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In Piazza Barbacani “l’intervista” a Machiavelli per riscoprirne l’attualità foto

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VASTO. C’è un pensiero filosofico politico che ha contraddistinto l’età moderna tra la fine del ‘400 e gli inizi del ‘500 che è quello di Niccolò Machiavelli. Passato alla storia come il teorico dello Stato con l’opera Il Principe, Machiavelli è stato “intervistato” da due studiosi storicamente distanti da lui, che hanno saputo trarre dalla sua visione numerosi spunti per la contemporaneità rivelandone la sua sorprendente attualità. Sono Davide D’Alessandro e Antonio De Simone gli autori di questa “Intervista a Machiavelli” edito da Morlacchi, di cui si è discusso ieri sera in Piazza Barbacani, al quarto incontro del Festival di Cultura, filosofia e politica.  Presenti oltre a D’Alessandro, anche il sindaco di Vasto Francesco Menna, Rocco D’Alfonso, la giornalista Paola D’Adamo ed in collegamento telefonico  il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso che non ha potuto essere fisicamente presente, così come il coautore del libro e Direttore scientifico del festival, De Simone che è intervenuto ugualmente via telefono.

La politica per Machiavelli era tutto ciò che permeava la realtà, il fulcro dell’umanità in grado di unire e condurre al progresso quali scopi ultimi. E’ importante, oggi sopratutto, conoscere le regole di questa disciplina, di concepirla un po’ più machiavellicamente, affinché possa presentarsi come utile ai cittadini, come un mezzo per raggiungere il bene comune, come una realtà che non si serva di altro per affermarsi ma come un impegno che sia preso e amato senza mistificazioni e falsi giochi.  Machiavelli infatti, animato da una forte aspirazione civile, considerava lo Stato e la sua sopravvivenza come il bene più importante. Alla sua guida doveva esserci un uomo che non rendesse conto a nessuna morale religiosa o ad altri principi ma in grado solamente di scovare i mezzi migliori e più opportuni per condurre il paese verso il progresso oltre tutti i conflitti. Il famoso aforisma “il fine giustifica i mezzi”  altamente travisato nel corso della storia, va interpretato allora in questo modo: “nelle azioni di tutti gli uomini che animano la città, ciò che conta e indirizza l’agire è il fine” e quindi il Principe deve seguire solamente una morale politica laica che gli permetta, se necessario, di tramutarsi in bestia, di agire da uomo astuto e furbo, capace di cogliere il vento buono della fortuna quando c’è e in grado di gestire le situazioni sfavorevoli quando si presentano. Una visione, quella che mira al bene comune, che dev’essere assolutamente ripresa e attualizzata, ha affermato nel suo intervento il sindaco Francesco Menna.

Una serata oltre ogni contrasto politico, ricca di spunti e di interventi specializzati, in cui la cultura non si è presentata solo come teoria ma, con Machiavelli in particolare, è divenuta azione. Una visione politico-filosofica che dopo più di cinquecento anni ha ancora tanto da dire, ma solo se ci si approccia con uno sguardo critico e propositivo.

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