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“Non abbandonate la cappella del Soccorso” foto

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VASTO. La città di Vasto è ricca di luoghi e monumenti dall’altissimo valore storico-culturale, molti dei quali conosciuti ai più. C’è una parte di essi però che con il passare dei secoli è caduta nell’oblio, rimanendo estranea alla memoria delle ultime generazioni. A questo proposito abbiamo incontrato la signora Giovanna Spadaccini, erede da oltre 60 anni di un piccolo gioiello. Stiamo parlando della Cappella della Madonna del Soccorso, scavata in una roccia che da centinaia di anni si trova in Via Ciccarone. Una chiesetta consacrata che non tutti conoscono, ma che racchiude un pezzo della storia vastese e  che, per la famiglia Spadaccini in particolare, conserva un enorme valore. Giovanna vi abita proprio di fronte.

“Quando mio padre ha comprato la terra per costruire la nostra casa, la cappella non ancora esisteva, c’era solo la statua con la Madonnina nella roccia, aperta e senza alcuna recinzione – ha spiegato la signora. Quando abbiamo iniziato a costruire, il sindaco di quel tempo Andreini, venne a visitarci e disse a mia madre che avrebbe fatto mettere un cancelletto e le avrebbe affidato le chiavi. Per oltre 60 anni mia madre si è occupata della cappella, poi ho provveduto io insieme a mio marito. Da quando lui si è ammalato ed è morto ho io le chiavi, ma stando sulla sedia a rotelle non mi è possibile recarmici spesso. Ogni tanto va mia sorella ad accendere dei lumini.

La signora Giovanna lancia un grido che spera venga raccolto in primis dal Comune di Vasto: occorre un po’ di manutenzione per questa cappella, qualcuno che ridipinga i muri, che tagli l’erba all’esterno, che rimuova e sostituisca i porta lumi e infine che realizzi una piccola targhetta da affiggere all’ingresso con il nome della cappella, il secolo a cui è risalente e sopratutto che dichiari che si tratta di una chiesa consacrata. Questo perché possa divenire un luogo di importanza collettiva per il suo valore storico e perché negli ultimi tempi nessuno può più prendersene cura come si dovrebbe. Il Comune in questi anni si è occupato solamente di pagare la corrente elettrica del lampione che la illumina. Questo è un appello all’amministrazione comunale, ma anche alla cittadinanza, ha detto la signora Giovanna, e a chiunque voglia contribuire alla risistemazione della chiesetta.

“Questa Cappella – si narra nel libro “La storia di Vasto” di Luigi Marchesani – inizialmente adibita a tempio pagano e poi a prigione, nel 1674 entrò in possesso dei D’Avalos che la cedettero al Capitolo di San Pietro in cambio di 9 ducati l’anno. Il professor Luigi Murolo già in passato ha reso questa chiesa oggetto di alcuni studi e di una lezione all’aria aperta con gli studenti – ha continuato la signora Giovanna – a testimonianza dell’importante valore storico religioso che bisogna riconoscerle. Alcuni anni fa ci siamo rivolti al comune senza mai ricevere alcun segnale”

 

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