Luca Muratore, un ingegnere vastese per tre robot...salvavita!

L'intervista ad uno dei giovani che ha contribuito alla realizzazione di tre macchine in grado di agire in ambienti colpiti da catastrofi

Attualità
Vasto giovedì 01 novembre 2018
di Sara Del Vecchio
Luca Muratore
Luca Muratore © Vastoweb

VASTO. Ha 29 anni e alle spalle già oltre quattro anni di esperienza presso l'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova: è Luca Muratore, ingegnere informatico vastese che abbiamo intercettato per farci raccontare gli sviluppi più recenti nell'ambito della robotica umanoide. Luca ha frequentato il Liceo Scientifico “Mattioli” di Vasto e la facoltà di Ingegneria Informatica presso l'Università di Pisa. Dopo sei mesi di studio a Madrid ha cominciato a lavorare all'IIT di Genova nel Dipartimento di Robotica avanzata curando la parte software e di controllo del robot. Attualmente il giovane ingegnere vastese è anche alle prese con un dottorato di ricerca con l'Università di Manchester.

Luca lavora con un team di 22 persone con le quali è riuscito a concretizzare tre importanti progetti europei. Si tratta di tre robot con caratteristiche e funzioni diverse ma con un unico obiettivo, quello di essere di supporto all'uomo qualora si verificassero disastri ambientali, come incendi, terremoti, incidenti nucleare e così via.

WALKMAN. E' proprio questo il nome del primo robot umanoide costruito da Luca e dai suoi colleghi, alto 185 cm e dal peso di 118 kg. Walkman ha delle sembianze umane, riesce a muoversi su due gambe e ha due braccia, articolazioni insomma che gli permettono di portare a compimento moltissime operazioni. "Con Walkman nel 2015 abbiamo partecipato al Darpa Robotics Challenge, una competizione internazionale fra robot che si è svolta in California. Siamo stati l'unico team europeo invitato e abbiamo sfidato numerosi gruppi di lavoro che portavano avanti i propri progetti già da tre anni. Noi ci lavoravamo solo da un anno ma nonostante questo ci siamo qualificati al 17° posto dimostrando che il nostro Walkman era in grado di portare a termine alcuni compiti, come camminare per dieci metri, guidare una macchina, muoversi all'interno di un ambiente destrutturato e così via. E' stata un'esperienza di vita, ci siamo divertiti molto e abbiamo imparato tanto".

Da questa esperienza poi è nata l'idea di progettare una piattaforma che fosse più stabile, un robot che potesse quindi muoversi su quattro gambe.

CENTAURO. Si chiama così il secondo robot frutto di un altro progetto europeo che è stato coordinato dall'Università di Bonn. L'Istituto Italiano Tecnologico di Genova è stato però responsabile dell'architettura hardware e del basso livello software di Centauro. Questo robot è alto 150 cm e pesa 90 kg, ha le braccia e il busto umanoide ma è quadrupede. Sono stati migliorati il motore e l'elettronica precedenti, affinché pesasse di meno ma mantenesse le stesse performance in termini di potenza. "Abbiamo realizzato una struttura diversa su quattro zampe, sicuramente più stabile ed in grado di sollevare fino a 10 kg di peso per braccio, una specifica molto importante in eventuali situazioni catastrofiche".

Parallelamente a questo progetto più evoluto sono stati portati avanti anche gli studi sulla robotica umanoide ed è stato sviluppato il terzo progetto maggiormente improntato a quella che in gergo si chiama Human Robot Interaction.

COGIMON. Si tratta di un progetto sviluppato sempre dall'IIT con il coordinamento di un'altra università tedesca. Cogimon è un robot pensato per collaborare con l'uomo e per compiere azioni condivise, come ad esempio lo spostamento di un tavolo. Rappresenta un po' l'obiettivo ultimo a cui tende l'intero dipartimento, cioè realizzare macchine che non siano pericolose per l'umano e che riescano a bilanciare la propria forza al fine di supportarlo anche nelle azioni ripetitive, un punto di partenza per l'industria del futuro 4.0.

Quello di Luca è un team di giovanissimi, costituito da una decina di italiani e da altri ragazzi provenienti da varie parti del mondo. "Questo è il bello di lavorare all'IIT, avere cioè non solo scambi professionali ma anche culturali e linguistici. Parliamo sempre in inglese e questo ci sprona a comunicare senza formare sottogruppi. E' team formato quasi interamente da trentenni, c'è una parte di noi che si occupa di ricerca e un'altra di sviluppo tecnico."

Abbiamo infine chiesto a Luca se da piccolo avesse mai immaginato di trovarsi un giorno a lavorare in una realtà tecnologica come questa e lui ci ha risposto:

"In realtà no, è stata una chiamata abbastanza inaspettata da parte dell'IIT di Genova. Non la conoscevo come realtà, ma è bellissima e ci sono molte posizioni aperte per chi ha studiato ingegneria informatica o la meccanica, l'elettronica e la robotica; c'è possibilità di lavorare ed è un ambiente molto dinamico. Mi piace molto ma devo dire che non avevo una passione innata per la robotica, mi piaceva programmare, avere una visione matematica delle cose. Quindi dopo la chiamata ho provato per un anno e considerato l'esito felice di questa esperienza ad oggi sono ancora lì, dal 2014".

Luca nella nostra intervista confessa infine che a Genova si trova bene e che è molto soddisfatto di questo lavoro e dei successi che sta ottenendo, ma il suo cuore rimane pur sempre a Vasto!