Scoperta maxi frode fiscale ultramilionaria: imprenditori nei guai

Nuova operazione della Guardia di Finanza

Cronaca
Vasto mercoledì 12 settembre 2018
di La Redazione
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Gdf © Vastoweb

CHIETI. Nell’ambito di una complessa operazione denominata “Phantom Ticket”, i militari del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Chieti hanno individuato un singolare meccanismo fraudolento perpetrato sistematicamente da un noto gruppo imprenditoriale operante nei settori della ristorazione e della vendita di oggetti preziosi. Nella fattispecie sono stati sottratti al fisco enormi corrispettivi avvalendosi di registratori di cassa appositamente modificati i quali, sebbene emettessero regolari scontrini, in realtà facevano sparire letteralmente gli incassi dalla contabilità. Per contro, i soci continuavano a finanziare le aziende con nuovi e sorprendenti apporti di capitali i quali non erano altro che i ricavi scomparsi. Gli enormi vantaggi consistevano nell’evitare l’imposizione diretta ed indiretta dei corrispettivi realmente ottenuti in capo alle società e la tassazione sulla distribuzione degli utili ai soci i quali sembravano disporre di fondi illimitati.

Come conseguenza, inoltre, vi è l’introduzione del “nero” nel ciclo economico lecito riciclando il denaro frutto di evasione dandogli un apparente provenienza lecita e alterando le condizioni economiche della leale concorrenza sul mercato. Il complicato e ben architettato sistema fraudolento è stato scoperto solo grazie alle attività di analisi e ricerca svolte ad iniziativa dei finanzieri i quali, avvalendosi delle banche dati in loro possesso ed incrociando la mole di dati che ne avevano ricavato, sono riusciti ad individuare e contestare la ingente evasione. In particolare, nell’ambito di tale attività, è emerso che cinque imprenditori, legati tra loro da un vincolo di parentela, operanti nei settori economici sopra citati, avrebbero effettuato individualmente, nel tempo, continui versamenti e/o conferimenti nelle “casse” delle loro innumerevoli società (oltre 170 nel periodo esaminato dal 2005 al 2014), di entità tali da far emergere una significativa divergenza fra le entrate dichiarate e quelle effettivamente conseguite. Il volume della frode, con conseguente danno patrimoniale per le casse dello Stato, ammonta complessivamente a oltre 45 milioni di euro di elementi positivi di reddito non dichiarato e circa 25 milioni di euro di valore della produzione non dichiarata.

L’imposta sul valore aggiunto evasa al fisco nell’intero periodo d’indagine, afferente i succitati corrispettivi non dichiarati, ammonta a complessivi circa 3,5 milioni di euro. L’efficacia della predetta azione si è concretizzata già dalle prime fasi successive alla chiusura dell’intervento: infatti gli avvisi di accertamento già notificati dalla competente Agenzia delle Entrate, allo stato attuale, hanno portato nelle casse dello stato somme per oltre 2 milioni di euro. L’attività svolta, che costituisce il primo dei compiti istituzionali affidati al Corpo a tutela del bilancio dello Stato, si è conclusa con il deferimento all’Autorità Giudiziaria di: - 5 persone in qualità di legali rappresentanti di 7 società di capitali per il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante artifici; - 6 persone in qualità di soci percettori di redditi di capitali in nero, per il delitto di dichiarazione infedele. L’evasione produce effetti negativi per l’economia, ostacola la normale concorrenza.