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Aree di risulta a Pescara, criticità nei documenti pubblicati in Regione

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PESCARA. “Il progetto depositato dal Comune di Pescara in Regione per la procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A. -si legge in una nota del Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua- non è conforme al Piano Regolatore vigente e non potrà essere esaminato dal Comitato V.I.A. pena una grave irregolarità nell’iter autorizzatorio.
L’intervento prevede, oltre ad una parte del verde inserita in sede di PRG, anche due palazzi alti fino a 25 metri che non sono presenti tra le previsioni urbanistiche.

Pertanto è d’obbligo, come riconoscono gli estensori degli elaborati, una variante al PRG che è soggetta a sua volta alla procedura di Valutazione Ambientale Strategica.

Infatti, i progetti fanno la procedura di V.A.-V.I.A., i piani fanno la procedura di V.A.S.
 
La logica e le norme prevedono che la pianificazione venga prima del progetto. Se il progetto non è conforme al Piano regolatore non si può realizzare.

In questi casi la Direttiva comunitaria e la norma nazionale promuovono procedure integrate e coordinate V.A.S.-V.A. proprio per snellire e semplificare i procedimenti evitando doppioni nelle valutazioni.

Non capiamo perchè il comune di Pescara non abbia proceduto in tal senso, mantenendo separati i due procedimenti valutativi. In ogni caso, tenendoli su due binari, avrebbe comunque dovuto far precedere la variante al piano con la relativa V.A.S. rispetto al progetto e la relativa V.A. Insomma, vi è stata una inversione procedimentale.

Infatti, per fare un esempio, il comitato V.I.A. regionale non esaminò il progetto del taglio della diga foranea in V.A. finchè non fu concluso l’iter del nuovo Piano regolatore portuale.
A parte questo errore che rischia comunque di avere consequenze pesanti sulla regolarità della procedura e sui tempi, preoccupa il livello di contaminazione diffusa con superamenti dei limiti di legge riscontrati sia nei terreni(soprattutto Piombo, Idrocarburi e Idrocarburi Policiclici Aromatici oltre a Zinco e solventi clorurati) che nella falda(soprattutto Tetracloroetilene ma anche Cloruro di Vinile, Arsenico, Cloroformio e Boro).

L’analisi di rischio, come riconosce la stessa redattrice, ha importanti limiti dovuti al fatto che non è stata svolta una vera e propria caratterizzazione dell’area. Il documento si basa su dati non omogenei e preliminari. In ogni caso, pur escludendo problemi di esposizione a contaminanti in aree centrali oggi usate come parcheggio, evidenzia una criticità da risolvere proprio nel punto dove si dovrebbe costruire uno dei due palazzi.

È vero che la legge prevede dal 2014 la possibilità di realizzare progetti in aree potenzialmente contaminate con procedure particolari senza passare per tutta la trafila della caratterizzazione ma ci chiediamo come mai il Comune di Pescara, pur sapendo dal 2005 che l’area era contaminata, non ha rispettato le norme che impongono le procedure di caratterizzazione e bonifica. Su questo aspetto faremo una segnalazione alle autorità competenti perchè è una vera e propria omissione che dura da 12 anni!

Andando sul pratico, ci pare azzardato, vista l’estensione dell’intervento, non avere dati più precisi perchè ci potrebbero essere brutte sorprese per quanto riguarda i costi di gestione dei terreni e di eventuali contaminanti in falda in sede di realizzazione dei progetti. In ogni caso, visto che le procedure si prevedono lunghe, consigliamo vivamente di dotarsi nel frattempo di una caratterizzazione adeguata.
In generale il Forum H2O ritiene che sia inconcepibile, dopo tante chiacchiere sul consumo del suolo, continuare a prevedere nuovi palazzoni in centro città quando il Piano regolatore di molti anni fa aveva acquisito scelte più avanzate e oggi in linea con le risultanze del dibattito sulla necessità di rigenerare gli edifici esistenti senza aggiungerne di nuovi.

Per quanto riguarda i costi, pensiamo che si possano recuperare risorse consistenti dal Masterplan che disperde decine di milioni di euro in interventi inutili e spesso dannosi. La riqualificazione dell’area centrale della più popolosa città abruzzese non può venire dopo i 5 km della strada di platino da 190 milioni di euro, la Fondovalle Sangro, su cui la regione spende risorse proprie per ben 78 milioni di euro.

Realizzare semplicemente quanto previsto attualmente dal Piano regolatore risolverebbe tutti i problemi senza dover passare per una variante.
Queste considerazioni saranno oggetto delle osservazioni che presenteremo entro i termini di legge”.

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