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Scrittori in piazza, sabato 19 l’appuntamento con Donatella Di Pietrantonio

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VASTO. Sabato 19 agosto 11° appuntamento di Scrittori in piazza, estate 2017. Alle ore 21:30, in piazza Barbacani, ci sarà la presentazione del romanzo di Donatella Di Pietrantonio “L’Arminuta”, edito da Einaudi. Con l’autrice ci sarà Giulia Alberico.    

Donatella Di Pietrantonio – «L’Arminuta»

Donatella Di Pietrantonio

È nata ad Arsita, in provincia di Teramo. Da lungo tempo risiede a Penne, in provincia di Pescara, dove esercita la professione di dentista pediatrica.

Ha esordito nel 2011 con il romanzo Mia madre è un fiume, edito da Elliot, ambientato nella terra natale e vincitore della quinta edizione del Premio Letterario Tropea. Nello stesso anno pubblica il racconto Lo sfregio sulla rivista «Granta Italia» di Rizzoli.

Nel 2013 pubblica,sempre per le edizioni Elliot, il suo secondo romanzo, Bella mia, dedicato ed ambientato all’Aquila. L’opera è stata candidata al Premio Strega nel 2014.

Nel 2017 esordisce con Einaudi pubblicando il suo terzo romanzo, L’Arminuta, anch’esso ambientato in Abruzzo anche se non in un luogo geografico preciso e definito. Lo stesso titolo è un termine dialettale traducibile in «la ritornata». Il romanzo è candidato al premio Campiello.

L’Arminuta, «quella che è ritornata», è una ragazzina di tredici anni che, per motivi a lei incomprensibili, viene riportata dallo zio che l’ha adottata da piccola alla sua famiglia d’origine. Dietro la porta della nuova casa c’è un mondo nuovo, estraneo e rude che sembra appena sfiorato dal progresso.

«Con una borsa piena di scarpe confuse», simbolo forse di un viaggio tutto da percorrere, l’Arminuta deve affrontare un nuovo inizio e rielaborare un distacco che non accetta. Ha tante domande a cui nessuno dà risposta, si sente colpevole di quell’abbandono. I bei vestiti che indossa, desiderati subito dalla sconosciuta sorella che apre la porta, sono il segno di ciò che lascia alle sue spalle. Trova una casa inondata da suoni e odori a cui non era abituata: il russare del padre, il pianto del fratellino, l’odore del sugo, del sudore, del caffè… tutto ingigantito dalla promiscuità. Era abituata alla gentilezza del linguaggio e dei comportamenti, ora deve affrontare un mondo dove «le mazzate» sono l’unico mezzo per educare.

«Parlavo un’altra lingua e non sapevo piú a chi appartenere. La parola mamma si era annidata nella mia gola come un rospo. Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza» (L’Arminuta, p. 100)

L’autrice riesce a scavare nell’animo della protagonista e in quello del lettore usando un linguaggio scarno ed essenziale, delicato ed elegante che crea un piacevole e riuscitissimo contrasto con il dialetto rude, a volte volgare, della «nuova» famiglia della ragazzina. La lingua di Donatella Di Pietrantonio è dunque metafora delle differenze culturali fra la «Ritornata» e i suoi nuovi parenti biologici.

La scrittrice racconta una storia di perdita e di dolore, affronta una delle paure più profonde di ogni essere umano, quella di perdere le persone dalle quali dipende la propria felicità, e lo fa tramite una ragazzina tenace che non si arrende al suo destino:

Scrivono di lei

«C’è una scrittrice unica in Italia. Ha cinquantacinque anni, ogni giorno lavora nel suo studio dentistico a Penne, in Abruzzo, e per scrivere si alza molto presto al mattino e fra le cinque e le sette procede per “lampi”, come dice lei. Attraverso questi lampi, Donatella Di Pietrantonio ha scritto romanzi e racconti di grande potenza e l’ultimo suo libro è una perla» (Matteo Nucci, «la Repubblica» del 19/02/2017).

«Ecco dove sta il motore narrativo di L’Arminutala benzina letteraria che permette a Di Pietrantonio di tenere un passo serrato ma sempre retto da una scrittura febbrile e potente: il rifiuto, da parte della protagonista, di rassegnarsi a questa ineluttabilità geografica-genetica, l’ostinazione a non voler rimanere in un posto scelto per lei da un potere invisibile e, soprattutto, la volontà di capire perché, all’improvviso, la donna che l’aveva accettata come figlia ha deciso di rimandarla indietro» (Roberta Scorranese, «Corriere della Sera» del 12/02/2017)

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