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Turdò: “Il primo maggio è la festa del lavoro, ma soprattutto festa sociale italiana”

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CARUNCHIO. “Ricordare la festa del primo maggio, che nasce nel 1887 per onorare le leggi sul lavoro che portarono a 8 ore le giornate lavorative, in Italia diventa legge nel 1891, fu riconosciuta anche nel periodo del ventennio a guida Mussolini, anche se dal 1924 fu anticipata al 21 aprile giorno della nascita di Roma. Oggi ricordare la festa è per ricordare il lavoro che non c’è, che manca, per rammentare a questi governanti incapaci di leggere la società e la realtà che noi italiani abbiamo tutti famiglie con componenti senza lavoro, con un reddito che diminuisce quotidianamente e con lui anche le sicurezze familiari e la programmazione di crescita e di sviluppo. Oggi è sicuramente una festa anche per i rappresentanti dei lavoratori i sindacati, che dovrebbero avere una vocazione non integralista e di parte. Ricordo una grande frase “Niente rivoluzione politica, niente estremismo, niente espropriazione e nemmeno lotta di classe, se i capi delle imprese saranno intelligenti. Collaborazione intensa, armonica degli industriali e degli operai, nella produzione; soddisfazione delle ‘giuste rivendicazioni del lavoro organizzato”. Oggi non possiamo dimenticare che alcuni Istituti di sicurezza sul lavoro e di garanzia dei diritti, furono Istituiti negli anni ‘ 20 e ’30 , mi riferisco all’Inps ed all’Inail e sono tuttora baluardo e garanzia di tutele che devono essere crescenti e non calanti.

Così, Antonio Turdò, Coordinatore regionale Abruzzo del movimento dei Forconi.

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