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Legambiente, anche in Abruzzo il 22 aprile la Giornata della Terra

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ABRUZZO. Tutelare il suolo è il primo modo di proteggere uomini, piante e animali. Ogni anno in Europa spariscono sotto il cemento mille chilometri quadrati di suolo fertile, un’estensione pari all’intera città di Roma. Per raccontare l’entità del consumo di suolo in Italia, Legambiente ha raccolto nel dossier Suolo minacciato, ancora cemento oltre la crisi una serie di storie di “suolo consumato”. E per la Giornata della Terra, il 22 aprile, l’associazione si mobilita in tutta Italia per incrementare le adesioni alla petizione popolare promossa dalla rete di Ong europee People4Soil.

La petizione – che può essere firmata anche online su www.salvailsuolo.it – chiede che l’Unione europea introduca una legislazione specifica sul suolo, riconoscendolo e tutelandolo come un patrimonio comune. Il traguardo da raggiungere è un milione di firme in tutta Europa entro il 12 settembre prossimo; 54mila le firme necessarie per raggiungere il quorum in Italia.

“A partire dalla Giornata della Terra, organizzeremo in Abruzzo in questi mesi una serie di banchetti per la raccolta firme, coinvolgendo tutta la rete associativa dalle città a piccoli comuni – dichiara Luzio Nelli di Legambiente Abruzzo – L’obiettivo è quello di raccogliere quante più firme possibili, ognuna di queste può davvero fare la differenza per fermare la cementificazione. Ma per vincere una battaglia così complessa è necessario spiegare bene ai cittadini che cosa comporta il consumo di suolo, un processo sostanzialmente irreversibile e come nel nostro paese, per esempio, il territorio sia la risorsa più scarsa e quindi più preziosa”.

L’Abruzzo ha il triste record di suoli costieri trasformati, ossia passati da un paesaggi naturali e agricoli a infrastrutture e edifici residenziali. Sono infatti 91 i km di costa irreversibilmente modificati rispetto a un totale di 143 km, oltre il 63,6%. La media regionale di cementificazione è del 4,74%, con un tasso di crescita del 9% negli ultimi dieci anni. La maggiore parte del territorio perso ,rende noto l’ Ispra sulla base di uno studio condotto in Abruzzo e Veneto, è di buona qualità, quella con la maggiore potenzialità produttiva.

Difendere il suolo dalla cementificazione selvaggia, dall’inquinamento e dagli interessi speculativi deve essere una priorità per garantire al nostro continente sicurezza alimentare, conservazione della biodiversità e regolazione dei cambiamenti climatici. La posta in gioco è alta e la battaglia difficile. In Italia, a maggio 2016 la Camera dei deputati ha approvato la legge sul contenimento del consumo di suolo, che da allora è però ferma al Senato. Per il nostro e per tutti gli Stati membri dell’Unione serve urgentemente un riferimento normativo chiaro che ponga limiti alla trasformazione di nuovi suoli e spinga la rigenerazione urbana.

Nel dossier Suolo minacciato, ancora cemento oltre la crisi, alle storie raccolte dai regionali di Legambiente fanno da cornice i dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. In Italia, l’urbanizzazione del territorio ha impermeabilizzato o compromesso, fino al 2015, circa 2,11 milioni di ettari: il 7% del territorio nazionale, pari a circa un sesto della superficie coltivata (SAU). Il dato pro capite, 346 mq/abitante, è in linea con la media degli altri paesi europei. Il tasso di crescita è leggermente al di sotto di 22.000 ettari all’anno (cioè 60 ettari al giorno). Negli ultimi due anni si è rilevato un rallentamento che, ove confermato dalle ulteriori e future rilevazioni, appare del tutto ascrivibile alle particolari condizioni di crisi congiunturale del settore delle costruzioni: è troppo presto per affermare che il dato riscontrato nel biennio 2014-2015 (35 ettari/giorno) corrisponda a un cambiamento strutturale. Per quanto riguarda la ripartizione territoriale, i territori maggiormente urbanizzati corrispondono al quadrante nord-ovest del Paese (8,6%), sebbene le dinamiche espansive più vivaci riguardino il nord-est e l’Italia centrale. Alla Lombardia compete il “record nazionale” di superfici urbanizzate, stimate al 12,8% del territorio.

 

 

                                

 

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