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Genitori all’uscita di scuola fino ai 14 anni, regole e sentenze: l’inchiesta

Fino ai 14 anni i genitori sono tenuti ad accompagnare e riprendere i figli a scuola. Sentenze e circolari lo affermano, ma il dibattito è acceso. Abbiamo affidato una inchiesta a una inviata speciale, una madre, che ha sondato l’umore delle parti coinvolte. 

In tema di istruzione e minori fa discutere e riflettere la sentenza della Cassazione dello scorso maggio che ha condannato sia la scuola e sia il Miur per la morte di uno studente finito sotto lo scuolabus all’uscita di scuola.

Il fatto, seppur risale a 15 anni fa, presenta un dibattito attuale.

La sentenza si rifà alla presunzione assoluta di incapacità dei minori di 14 anni, come specificato nel codice penale e, quindi, lasciare soli i ragazzi all’uscita di scuola equivale ad abbandono di minore da parte del docente.

Si parla, allora, di una circolare scolastica che dovrebbe dettare le nuove regole: i ragazzi fino ai 14 anni devono essere consegnati ai genitori all’uscita della scuola o, in loro assenza, a chi è certificato con delega e autorizzazione, al pari dei bambini che frequentano la scuola elementare.

Di sicuro, però, la questione non è semplice, laddove andare a prendere i bambini fino a 10 anni appare una necessità del tutto naturale, circolare ministeriale a parte, il caso è diverso per gli adolescenti. I genitori di oggi ricordano la loro infanzia, quando uscire dalla scuola media e tornare a casa da soli era non solo normale ma, anzi, il contrario metteva in forte disagio il ragazzino che veniva atteso dal genitore. Altri tempi e altre generazioni? Vita e pericoli diversi?

Le mamme e i papà, intervistati, si dividono sulla questione. Infatti le mamme, soprattutto casalinghe, risultano più premurose e, per questo, favorevoli ad aspettare il proprio figlio all’uscita di scuola e dicono di sentirsi più serene e tutelate nel caso la circolare venga fatta rispettare. Di contro, invece, ci sono i genitori che ritengono esagerata la decisione e non reputano necessario questo provvedimento, asserendo che a 14 anni i ragazzi sono in grado di rientrare a casa da soli sia con i mezzi e sia a piedi, se vicino, e che, inoltre, sia un bene cominciare a responsabilizzare gli adolescenti ad andare incontro anche alle esigenze familiari e lavorative.

Qualche genitore ha ricordato il “nonno vigile” e i volontari, che un po’ di tempo fa erano presenti all’uscita della scuola proprio per vigilare sui ragazzini e aiutare in caso di necessità. Questi genitori affermano che sarebbe una valida soluzione e un aiuto a chi non può raggiungere i figli.

C’è da sottolineare che tutti i genitori intervistati non erano a conoscenza di questa circolare che da circa un mese ha messo in difficoltà i dirigenti scolastici.

Allora siamo andati a chiedere maggiori informazioni proprio alla Preside di una Scuola Media che, ovviamente ben informata, ci ha spiegato che per il momento le strutture scolastiche non hanno ancora ricevuto nessuna circolare ufficiale dal Ministero e di conseguenza attualmente non c’è nessuna regola univoca e generale a specificare il caso. Questo crea una situazione anomala, perché una decisione così importante non può essere presa solo dal dirigente, organo prettamente esecutivo, ma necessita del consiglio di istituto e degli organi collegiali. Inoltre la mancanza di una circolare ufficiale rischia di generare malcontento, perché ogni plesso scolastico può adottare una diversa decisione.

I docenti, dal canto loro, sono preoccupati visto che è su di loro che ricadrà il compito più importante e finale, cioè quello di consegnare i ragazzi ai genitori. Essi lamentano che gli alunni sono troppi e che diventa difficile, se non impossibile, gestire l’uscita scolastica, sia perché i genitori si accalcherebbero, sia perché sarebbero costretti a scendere dalle auto per farsi riconoscere e soprattutto perché non sempre tutti i docenti ricordano e riconoscono tutti i genitori degli alunni, poiché non c’è un rapporto stretto come può essere quello che si instaura alla scuola materna ed elementare, allora sarebbero costretti a chiedere il documento per evitare, in caso di spiacevoli incidenti, una denuncia penale a loro carico. Il tutto con evidente difficoltà e perdita di tempo che genera insofferenza al termine dell’orario scolastico.

In attesa di comunicazioni ufficiali in molte scuole entro fine mese si terrà il consiglio proprio per discutere sulla questione e cercare di prendere una decisione.

Il problema è solo rimandato. Si aspettano i vari consigli di istituto in assenza della circolare ministeriale che detti le nuove regole comuni e, si spera, che dia anche delle direttive organizzative per facilitare la loro esecuzione da parte dei dirigenti scolastici.

Debora Rotondo