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“La vita del potere” l’ultimo libro di Davide D’Alessandro

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VASTO. “Dopo l’esercizio compiuto sulla dottrina filosofica e politica di Niccolò Machiavelli, che mi ha discoper­to tutte le radici e le ramificazioni del potere moderno -spiega l”autore del libro Davide D’Alessandro-  in questo mio volume che consegno al lettore, facendomi gui­dare da alcune opere ritenute imprescindibili, ho sviluppa­to un percorso di studio, per me necessario, attento e ad ampio raggio, sul bíos e sulla politica, sul loro inestricabile intreccio, sul controllo dei corpi, sui dispositivi del potere (che, come il denaro di Wall Street, non dorme mai), sul potere che c’è, straborda, invade, cattura.

Ho risalito la corrente della biopolitica attraverso le fondamentali intuizioni di Michel Foucault, l’analisi pun­tuale delle prime tracce del discorso biopolitico e le am­bivalenze presenti nella prospettiva del filosofo francese. Ma la ricerca, ovviamente, non poteva non giungere fino a noi, dando conto del lavoro eccelso di Giorgio Agamben, Roberto Esposito, Michael Hardt e Antonio Negri, tra i più convincenti nel disvelare i lati oscuri di un fenomeno enigmatico, la biopolitica, che minaccia continuamente di rovesciarsi in tanatopolitica. Ho fatto riferimento critico anche alle “mappe concettuali” di un’altra autrice, Laura Bazzicalupo, per illuminare il fondo buio di un percorso impervio, altrimenti inaccessibile.

Fuori, ma dentro e intorno ai contributi centrali nell’am­bito della filosofia politica e della storia del pensiero po­litico, ho voluto porre in risalto un’ermeneutica del com­plesso rapporto tra biopolitica, biologia ed economia; tra sapere, potere e biopolitica; tra biopolitica ed eugenetica. Ho perlustrato gli stratificati terreni della biopolitica come governo attraverso biopolitica e governamentalità, i para­dossi della sovranità, la sovranità della legge, la forma della legge, il governo della legge che assicura la vita, la nuda vita. Ho inoltre scandagliato tra impero moderno e post­moderno, mettendo a confronto i modelli di sovranità, per delineare un’anatomia del potere contemporaneo, le sue configurazioni nella società in rete (con Manuel Castells), il rapporto tra comunicazione e potere sul versante di una democrazia digitale sempre più pervasiva, i problemi della libertà, di quale libertà, nell’età della tecnica, dell’antropo­tecnica, per dirla con Peter Sloterdijk. Una storia filosofica e politica della vita del potere. Già, perché ha vita, il potere, una lunghissima vita. E sembra non conoscere fine. Non conoscere morte”.

 

 

 

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