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Vertenza balneari, Lolli: “Serve un’azione organica e un’alleanza Governo-Regioni” foto

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ABRUZZO. Sulla vertenza balneari per le concessioni demaniali marittime, croce e delizia dei titolari degli stabilimenti e dei lidi, cruciale l’audizione di mercoledì scorso alla Conferenza Stato-Regioni.

«Abbiamo illustrato alle Commissioni riunite Finanze e Attività produttive della Camera un Documento approvato dalla Conferenza delle Regioni, esprimendo forte preoccupazione per i problemi che dovranno affrontare circa 30.000 aziende che sostengono il 60-65 per cento del movimento turistico in Italia e che peraltro svolgono anche funzioni pubbliche come il salvamento in acqua e la pulizia delle spiagge», lo ha dichiarato il vicepresidente della regione Abruzzo, Giovanni Lolli, coordinatore della Commissione turismo della Conferenza delle Regioni. «Si paga oggi lo scotto di un atteggiamento basato esclusivamente sulla logica della proroga che ha accomunato diversi governi precedenti, senza valorizzare le caratteristiche dell’impresa balneare italiana, come hanno fatto invece altri Paesi, basti citare i casi di Spagna e Portogallo, di fronte alla direttiva Bolkestein.

La legge delega – ha proseguito Lolli – può essere un’occasione per legiferare in modo compiuto, prendendo in considerazione anche la necessità di un congruo tempo nella fase di transizione, rispettando, anzi partendo proprio da quanto stabilito dalla sentenza della Corte di giustizia Ue. Come Regioni auspichiamo che il disegno di legge delega rappresenti l’occasione per rendere più continuo e costante – rispetto a quanto riscontrato sinora – il confronto fra le Regioni e il Governo. Serve un’azione più organica e un’alleanza Governo-Regioni renderebbe ancora più forte la posizione del nostro Paese in Europa. Vanno poi superate le misure dei canoni demaniali basati sui dati dell’osservatorio del mercato immobiliare (Omi) assai poco significativi.

Occorre inoltre considerare il tema dei porti turistici – e della nautica da diporto – in particolar modo quelli che hanno realizzato investimenti prima del 2007. Bisogna infine rivedere le linee demaniali guardando al grande valore delle nostre coste, così come bisogna considerare adeguatamente il valore commerciale delle imprese e il valore sociale che esse rappresentano con migliaia di lavoratori dipendenti. Temi che non vediamo sufficientemente sviluppati nel testo della legge e che vanno invece rafforzati nel dispositivo della delega. Le Regioni, come dimostra il documento lasciato agli atti delle Commissioni parlamentari rivendicano il loro ruolo in materia, ma vogliono andare avanti con un atteggiamento di forte collaborazione istituzionale e auspicano, come ho detto, che si intensifichino i rapporti con il Governo, sottolineando – ha concluso Lolli la necessità di entrare nel merito e nel dettaglio delle decisioni una volta che si comincerà a lavorare alla stesura dei decreti delegati».

Più duro il giudizio di Marco Scajola, assessore all’Urbanistica, Pianificazione territoriale, Demanio della Regione Liguria e coordinatore del tavolo interregionale sul Demanio, «La legge delega non è sufficiente per la gravità del tema e con rispetto per tutti coloro che ci hanno lavorato il tema dovrebbe essere preso in mano dalle massime autorità di questo Paese. In Liguria gli addetti al settore balneare sono 20-25mila compreso l’indotto su un milione abitanti», prosegue Scajola, «la presenza turistica aumenta con numeri straordinari e mettere a rischio un settore che dà sviluppo sarebbe un errore enorme del nostro governo mentre altri Paesi non ci pensano nemmeno» a danneggiare i propri operatori.

«Anche la Regione Veneto, che rappresento, sente di non voler andare avanti con una legge delega che ci porta diritti alle aste», e «anche l’Abruzzo è partito con il legittimo affidamento, in Liguria ci sono due proposte di legge, poi anche la Campania e la Toscana, mentre la Calabria ha ritirato legge che permetteva le aste- prosegue- Noi Regioni ci stiamo muovendo perché c’è un vuoto a livello nazionale enorme, e perché i balneari vengono da noi a chiedere risposte». Ciò detto, «alcune risposte le possiamo, dare altre saranno oggetto di impugnativa davanti alla Corte costituzionale, ma su altre possiamo difenderci», conclude Scajola, «e le Regioni – aggiunge – si stanno muovendo al di là del colore politico», «la nostra volontà di collaborazione è enorme, ma non ne abbiamo ricevuta dal Governo» al quale sono state inviate molte richieste convocazione ma senza nessuna risposta».

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