la giustizia sommaria ha trovato uno sfogo in un interprete incapace di accettare lo stato dei fatti. Ci sarà chi pensa che la giustizia, quella degli uomini non abbia saputo dare risposte soddisfacenti nel desiderio di aggiungere colpevole a colpevole e ci saranno altri mille aspetti che ognuno di noi considererà e valuterà nel chiuso invalicabile della propria mente e del proprio cuore. La verità sarà per ciascuno un mix di emotività, ragionamento, passione e pietà, di curiosità e di indifferenza. E’ difficile da interpretare fino a far scaturire un convincimento netto. Anch’io nello scrivere queste righe cerco di comprendere e di decifrare quello che potrebbe pensare chiunque altro riguardo a questa storia e questo non fa altro che aumentare il sospetto che chi ti sta di fronte la pensi diversamente da te. L’unica convinzione che possiamo trarne e umilmente, ma convintamente raccomandare è quella del rispetto delle regole e delle convenzioni civili. Viale Perth, la strada che ci ricorda il gemellaggio con una popolazione ai nostri antipodi geografici, rappresenterà per queste famiglie esattamente l’opposto.

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