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Accattonaggio, Rifondazione Comunista: a Vasto caccia al mendicante

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VASTO. In tempi di crisi economica dovrebbe essere dovere sociale, ancor di più per chi si proclama progressista, sostenere i più deboli e impoveriti. Invece in Italia, dai sindaci sceriffi scatenati dai decreti del leghista Maroni (governo Berlusconi, 2008) ai recenti decreti Orlando-Minniti (governo Gentiloni, 2017), in nome dell’ideologia della sicurezza e del “decoro urbano” gli si dichiara una vera e propria guerra aperta. Un anno dopo le ruspe dal sapore leghista del sindaco Alessandrini a Pescara, dall’amministrazione di Vasto arriva il bis. L’ordinanza definita anti-accatonaggio è, in realtà, un’ordinanza contro gli impoveriti, i deboli, i più fragili e marginali della società. Non potrà mai risolvere nessun problema di ingiustizia sociale ma ne colpisce e punisce le vittime. Nella città della precarietà, dove l’utilizzo dei voucher spinge la città verso le vette nazionali e – nel momento in cui viene regolamentata una graduatoria che doveva sostenere i disoccupati – si rende vana ogni speranza, si decide di perseguire e multare pesantemente chi chiede l’elemosina.
Persone che non hanno nulla, vittime della precarietà sociale, della disperazione e di situazioni di sfruttamento, come potrebbero mai pagare le pesantissime multe stabilite dalla Giunta Comunale? Dietro quello che viene, in maniera spesso sprezzante, definito “accattonaggio” si nascondono le situazioni più diverse e drammatiche. Che siano persone spinte ai margini della società dalla povertà più nera, sfruttate da criminali più o meno organizzati o da altro (ad un incrocio all’ingresso della città per anni abbiamo visto un mendicante che mostrava gravi problemi sanitari e igienici, ma non ci risulta si siano mai attivati servizi sociali ed affini), punire il mendicante significa non risolvere nessun problema ma rendere solo lui più fragile, abbandonarlo ancor di più all’impoverimento o agli sfruttatori.
L’anno scorso le ruspe di Alessandrini portarono Forza Nuova ad esultare. Adesso a Vasto nell’estrema destra più o meno neofascista a chi toccherà?
Tutto questo nella stessa città in cui, di recente, l’aggressione avvenuta ai danni di un’assistente sociale aveva portato a dichiarazioni in cui – di fatto – si colpevolizzava il disagio sociale, si dava per scontato che la “colpa” era di emarginati e deboli della comunità. Per poi scoprire che, invece, si era molto più vicini alle persecuzioni contro le donne che tanti centri cercano di combattere con sempre meno fondi e mezzi (come ha denunciato Donnattiva rispondendo al gratuito e incredibile attacco dell’europarlamentare grillina Daniela Aiuto). Ma, purtroppo, non deve stupire. Adesso hanno scoperto che l’ingresso della sede dei servizi sociali potrebbe essere insicura. Da tantissimo tempo alla porta d’ingresso si è staccato un pezzo nella parte inferiore, qualcuno se n’è mai accorto?

Sinistra Anticapitalista Abruzzo
Rifondazione Comunista Vasto

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