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Giuseppe Ferraro: libertà, legami e cielo stellato in Piazza Barbacani foto

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VASTO. Filosofia sotto le stelle, un appuntamento fisso dell’estate vastese. Ieri sera in Piazza Barbacani, nell’ambito della rassegna culturale Scrittori in piazza, si è svolto l’incontro con il professor Giuseppe Ferraro, docente di Filosofia Morale presso l’Università Federico II di Napoli. Un incontro dal titolo “Il cielo stellato e l’obbligo della libertà”. Ferraro, già in passato ospite della nostra città, anche questa volta non ha deluso le aspettative. La sua lezione intessuta di scomode verità, di profondi insegnamenti alla base del vivere in comunità, di riflessioni da cui troppo spesso ci discostiamo, è riuscita ad attirare l’attenzione del pubblico e persino di molti passanti ignari dell’iniziativa. Fulcro della sua lectio la visione della libertà come intessuta di legami; nessuno infatti può ritenersi libero da solo e il grado di libertà di ciascun uomo dipende esattamente dalla qualità dei suoi legami. Ma ogni cosa possiede in sé il suo contrario e così i legami – liberi – risultano marcati dalla separazione. Siamo capaci di legarci avendo cura della separazione e quindi della nostra libertà? Il primo interrogativo del professore basta a scuotere la riflessione dei presenti. Si parla tanto di libertà, ma che cos’è davvero la libertà? E’ di certo qualcosa di indicibile, senza definizione come l’amore o la verità, ché se proviamo a cristallizzarli in una descrizione vengono meno. Sappiamo davvero cos’è la libertà solamente quando ne veniamo privati. Ma per avvicinarci al suo significato – continua Ferraro – possiamo dire di essere liberi nel momento in cui siamo realmente noi stessi. Quando siamo veri e quindi giusti. Il passaggio seguente allora, quello fondamentale per entrare a pieno nella riflessione filosofica, è quello che lega la libertà alla legge. La legge assume le sembianze di una porta, con una soglia che può consentire o impedire di entrare. Tuttavia, solo se entro attraverso la porta sono libero perché incluso in una realtà, in un’altra vita. Le strade della nostra esistenza sono costellate di ingressi e ognuno di noi si presenta come una porta affacciata sull’altro, sulla vita che è in continuo divenire.

Dentro la porta c’è l’inclusione e di “porta” hanno parlato tre autori fondamentali del panorama filosofico letterario che Giuseppe Ferraro fa dialogare nel suo ultimo libro. Sono Parmenide, Kafka e Nietzsche, messi l’uno di fronte agli altri nonostante la distanza temporale che contraddistingue le loro vicende. Fra tutti è Parmenide il solo che riesce a varcare la porta, concependo la verità – e quindi l’essere, la vera filosofia, il pensiero – come un cerchio perfetto che per l’uomo risulta essere un cammino, una via da percorrere, la sola che conduce “all’interno della città” e quindi consente la vera libertà.

Nella notte di San Lorenzo non poteva non essere citato Immanuel Kant, il filosofo della “legge morale” che sulla sua lapide ha lasciato che venisse scritto: “Due cose riempiono la mente con sempre nuova e crescente ammirazione e rispetto (…) il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me.” La libertà allora dev’essere intesa sopratutto come un obbligo, un obbligo verso chi ci ama e a cui dobbiamo essere grati perché ci permette di essere noi stessi, di essere veri e quindi giusti.  “Se guardiamo le stelle si fa sempre più chiara la certezza che di legami non possiamo farne e meno.”

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