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Convegno Uil Abruzzo su malattie professionali: ripartire da conoscenza e prevenzione

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PESCARA. Qualità del lavoro e salute del lavoratore sono due facce della stessa medaglia, in particolare oggi che il benessere, la prevenzione dei rischi e la tutela di chi produce sono diventati interesse collettivo. Ma mai abbassare la guardia, e intensificare prevenzione e informazione. È quanto emerso questa mattina, venerdì 7 luglio, nel corso dell’affollato convegno “La disabilità da evento lavorativo: malattie professionali” che si è svolto nella sala Camplone della Camera di Commercio di Pescara.
Promosso da Uil Abruzzo, dipartimento Salute, Sicurezza e Ambiente, l’incontro è servito per sensibilizzare e far conoscere una materia complessa. “Il sindacato – ha detto in apertura Michele Lombardo, segretario generale Uil Abruzzo, che ha coordinato i lavori – come sempre è pronto a fare la sua parte per favorire la conoscenza, sollevare problemi e proporre miglioramenti, in collaborazione con tutti gli attori, per mettere la prevenzione al primo posto”. Da parte sua, Gino Pantalone, del dipartimento Salute, Sicurezza e Ambiente di Uil Abruzzo, ha rimarcato l’evoluzione significativa della materia, anche a livello culturale: “Si è passati da una situazione di autotutela del lavoratore, tipica degli anni Cinquanta, ad una normativa molto ampia basata sulla prevenzione”. Ma non tutta funziona al meglio “come la sorveglianza sanitaria, tuttora insufficiente, uno scollamento tra gli attori e l’incapacità spesso dei medici del lavoro di concepirsi super partes, in quanto pagati dal datore di lavoro, e di collegarsi ai medici legali. È sempre più necessario, poi, imparare a individuare le tecnopatie emergenti che prendono il posto di patologie in fase calante”.
Nicola Negri, direttore regionale Inail Abruzzo, ha snocciolato alcuni dati: “A livello nazionale si registrano nel 2016 642 mila denunce di infortunio, +0,66 per cento sull’anno prima. È un trend decrescente, probabilmente legato anche alla crisi. In Abruzzo nel 2015 quasi 15 mila infortuni, il 5 per cento in meno rispetto al 2014. Sempre a livello nazionale, morti sul lavoro sono state 1286 nel 2015, 1104 nel 2016, mentre in Abruzzo le morti sono passate da 30 (2014) a 39 (2015), di cui 11 sulla strada. In Italia, 60 mila denunce di malattie professionali, con un aumento del 30 per cento rispetto al 2015, ma solo al 33 per cento è stata riconosciuta la malattia professionale. Nel 2015 in Abruzzo oltre 5 mila denunce di malattie professionali: la regione occupa il quarto posto dopo Toscana, Emilia Romagna e Sardegna. Si tratta di vere e proprie piaghe”.
Interessante l’analisi di Teodora Tomassi, dirigente medico della Sovrintendenza regionale sanitaria Abruzzo dell’Inail: “In venti anni, dal 1994 al 2015, l’aumento degli infortuni c’è stato soprattutto nel settore agricolo, pari a un più 800 per cento. Se aumentano le denunce di malattia professionale, è pur vero che diminuiscono gli infortuni. Le patologie più denunciate sono quelle legate a traumi ripetuti nel tempo, muscolo scheletriche, tendini, discopatie, riconducibili a movimenti ripetuti nel tempo”. Analisi ripresa da Elisa De Leonardis, Sovrintendente Sanitario Regionale Inail Abruzzo, che ha parlato di cause e nessi tra lavoro e malattia.
L’assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, da parte sua ha rimarcato che “il tema della prevenzione è centrale: il primo punto è avere dati di qualità, per iniziative di qualità, più utili. Spesso sono quelle di conoscenza, ma sono necessarie anche le sanzioni. Come Regione abbiamo allargato le tipologie di tumori che registriamo, e abbiamo messo in campo una rete, a partire dai medici di medicina generale, che devono contribuire ad integrare il sistema delle informazioni. L’accordo sottoscritto con l’Inail sullo scambio dati che deve e può produrre un sistema informativo di qualità, su cui le parti sociali possono dare un grande contributo. Ritengo dunque che il grande tema sia quello della prevenzione, perché l’età aumenta: investire sulla prevenzione significa far comprendere il valore di questa strategia. L’equilibrio di un sistema sanitario del resto si regge partendo dalla prevenzione. Vi ringrazio per l’opportunità per la conoscenza che mi avete dato. Passi avanti sono stati fatti, e altri se ne potranno fare ancora”.
Maria Candida Imburgia, direttore generale Ital Uil Nazionale, ha aggiunto che “Solo lo 0,06 per cento dei tumori vengono riconosciuti a livello nazionale. Questo vuol dire che è necessario approfondire le cause, sono necessari dati di qualità, serve la collaborazione, serve informare, serve lavorare insieme. Momenti come questo sono decisivi per conoscere, incontrarsi, fare insieme”.
Michela Cortini, professore associato Dipartimento Scienze Psicologiche, della Salute e del Territorio dell’Università “d’Annunzio” ha parlato del “ruolo dello stress che ha un impatto potente su dinamiche sociali ed economiche. Perdere un posto, cercarne un altro, cambiare mansione sono tutte dinamiche che generano nella persona grandi sofferenze: ne risente lui, la famiglia, il lavoro, la produttività. Servono dunque progetti di accompagnamento, tra prevenzione, vicinanza, recupero del lavoro, non solo in termini di possibilità di tornare ad essere attivo ma riconquistare una propria identità”.
Mariano Innocenzi, della Sovrintendenza regionale sanitaria Abruzzo dell’Inail, ha rimarcato la centralità dei flussi formativi nell’individuazione solida dei problemi, accendendo i riflettori su argomenti come il rischio e prevenzione, e analizzando a sua volta dati che fotografano situazioni disomogenee, che chiedono risposte mirate. “Questi dati – ha detto – parlano della difficoltà di avere criteri condivisi di analisi, ragion per cui serve un dialogo tra tutti i protagonisti: Inail, patronato, onlus, volontariato, chiamati a sensibilizzare al diritto”.
Silvana Roseto, segretaria confederale Uil e responsabile Servizio Politiche del Sociale e Sostenibilità Uil Nazionale, ha concluso dicendo che “i dati vanno contestualizzati per essere compresi appieno. Rimane centrale la collaborazione tra tutti i livelli e tutti gli attori e tutti i sindacati, enti di ricerca e università, perché il mondo del lavoro sta cambiando, e non si può offrire aiuto valido e concreto”.

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