Stefano Cianciotta ospite della prima serata di "Sotto le stelle"

Il docente universitario ha discusso del suo libro "I No che fanno la Decrescita"

Attualità
Vasto sabato 20 luglio 2019
di Christian Dursi
Più informazioni su
Stefano Cianciotta a
Stefano Cianciotta a "Sotto le stelle" © Vastoweb

VASTO. Scuola, università, lavoro, industria, nuove tecnologie sono soltanto alcuni dei temi affrontati nel primo appuntamento di Sotto le stelle, l’iniziativa promossa dal circolo cittadino di Fratelli d’Italia che prevede la partecipazione di tre ospiti in altrettante serate pensate per discutere di politica, cultura, attualità assieme alla cittadinanza.

Nel primo venerdì è stato il turno di Stefano Cianciotta, docente di Comunicazione di Crisi aziendale alla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Teramo e al Centro di Formazione del Ministero della Difesa, presidente dell’Osservatorio Nazionale sulle Infrastrutture di Confassociazioni, opinionista economico de Il Messaggero e Il foglio e soprattutto autore del libro I No che fanno la Decrescita attorno al quale è ruotato il dibattito moderato dal consigliere comunale di Fratelli d’Italia Vincenzo Suriani.

I No che fanno la Descita, Per un Paese che non ha ancora rinunciato al futuro, scritto a quattro mani con il redattore economico de Il Foglio Alberto Brambilla, è un libro che ha suscitato un intenso dibattito perché affronta dalla prospettiva di chi propugna l’imprescindibilità del rilancio degli investimenti nelle infrastrutture e dello sviluppo industriale digitale 4.0 il problema dei “veti”, cioè dell’opposizione politica che impedisce a loro giudizio al nostro Paese di stare al passo con i suoi competitors occidentali e del mondo orientale.

Tutte le volte che l’Italia dice «No», il conto che i cittadini pagano è decisamente salato. Soprattutto in termini di mancate opportunità”. A partire da queste parole in apertura del libro Cianciotta ha spiegato gli effetti negativi che si ripercuotono sull’economia italiana ogni qual volta prevale una forma di dissenso rispetto all’attuazione di progetti altamente qualificati come la Tap o la Tav.

Per Cianciotta non è solo una questione politica, ma anche culturale: “Da tangentopoli in avanti si è sedimentata nella nostra società l’idea che il rapporto tra politica e mondo delle imprese sia malsano e si regga sulla corruzione, parola che non a caso ricorre con frequenza nel codice degli appalti, ragion per cui è spesso osteggiato portare avanti un discorso di investimenti in quanto considerato fonte di guadagno illecito per qualcuno”.

La fabbrica – ha proseguito sollecitato da Suriani che ha condotto il dibattito interrogando l’ospite sui principali temi del libro - è ormai intesa come un elemento di disvalore, un luogo desueto da cui fuggire e a cui un giovane antepone persino lavorare in un call center. Occorre invece riscoprire le potenzialità di un settore, quello industriale, che costituisce di fatto un cardine dell’economia dell’Italia”.

Il discorso si è appunto poi spostato verso il mondo dell’istruzione, che sempre più spesso al giorno d’oggi viene svalutato in termini di formazione e di capacità di mettere in contatto i giovani con il mondo del lavoro: “Anche il sistema scolastico è diventato patrimonio di Paesi come la Cina, dove si studia il latino e il greco perché interessa conquistare non solo il primato economico, ma anche culturale. In Italia è in corso un processo di dispersione del patrimonio culturale che avviene da un lato attraverso la scarsa considerazione delle materie umanistiche, dall’altro per via del poco appeal degli istituti tecnici, nei quali si ha la percezione che si diplomino cittadini di serie b. Bisogna trovare il modo di rilanciare la formazione e la ricerca, che è l’unica strada per mettere nelle condizioni il nostro Paese di competere in futuro con le potenze orientali”.

I nostri ragazzi sono sfiduciati e manca la voglia di agire – prosegue il docente in riferimento alla vulgata della “fuga dei cervelli” - Guardano al futuro come qualcosa di nebuloso non solo per problematiche economiche oggettive, ma anche perché i media hanno assunto un ruolo disfattista in quanto tendono a raccontare solo ciò che non funziona. Ritengo che quello della fuga dei cervelli sia un alibi; il problema è piuttosto che l’Italia non riesce a fungere da polo di attrazione”.

C’è spazio anche per una riflessione sulla situazione dell’Abruzzo. Stimolato sulle prospettive di sviluppo della nostra regione dal coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Etelwardo Sigismondi, Cianciotta ha affermato: “L’Abruzzo, in un momento in cui l’Italia deve recuperare un ruolo strategico nel Mediterraneo, deve puntare sulle proprie eccellenze: il sistema industriale, la ricerca in ambito nucleare, le università e il turismo. Inoltre dico una cosa da abruzzese: è arrivato il momento di superare la dicotomia, la frattura culturale che divide gli abruzzesi che vivono nella zona costiera da quelli che vivono nell’interno”.