“Il lavoro ha subito uno shock per via del Covid-19, ma tutto tornerà come prima"

Valentina Del Lupo: "Molti scelgono di sopportare il dolore o gestirlo con antidolorifici piuttosto che fare le cure dovute per paura di possibili contagi"

Attualità
domenica 05 luglio 2020
di Francesco Vito D'Aprile
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“Il lavoro ha subito uno shock per via del Covid-19, ma tutto tornerà come prima
“Il lavoro ha subito uno shock per via del Covid-19, ma tutto tornerà come prima" © Vastoweb

VASTO. Valentina Del Lupo, fisioterapista vastese che pratica nel suo studio da oltre 10 anni, vive il suo lavoro con passione e gestisce la sofferenza altrui per trasformare il dolore in gioiosi sorrisi.

I postumi della quarantena hanno lasciato un segno non necessariamente indelebile. L’impatto economico ed emotivo (da che il lockdown ha ceduto alla lenta e graduale riapertura delle attività), è stato notevole e ancora oggi, talvolta, il timore rischia di prendere il sopravvento. Tuttavia i presupposti sembrano donare buona speranza e l’esperienza di ognuno può essere da monito e fare da guida:

Inizialmente è stato tutto strano”, confessa sospirando la terapista: “il timore c’era nonostante i casi a Vasto fossero relativamente limitati, perché le notizie e il rischio di contagio sempre dietro l’angolo non lasciavano presagire nulla di buono. Tuttavia v’era la necessità di ripartire e anche il desiderio di adattarsi per affrontare una nuova sfida.”

Un velo di preoccupazione sembra scendere sul viso: “Il lavoro ha certamente subito uno shock, dato che allo scaglionamento degli appuntamenti (che già limita il numero di presenze), si aggiunge una psicosi generalizzata che costringe le persone a scegliere di sopportare il dolore o gestirlo con antidolorifici, piuttosto che affidarsi alle dovute cure. A ciò si aggiungano le spese di sanificazione in genere e dei condizionatori nello specifico , i dispositivi di sicurezza, i disinfettanti ecc., e il dado è tratto.”

Il suo sorriso, tuttavia, non lascia spazio a pensieri nefasti: “Il mio umore svetta radioso e la fiducia resta inalterata. Sono convinta che per ogni fase drammatica, ve ne sia una di ripresa straordinaria in cui l’umanità abbia il desiderio di gettare alle spalle i brutti ricordi e ricominciare a vivere.”

In seguito ad un problema che la coinvolse personalmente, Valentina iniziò gli studi di fisioterapia. Da allora non ho mai smesso di reinvestire in formazione e corsi: “La riabilitazione naviga in infiniti labirinti che non escludono mai l’aspetto umano e la comprensione delle complesse dinamiche emotive alla base di molti processi di guarigione. Mi affascina il corpo umano, l’interazione di questa macchina perfetta con la mente, e il cardine che muove la mia passione è il sollievo se non addirittura, lì dove possibile, la totale regressione della sintomatologia dolorosa che affligge il paziente che si affida alle mie cure.”

La riapertura dello studio, nell’immediato post quarantena, ha imposto l’esigenza di riorganizzare il lavoro adeguandosi alle nuove norme di sicurezza: “La ripartenza è stata condizionata soprattutto dalla gestione dell’agenda, costringendomi a dilatare il tempo tra un appuntamento e l’altro affinché le routinarie operazioni di sanificazioni non venissero compromesse”, spiega serenamente Valentina: “e anche per evitare che i pazienti in uscita incontrassero quelli in entrata.”

Durante l’intera intervista la dottoressa accenna spesso alla prevenzione come arma vincente: “Personalmente mi adopero all’utilizzo di camici monouso, mascherine fp2, occhiali e visiera. Di contro, ai pazienti misuro sempre la temperatura prima di iniziare la consueta terapia e chiedo loro di sanificare le mani.”

Data la necessità di trattare il paziente anche manualmente, la distanza sociale di sicurezza non sempre può essere fedelmente rispettata: “Proprio perché spesso la tipologia di terapia non permette la distanza minima di un metro, ho adottato una serie di precauzioni che non lasciano margini di rischio e possibilità di trasmissione del virus.”

Trovi che le normative vigenti limitino il tuo lavoro?

Con la giusta organizzazione tutto è possibile, e lì dove alcuni vedono limiti, altri vedono opportunità. È una questione di punti di vista.”

La Del Lupo osserva che la serenità talvolta non è data tanto dal sapere che il virus è sparito, quanto imparare a conoscere i modi per convivere al meglio con la minaccia: “Alcuni pazienti sono sereni altri lo erano un po’ meno, ma con il tempo anche quest’ultimi hanno riacquistato quel senso di tranquillità che contraddistingueva le nostre esistenze prima della pandemia. Le rigide precauzioni che ho adottato e che diventano una forma di cautela per me ma soprattutto per coloro che si affidano alle mie cure, tranquillizzerebbero chiunque.”

La prudenza non è mai troppa, osserva, e chiaramente risulta essere l’unica arma che permette un pronostico futuro: “Un bilancio economico a breve mi sembra azzardato, e per quanto le difficoltà non manchino (così come la paura per l’ipotesi di una seconda ondata in Autunno), sento un generale desiderio di ripartenza, una buona energia che mi dona fiducia e lascia buona speranza per il futuro di tutti. In fin dei conti siamo noi a fare la differenza, e abbiamo già dato ampia prova, in questi mesi ultimi, della nostra innata capacità di adattamento e fantasia nel reinventarci.”

Orgogliosa sottolinea: “Gli italiani sono famosi nel mondo per estro e fantasia, e se i nostri nonni hanno ricostruito un paese distrutto dalla guerra, a noi l’arduo compito di ricostruire un’economia che ci vorrebbe moribondi in un angolo, ma che non l’avrà vinta.

Infine sorride e conclude: “Tra non molto tutto questo sarà solo un triste ricordo. Basta avere buon senso e continuare a rispettare le norme che hanno disciplinato le nostre vite fino ad oggi.”