Sequestro Civeta: «Ennesimo capitolo di una gestione sbagliata dall’inizio»

"Come nel gioco dell’oca si era partiti per superare la discarica e si è tornati alle discariche. Cosa non ha funzionato? E chi paga?"

Attualità
Vasto mercoledì 20 marzo 2019
di La Redazione
Giuseppe Di Marco
Giuseppe Di Marco © Vastoweb

CUPELLO. Il sequesto preventivo della terza vasca del Consorzio Civeta intervenuto questa mattina, nell'ambito delle indagini coordinate dalla procura della Repubblica di Vasto ed i militari del comando carabinieri per la tutela ambientale del NOE di Pescara, è il triste epilogo di una realtà già alla ribalta di una forte contestazione e mobilitazione della comunità che ha caratterizzato quest’ultimo periodo.

Le violazioni delle norme a tutela dell'ambiente e di quanto stabilito nell'autorizzazione integrata ambientale, raccontano anche la fragilità della gestione di un impianto che nasceva come struttura all’avanguardia, destinata a produrre compost ma negli anni, con la responsabilità del pubblico e del privato, è stato trasformato a discarica.

Eppure la nostra regione necessita di tali impianti, potenzialmente arricchito anche dal progetto del digestore anaerobico per la produzione del biometano (ancora al palo), proprio perché abbiamo alti flussi in uscita di organico che rappresenta la parte più consistente della raccolta differenziata che è al 62% come media regionale.

Mentre, paradossalmente, si inseguono il flussi in ingresso dei rifiuti a discarica, dove purtroppo possono avvenire le peggiori commistioni, come dimostra anche il nostro rapporto Ecomafia ed in barba dell’autosufficienza regionale nella gestione dei rifiuti solidi urbani, come sancito dal nuovo piano regionale dei rifiuti già al 2019.

L’attenzione ai flussi in ingresso/uscita è quindi fondamente sia per chiudere la corretta filiera di gestione integrata dei rifiuti con impianti buoni, come il richiamato progetto del digestore aneorbico, sia per scongiurare i traffici illeciti di rifiuti che resta il settore dove continuano a concentrarsi la percentuale più alta di illeciti, ovvero il 24% del totale registrato dal nostro ultimo rapporto ed il 6% coinvolge la nostra regione.

“E’ tempo di atturare azioni per una vera economia circolare e per il recupero del Civeta come polo di eccellenza di produzione del compost - dichiara Giuseppe Di Marco, presidente Legambiente Abruzzo - e i Sindaci sono chiamati a rigenerare una gestione pubblica di questo consorzio, facendo memoria anche degli errori passati, nell’inetento di rimettere al centro la qualità ambientale e la salute dei cittadini, attraverso una seria gestione che esca fuori dalla debolezza del ‘sistema discarica’ e punti con forza a realizzare impianti utili e necessari alla corretta chiusura del ciclo dei rifiuti. A partire dal digestore anaerobico e dalla possibilità di utilizzo e messa in rete di biometano. Anche perché, in una regione dove dal punto di vista energetico si contrastano le grandi opere sul gas non si può non costruire l'alternativa attraverso l'innovazione ed il lavoro green. Al tempo stesso, bisogna uscire fuori anche dal falso problema del ricatto occupazionale. Le discariche non possono più restare in piedi per mere ragioni di pareggio di bilancio. Servono impianti e norme adeguate come quelle dell’End of Waste ed una predisposizione del mercato ad utilizzare materie prime seconde o di origine riciclata, affinché si crei davvero nuova economia e posti di lavoro duraturi. E qui la Regione è chiamata a fare la sua parte. ”