«La strage di Capaci è diventata il simbolo della festa della legalità»

Falcone: "Ognuno faccia il suo dovere"

Attualità
Vasto giovedì 23 maggio 2019
di Christian Dursi
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«La commemorazione della strage di Capaci è diventata il simbolo della festa della legalità»
«La commemorazione della strage di Capaci è diventata il simbolo della festa della legalità» © Vastoweb

VASTO. Ricorre quest’oggi il ventisettesimo anniversario della Strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.

Erano le ore 17:56 di sabato 23 maggio 1992 quando una potentissima carica di tritolo piazzata dentro un cunicolo di scolo dell’acqua piovana sotto l’autostrada A29, nel tratto tra Palermo e Capaci, azionata da un congegno elettrico, deflagrava al passaggio del corteo della scorta con a bordo Giovanni Falcone, uccidendo il giudice, sua moglie e tre agenti di polizia.

Molteplici, in tutta Italia, si susseguono le cerimonie di commemorazione tra le quali, alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni, la immancabile celebrata nell’’Aula bunker’ del carcere dell’Ucciardone, dove il 10 febbraio 1986 si aprì il primo Maxiprocesso alla mafia nella storia della repubblica italiana. Giudice del pool antimafia di Palermo assieme a Paolo Borsellino e figura cardine della fase istruttoria, Giovanni Falcone aveva diretto anche il delicatissimo momento delle rivelazioni del ‘pentito’ Tommaso Buscetta sulla struttura e il modo di operare di Cosa Nostra, dalle quali di fatto prendeva le mosse l’intero processo.

La sentenza del 16 dicembre 1987 con 346 condanne a pene detentive per un totale di 2665 anni di reclusione e 19 ergastoli, in gran parte confermate in via definitiva nel gennaio 1992 dalla Corte di Cassazione, sanciva uno dei colpi più duri inferti alla mafia, ma al tempo stesso metteva per sempre nel mirino di Cosa Nostra colui che aveva dedicato tutti i suoi sforzi per conseguire quel risultato. Dapprima le lettere anonime del “corvo”, una figura oscura che gettava discredito su Falcone, già ampiamento costretto a vivere sotto scorta, secondo una prassi tipica della mafia di colpire in principio l’immagine delle proprie vittime designate, poi gli attentati dinamitardi, il primo, nella villa del magistrato all’Addaura, fallito, il secondo su un tratto dell’autostrada A29, nella zona di Capaci, mortale.

Dopo 27 anni e quattro processi con più di venti mafiosi condannati all’ergastolo, permangono ombre e misteri sulle dinamiche di un episodio che rappresenta uno dei momenti più tragici della storia dell’Italia repubblicana, ma vi è una certezza: la lotta alla mafia proseguirà sempre ispirandosi al senso di legalità, ai valori umani e morali e al sacrificio di Giovanni Falcone

Francesco Menna a riguardo ha dichiarato: "Oggi ricorre il 27esimo anniversario dell'attentato, in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Ricordo molto bene il giorno della strage di Capaci. Ero un ragazzino e non dimenticherò mai le immagini trasmesse al telegiornale, quelle che hanno segnato la mia vita e probabilmente quella di tanti altri. La commemorazione di questo giorno è diventata il simbolo della festa della legalità. Quell'attentato deve ricordarci ogni giorno, come diceva Falcone, che affinché la società vada bene, si muova nel progresso, nell'esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, basta che ognuno faccia il suo dovere."