​Un reparto intitolato al dottor Roberto Buzzelli, il grazie della famiglia

“Papà ci ha educati con i suoi comportamenti, ci ha insegnato a occuparci degli altri e a non essere mai indifferenti”

Attualità
Vasto mercoledì 09 ottobre 2019
di Lea Discipio
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​Un reparto intitolato al dottor Roberto Buzzelli, il grazie della famiglia
​Un reparto intitolato al dottor Roberto Buzzelli, il grazie della famiglia © Vastoweb

VASTO. Il primo ottobre scorso il consiglio comunale ha approvato unanimemente la proposta di intitolare il reparto di otorinolaringoiatria dell'ospedale ‘San Pio da Pietrelcina’ di Vasto alla memoria del dottor Roberto Buzzelli, su iniziativa di Marino Artese.

La ragione è la volontà di imprimere l’imperituro ricordo di un uomo, che con le sue capacità è stato un punto di riferimento importante per i propri pazienti e le famiglie.

“Nostro padre sarebbe stato molto contento di questo omaggio. Se lo meritava, in ospedale lo adoravano tutti moltissimo. Ogni volta che andavamo a trovarlo venivamo sempre accolti come se fosse una festa”, raccontano i figli Roberta e Guido.

L’occasione è stata quella di un nostro incontro. La famiglia ci ha accolto in casa per ricordare, tra le foto e i ritratti, la vita dell’uomo, del genitore e del professionista. Del dottor Buzzelli che è rimasto vittima, lo scorso 19 luglio, di un incidente mortale in via Valloncello, che lo ha strappato prematuramente e senza avviso all’affetto dei suoi cari. I suoi colleghi, allora, hanno tentato il tutto per tutto per rendergli salva la vita, sottoponendolo a tre operazioni lunghe e ravvicinate.

Un’intera comunità si è stretta alla famiglia, animata da un sincero affetto per il dottore, molto conosciuto e amato in città: “non ci aspettavamo tutta questa vicinanza, ci ha colpito molto e ci siamo sentiti poco soli”, affermano i figli.

Chi fosse Buzzelli lo sapevano colleghi e pazienti non solo di Vasto, ma anche dei tanti ospedali nei quali ha collaborato, imprimendo una traccia indelebile grazie alle sue doti umane e di specialista: “la stessa richiesta è stata fatta dal Comune di Ortona alla ASL – aggiunge la famiglia - per una motivazione molto bella, cioè che come professionista era cresciuto anche grazie all’esperienza accumulata su tutto il territorio nazionale e, portando con sé quelle conoscenze apprese e vissute in altri contesti, aveva fatto molto per il suo territorio, una volta rientrato a Pescara, Ortona e, infine, a Vasto”.

Numerosi, inoltre, sono stati i messaggi attraverso i quali le persone hanno voluto condividere aneddoti che testimoniano l’interesse, la vicinanza e la sensibilità con cui il dottore trattava chiunque venisse in contatto con lui: “papà in casa – continua la figlia Roberta - non ci raccontava molto di quello che succedeva in ospedale e, in questi ultimi mesi, abbiamo ascoltato tantissime storie. Ho ricevuto messaggi da gente che non conoscevo personalmente. Un avvocato, per esempio, che aveva operato circa dieci anni fa, ci ha voluto far sapere che conserva ancora oggi il ricordo vivissimo di papà che, in occasione dei controlli, gli parlava tenendogli le mani fra le sue tutto il tempo, come se per lui fosse stato un figlio”.

Il medico scomparso era un uomo dal volto fortemente umano e che creava, in maniera del tutto naturale e spontanea, una stretta vicinanza fisica con i suoi pazienti. Un uomo ‘del fare’, curioso e dedito a tantissime attività, che lo portavano a stringere rapporti di vera e propria amicizia e stima con tantissime persone: “ho letto dei messaggi meravigliosi anche sui social. Papà non esaltava il suo modo di essere, perché secondo lui non era motivo di cui andare fieri, ma la normalità. Noi sapevamo che era molto amato e ce ne accorgevamo quando eravamo in giro con lui. Tutti si fermavano a salutarlo o a parlare. Non abbiamo mai dato tanto peso a questo perché lo attribuivamo al fatto che fosse un noto primario. Non abbiamo mai calcolato di come questa gente gli volesse bene veramente, indipendentemente dal ruolo che ricopriva”.

La città è rimasta molto colpita per la perdita improvvisa del dottor Roberto Buzzelli. La famiglia cerca ogni giorno di affrontare al meglio questo grande dolore che pervade la sua quotidianità. Il figlio Guido porta con sé i ricordi delle tante avventure vissute col papà, il quale gli ha insegnato a vivere la vita senza paura, condividendo con lui l’amore per ogni tipo di sport: “quando ci sono delle situazioni difficili penso a come avrebbe fatto lui ad affrontarle”, dice sicuro.

“Papà non ci ha mai spiegato come comportarci. Ce l'ha fatto capire. Non ci ha detto ‘devi essere altruista, devi comportarti bene con gli altri’, non ci faceva queste prediche, ma ce lo insegnava facendo. Ci ha educati con i suoi comportamenti, ci ha insegnato a occuparci degli altri e a non essere mai indifferenti non per dovere, ma semplicemente perché è bello farlo – aggiunge Roberta”

Un uomo sempre presente nella vita della sua famiglia, ricco di interessi e che si occupava di tutto. Energico e amante della natura perché “quando poteva andava a curare i suoi terreni paterni. Gli piaceva tantissimo e tornava carico di ceste d'uva e di noci che distribuiva a tutti gli amici. Un uomo con tanta vitalità, che quel giorno percorreva la strada con una velocità che non supera nemmeno i 30 km orari. È assurdo, una tragedia che è accaduta in piena città e che ha stordito tutti perché chiunque poteva essere al suo posto. Aveva ancora tanto da esprimere e da vivere, come uomo, come genitore, come professionista e come amico. La tragedia che ce lo ha portato via ha sconvolto molte persone, spingendole a pensare alla propria vita e a lasciare qualcosa di scritto per i propri figli”, concludono emozionati i figli e la loro madre Patrizia Angelozzi.