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La Regione Abruzzo contro le trivelle selvagge, per uno sviluppo sostenibile

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ROMA. Oggi, giovedì 3 agosto, il Sottosegretario alla Presidenza Regionale e Capogruppo di Art.1 Mdp Abruzzo Mario Mazzocca ha presieduto una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati a Roma incentrata sull’attività dell’Abruzzo nell’affermazione del proprio modello di sviluppo sostenibile. Hanno partecipato i deputati di Articolo Uno l’On. Gianni Melilla e Florian Kronbichler.

Dal luglio 2014 l’Abruzzo, nel percorso di sostenibilità del proprio modello di sviluppo strategico, si è trovato costretto a fronteggiare ripetuti tentativi di accelerazione impressi dal Governo al processo di estrazioni di idrocarburi in Adriatico per un petrolio di qualità bassa e pieno di impurità sulfuree. Prova ne sono gli innumerevoli atti e produzioni amministrative emessi da allora a tutela del territorio, della propria comunità e delle sue legittime istanze di sviluppo.

L’impegno dell’Abruzzo in tal senso parte dalle lotte frentane degli anni ’70, passa per il Centro Oli di Ortona (il mostro desolforante che nel 2007 l’Eni voleva costruire fra i vigneti del chietino) fino alla crescita del movimento trasversale contro la petrolizzazione in Adriatico e Ombrina Mare 2.

Nelle ultime settimane, due distinte sentenze della Corte Costituzionale hanno riaperto una partita che il Governo considerava chiusa con un provvedimento che toglieva alle Regioni e alle comunità locali ogni possibilità d’intervento sulle politiche energetiche:

1) Con la sentenza n.170, pubblicata il 12 luglio scorso, la Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità del comma 7 dell’art. 38 del Decreto legge 133 (Sblocca Italia), dando ragione all’Abruzzo che, insieme a diverse regioni (fra cui Lombardia, Campania e Veneto), aveva presentato ricorso e stabilendo che, trattandosi di materia concorrente, non fosse competenza esclusiva dello Stato – senza alcun coinvolgimento delle Regioni – emanare il “Disciplinare tipo per il rilascio e l’esercizio dei titoli minerari per la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma, nel mare territoriale e nella piattaforma continentale” contenuto nel Decreto del Ministero per lo Sviluppo Economico del 7 dicembre 2016.

2) Con la sentenza n.198, pubblicata il 14 luglio scorso, la Corte Costituzionale ha nuovamente dato ragione all’Abruzzo annullando il decreto del Ministro dello sviluppo economico – meglio noto come “Decreto Trivelle” del 2015 – in quanto emanato senza preventiva intesa con le Regioni. L’Abruzzo è stata l’unica regione d’Italia a presentare il ricorso contro il decreto “Trivelle” 2015. Grazie a ciò, il Governo centrale dovrà preventivamente intendersi con tutti i territori d’Italia.

“Ora – spiega il Sottosegretario Mazzocca – abbiamo l’opportunità di far valere le nostre ragioni in merito a progetti che, in nome di un interesse nazionale tutto da dimostrare, mettono a rischio la sicurezza dei cittadini, la salubrità dell’ambiente e la possibilità di programmare lo sviluppo assecondando le vocazioni dei nostri territori. Opportunità che è stata resa possibile dalla vittoria del NO al referendum del 4 dicembre, che ha lasciato in vigore quanto stabilito negli articoli 117 e 118 della nostra Costituzione”.

A questo punto il prossimo passo è rappresentato dall’impugnativa del Decreto Trivelle del 2016 (pubblicato nel 2017), interamente sostitutivo di quello del 2015 e anch’esso adottato senza intesa alcuna. Tale situazione dovrebbe di fatto determinare una sorta di moratoria per le richieste di nuovi permessi e concessioni fino a quando i contenuti del Decreto non siano concertati tra lo Stato e le Regioni.

Oltre a ciò la Regione Abruzzo, nei giorni scorsi, ha già predisposto e debitamente notificato in data 12 luglio 2017 – ben prima della scadenza fissata per il 1° agosto – il ricorso straordinario al Capo dello Stato contro il D.M. 7 dicembre 2016 (‘Decreto Trivelle’ – Disciplinare Tipo – G.U. n. 78 del 03.04.2017), opportunamente integrato con le risultanze ed i contenuti dei due recenti pronunciamenti della suprema Corte.

Qui di seguito alcuni passaggi cruciali relativi alla cronistoria:

1. 23 maggio 2015: la replica a Lanciano (CH) della grande manifestazione del 2013 (oltre 50mila i partecipanti) contro le trivellazioni in mare ed in particolare contro progetto Ombrina Mare 2, una piattaforma – con nave desolforizzante al seguito – prevista a 6 km dalla ‘Costa dei Trabocchi’, dall’immenso impatto (non solo ambientale) e su cui il Comitato VIA nazionale si era già espresso positivamente due mesi prima.

2. 24 luglio 2015: il Manifesto di Termoli, ovvero l’accordo sottoscritto all’unanimità tra 6 (sei) regioni (Abruzzo, Molise, Puglia, Marche, Basilicata e Calabria) per ribadire il ‘no’ alle trivellazioni in mare.

3. settembre 2015: 10 (dieci) Consigli Regionali (fra cui l’Abruzzo) votano a maggioranza qualificata la richiesta di referendum abrogativo dell’articolo 35 del cosiddetto decreto sviluppo.

4. 26 novembre 2015: la Cassazione dice sì ai sei quesiti referendari contro la ricerca di petrolio in mare e su terraferma (il sì quesiti sull’articolo 38 della legge ‘Sblocca Italia’ e sull’articolo 35 del decreto Sviluppo), in attesa della decisione finale della Corte Costituzionale.

5. dicembre 2015: il Governo, al fine di evitare i referendum, presenta alcuni emendamenti alla Legge di stabilità che prevedono lo stop alla ricerca di idrocarburi entro 12 miglia dalla costa e garantiscono la partecipazioni degli enti locali alle decisioni (il progetto Ombrina Mare 2 sarebbe, così, destinato a saltare).

6. 8 gennaio 2016: a seguito delle modifiche introdotte con la legge di Stabilità, l’ufficio centrale per i referendum presso la Cassazione – che in precedenza, il 26 novembre scorso, aveva dichiarato conformi alla legge sei quesiti referendari contro le trivellazioni – ha ora disposto che solo uno dei quesiti mantiene i requisiti di conformità. In sostanza vengono dichiarati inammissibili i referendum che investono norme dello Sblocca Italia, mentre è ammesso quello che riguarda misure del Decreto Sviluppo sul divieto di trivellazioni per l’estrazione di idrocarburi entro le 12 miglia marine.

7. 19 gennaio 2016: interviene il ‘sì’ della Corte costituzionale al solo sesto quesito referendario inerente la norma che estende la durata dei permessi e delle concessioni già rilasciati alla “durata della vita utile del giacimento”. In seguito a ciò il Presidente della Regione Abruzzo, nonostante il diverso avviso del sottoscritto, ritiene che siano venute meno le ragioni dei referendum dichiarando cessata la materia del contendere.

8. 5 febbraio 2016: il Governo annulla Ombrina Mare e altre 26 concessioni petrolifere a mare, tutte entro le dodici miglia dalla riva”.

9. 17 aprile 2016: I cittadini italiani sono chiamati a esprimersi sul destino dei permessi di estrarre idrocarburi in mare, entro le 12 miglia nautiche dalla costa. A favore del «sì» ci sono numerose regioni costiere e gran parte delle associazioni ambientaliste: schierati per il «no» o per l’astensione, il governo, le categorie industriali, diversi partiti e sindacati.

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