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“#leavingliving”, la mostra a cura di Valentina Di Petta e del Consorzio Matrix

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LANCIANO. In occasione della IV Edizione del FLIC dedicato quest’anno a  “La Resilienza”, dal 28 luglio al 27 agosto 2017 presso il Polo Museale Santo Spirito di Lanciano, sarà esposta al pubblico la mostra “ #leavingliving “ a cura di Valentina Di Petta e del Consorzio Matrix.

#leavingliving è un progetto fotografico dinamico, interattivo e in continua evoluzione.

Guardare con gli occhi di un richiedente asilo che racconta lo scorrere degli eventi di una vita simmetricamente opposta a quella che ora non può più vivere nel suo Paese d’origine.

Tutti i momenti più significativi della vita familiare, gioie e dolori, emozioni e paure, non vissuti, ma percepiti a distanza, da quelle immagini di amarezza e rimpianto che si possono scorgere attraverso le foto ricevute, unico legame con quella vita che non vivranno più.

Ai ragazzi dei Centri di accoglienza è stata data l’occasione di partecipare a questo progetto condividendo le foto su Instagram utilizzando l’hashtag #leavingliving .

Lasciare il proprio Paese d’origine comporta la perdita delle proprie radici e la creazione di nuove in un Paese sconosciuto e il conseguente impatto con una cultura differente, che determina una nuova visione della realtà.

L’esperienza della migrazione modifica ogni aspetto della soggettività, fino a divenire l’inizio di una nuova esistenza, spesso in bilico, tra il timore di perdere la propria identità e l’esigenza di integrarsi in un nuovo mondo dove essere accettato.

#leavingliving fa emergere il profondo legame con le proprie origini attraverso le storie raccontate in prima persona dai migranti. È una fessura che ci permette di curiosare sulle coordinate della loro biografia e immedesimarci nell’amarezza e nella nostalgia che inonda i loro sentimenti.

La dimensione individuale è centrale, mentre l’obiettivo è ridefinire sé stessi nel trovare un nuovo equilibrio con la terra d’adozione.

Sognare l’Europa e un domani migliore, costringe ad abbandonare le proprie radici, ma non l’attaccamento ai valori e alle loro famiglie.

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