Silvia, infermiera positiva al Covid-19: “Ho capito di averlo dopo il male alle ossa di notte”

La mia collega Emma di 30 anni: "‘Non è vero che noi giovani la prendiamo come fosse semplice influenza. Io è da 47 giorni che ho la febbre e una collega di 28 anni ha avuto una trombosi venosa. Non abbassiamo la guardia"

Attualità
venerdì 22 maggio 2020
di Lea Di Scipio
Silvia, infermiera positiva al Covid-19: “Ho capito di averlo dopo il male alle ossa di notte”
Silvia, infermiera positiva al Covid-19: “Ho capito di averlo dopo il male alle ossa di notte” © personale

VASTO. E’ arrivata a Forlì il 16 gennaio per lavorare come infermiera e solo dopo pochi mesi ha contratto il Coronavirus.

Silvia Moretti, di origini vastesi, ha raccontato la sua storia alla nostra redazione, un atto di generosità che ha due motivi ben precisi. Da una parte sensibilizzare le persone a non abbassare la guardia, nonostante siamo giunti alla tanto attesa Fase 2 della ripartenza, dall’altra spiegare quanto la sintomatologia e gli effetti siano differenti da persona a persona.

In questi giorni la giovane sta vivendo all’interno di una struttura ricettiva messa a disposizione dalla Regione Emilia Romagna, attualmente al completo con ben 35 ospiti. E’ lontana da casa sin dall’inizio della quarantena e tutt’ora sta affrontando questa sfida da sola.

Ecco quanto ha affermato Silvia nel corso della nostra conversazione telefonica.

Ho 32 anni e il 21 aprile sono risultata positiva al Covid-19. Quando ho conosciuto l’esito del tampone ne sono rimasta molto colpita perché non me lo sarei mai aspettata. Nonostante i sintomi importanti, sono stata anche fortunata ad averlo scoperto, perché altrimenti sarei andata in giro a lavorare o a fare la spesa, senza sapere di essere un pericolo per gli altri. I sintomi sono iniziati il 16 aprile, 5 giorni prima che facessi il tampone. Avevo preso il sole tutto il giorno, perché avevo la giornata libera e volevo rilassarmi. La sera ho cominciato ad avvertire mal di testa, cosa davvero insolita per me. Allora ho pensato che fosse a causa di una semplice insolazione, se non fosse che ho continuato ad averlo per altri 4 giorni. Mi sono curata con la Tachipirina, ma stranamente ritornava subito dopo. Non ho abbassato la guardia rispetto a questo sintomo apparentemente poco significativo, finché non c’è stata un’evoluzione, più o meno dal giorno 20. Avevo molti dolori ai muscoli e alle ossa. Non avevo la febbre ma in me è scattato un campanello d’allarme. La preoccupazione vera e propria è salita quando nel cuore della notte, intorno alle 4, mi sono alzata perché avvertivo un forte male alle ossa. Ho misurato la temperatura e avevo 37 e 2, il massimo che ho avuto per tutto il tempo fino ad oggi. Questo è stato il motivo per cui il giorno dopo ho subito provveduto a fare il tampone.

Io lavoro in un reparto cosiddetto “pulito", cioè con pazienti negativi non Covid. Capita però che a volte peggiorino o da un punto di vista respiratorio, o perché hanno febbre e altri sintomi, risultando quindi positivi anch’essi. Abbiamo scoperto pazienti completamente asintomatici e che non avremmo mai pensato che lo fossero.

Quando abbiamo scoperto l’esito positivo di tanti tamponi, abbiamo vissuto un momento di panico al lavoro, ma non finisce qui. E’ successo ancora e penso che succederà anche in futuro e questo mi fa paura. Ho paura nel pensare che questa sarà la realtà lavorativa che ci aspetta. Nel frattempo abbiamo, quindi, iniziato ad essere positivi anche noi infermieri.

La prima è stata una mia collega, Emma che ha 30 anni. Tutt'ora e positiva e per 47 giorni ha avuto una temperatura che oscilla tra i 37 e i 37 e mezzo. E’ in pratica entrata nel terzo mese e ha tanti sintomi, come la stanchezza, l’affanno e la perdita dell'olfatto. E’ allettata e spesso mi dice queste parole: ‘non è vero che noi giovani la prendiamo come fosse una semplice influenza. Io è da 47 giorni che ho la febbre e una collega di 28 anni ha avuto una trombosi venosa. Non abbassiamo la guardia’.