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Consorzio di Bonifica: “Venti contadini pagano più di tutto il Consorzio Industriale”

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VASTO. “Il Comitato di Tutela della Proprietà Fondiaria, costituitosi a difesa degli agricoltori vessati dalle tasse insostenibili del Consorzio di Bonifica Sud, esprime la propria profonda insoddisfazione nei confronti delle politiche attuate dal commissario straordinario Francesco Amicone.

Pur consapevoli della grave situazione finanziaria del Consorzio di Bonifica sud, gli agricoltori associati nel Comitato di difesa chiedono l’annullamento immediato dell’aumento del 57% del 2015: erano già insostenibili i contributi pagati prima di questo aumento spropositato.

Se, come ha sostenuto l’assessore regionale all’agricoltura Pepe nella conferenza stampa del 8 Giugno, il Consorzio di Bonifica Sud è di “proprietà” degli agricoltori, allora perché paghiamo l’acqua molto più dei soggetti terzi a cui viene ceduta? Gli agricoltori pagano cifre esorbitanti al Consorzio che, invece, regala l’acqua ad altri Enti. Paradossalmente 20 agricoltori pagano alla Bonifica più dell’ ARAP (l’ex consorzio industriale per intenderci).

Se il consorzio è degli agricoltori, perché alle industrie e al settore turistico viene garantita l’acqua anche nei periodi più critici dei mesi estivi, mentre viene tolta agli agricoltori.

Questo è il servizio che il Consorzio di Bonifica da ai suoi “proprietari”, per non parlare poi dello stato di abbandono delle infrastrutture, bocchette d’irrigazione rotte, vasche di raccolta che distribuiscono melma intasando gli impianti d’irrigazione e provocando altri danni fondiari ed economici agli agricoltori.

Al Commissario del Consorzio, dr. Francesco Amicone chiediamo:

  • di far ricadere i costi di gestione e di amministrazione delle infrastrutture idrauliche proporzionalmente all’acqua utilizzata su tutti i soggetti utilizzatori.
  • che vengano immediatamente sospese le attuali cartelle e il piano di classifica vigente, in attesa dell’approvazione di un nuovo e più equo piano di riparto della contribuenza consortile: non è ammissibile che un produttore di cereali o un produttore biologico (che da disciplinare non può irrigare) debbano sostenere un costo fino a 300€ per ettaro senza peraltro utilizzare una sola goccia d’acqua.
  • che venga ripristinata la ripartizione tra quota fissa di bonifica e quota variabile a consumo, creando un nuovo circolo virtuoso e sostenibile del ciclo dell’acqua, che metta il consorzio in regola rispetto alla direttiva europea in materia di acque del 23 ottobre 2000, n. 2000/60/CE

Siamo disponibili a collaborare per una più equa soluzione della vicenda, pretendendo che il nostro comitato venga direttamente rappresentato nella consulta del Consorzio di Bonifica.

Riteniamo, infatti, che i partiti e le organizzazioni sindacali siano tutti responsabili in egual misura dell’attuale dissesto del Consorzio. Il loro debito non lo possiamo pagare noi e, quindi, chiediamo che il Consorzio di Bonifica Sud venga accorpato ad altri enti o messo in stato di liquidazione, chiuso o privatizzato.

Questa ingiustizia sociale va sanata una volta per tutte: la categoria degli agricoltori, che si spaccano la schiena sotto al caldo cocente e al gelo, certo non la merita. Migliaia di famiglie che con il proprio duro lavoro tanto hanno fatto per la valorizzazione del nostro territorio, rischiano di diventare un costo a carico dello Stato, ridotte sul lastrico dalla cattiva gestione di un ente che dovrebbe apportare un “beneficio fondiario” e che invece arreca un pesantissimo “danno fondiario” ai nostri terreni.

Il mondo agricolo è in grave sofferenza e rischia il colpo di grazia con le cartelle del Consorzio di Bonifica sud.”

 Il Comitato di tutela della proprietà fondiaria.

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