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Inaugurata la Comunità “Santi Pietro e Paolo” per il reinserimento dei detenuti foto

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VASTO. E’ stata inaugurata oggi pomeriggio, in contrada San Lorenzo 280 a Vasto, la nuova CEC  “Santi Pietro e Paolo” (Comunità Educante con i Carcerati), voluta dalla Comunità Papa Giovanni XXIII. Molti gli ospiti invitati per l’occasione fra cui Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII; Mons. Bruno Forte, Arcivescovo Diocesi di Chieti-Vasto; Mons. Luigi Renna, Vescovo di Cerignola-Asti-Satriano; Federica Chiavaroli, Sottosegretario di Stato alla Giustizia; Cinzia Calandrino, Dirigente Generale del PRAP Lazio-Abruzzo-Molise; Maria Rosaria Parruti, Presidente del Tribunale di Sorveglianza de L’Aquila; Giuseppina Ruggero, Direttrice della Casa Circondariale di Chieti e della Casa Lavoro di Vasto; Giorgio Pieri, Coordinatore delle Comunità Educanti con i carcerati dell’APG XXIII; Franco Di Nucci, Responsabile del CEC “Santi Pietro e Paolo”; Lucia Castellano, Direttrice Generale del Dipartimento di Giustizia minorile e di Comunità; Giuseppe Forte,  Presidente del Consiglio Comunale di Vasto e l’assessore Luigi Marcello.

“Mi fa molto piacere essere qui oggi – ha detto il sottosegretario Federica Chiavaroli. Questa è una bella struttura che si inaugura grazie alla Papa Giovanni XXIII e alla curia. E’ una struttura che offre davvero a chi ha sbagliato la possibilità di recuperarsi perché come dice il titolo chi ha sbagliato è più del proprio errore e quindi va guidato nel giusto modo a riprendere un percorso positivo. Sulle misure alternative al carcere stiamo facendo una grande riforma perché noi crediamo che questa sia la via giusta per recuperare e reinserire chi ha sbagliato. Stiamo pensando anche ad una modifica del nome, che non vuole essere soltanto una misura formale ma anche sostanziale, non le vogliamo chiamare più misure alternative al carcere come se il carcere fosse la vera pena, le vogliamo chiamare misure di comunità perché queste sono misure che si scontano nella comunità e per la comunità che tutta fa un grande lavoro e un grande sforzo per favorire il reinserimento di chi ha sbagliato. Questo è anche conveniente per la comunità perché se chi sbaglia viene recuperato vuol dire che c’è un delinquente in meno e la comunità è più sicura, ecco perché deve esserci un grande sforzo da parte di tutti e io voglio ringraziare chi ha voluto questa struttura, un grande esempio per tutto il territorio”.

“Questa casa in realtà esiste già da tanti anni – ha detto l’Arcivescovo Bruno Forte –  ed è stata utilizzata al servizio sopratutto di adolescenti bisognosi di accoglienza. Adesso da quasi un anno abbiamo deciso di ospitarvi in modo particolare i detenuti in uscita che possono essere aiutati a reinserirsi nella vita sociale e lavorativa nel pieno rispetto della loro dignità di persona umana, bisognosa di reinserirsi un contesto sociale. La Comunità Papa Giovanni si è offerta di gestire questa casa ma sempre in collaborazione con la Caritas diocesana e con tutti gli organismi all’interno della diocesi. Reintegrare gli ex carcerati è la fase più difficile dopo anni di detenzione, quindi avere una struttura che consenta questo reinserimento con un accompagnamento anche adeguato è una forma di carità concreta, intelligente al servizio della persona umana, secondo l’insegnamento di Dio.”

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