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No all’alternanza scuola-lavoro: “Siamo studenti, non merce di scambio” fotogallery

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VASTO.  Questa mattina sono scesi in piazza gli studenti vastesi, così come in tante altre città d’Italia, per dire no all’alternanza scuola-lavoro. Il corteo è partito intorno alle 8.30 dalla strada antistante il Liceo Scientifico di via San Rocco per giungere fino in Piazza Rossetti, dove si è svolto un sit-in. I ragazzi, scortati da Polizia, Carabinieri e Polizia Municipale, hanno sfilato per le principali arterie della città per far sentire la propria voce nei confronti di un programma scolastico che a detta dei ragazzi, fino ad ora, ha generato solo spreco e confusione. Significativi alcuni degli slogan e degli striscioni esibiti durante la manifestazione: “Questa alternanza non la vogliamo, il tempo è nostro e ce lo riprendiamo” e poi ” Contro l’alternanza dei padroni, 10,100,100o Occupazioni” e  infine “Siamo studenti, non merce di scambio. No all’alternanza scuola- lavoro”.

Abbiamo chiesto le ragioni di questa manifestazione a David Theruillat, coordinatore di Unione degli Studenti Vasto: “L’alternanza scuola-lavoro, al momento, come è strutturata e come viene applicata è inammissibile perché è lasciata al caso e perché non abbiamo una norma completa. Si può avere la fortuna di stare in una scuola che garantisce l’alternanza scuola-lavoro in maniera efficace, o si può capitare in un territorio dove non ci sono queste possibilità e quindi l’alternanza diventa sfruttamento o perdita di tempo. Noi siamo qui per dire basta all’alternanza perché così a noi non piace. Abbiamo proposto, tra le altre cose, di instaurare in ogni scuola  uno Statuto degli studenti in alternanza in maniera tale da garantirne i diritti e i doveri, cosa che non esiste al momento e che non è prevista e inoltre vorremmo instaurare anche  delle commissioni paritetiche  per  dare modo agli studenti di scegliere i propri percorsi di alternanza perché spesso non  riguardano assolutamente il loro percorso formativo. Ci sono stati casi di sfruttamento in tutta Italia e casi in cui non veniva fatto assolutamente nulla, questo non è corretto perché noi vogliamo avere una formazione”.

 

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