​"Mia figlia studierà a casa, non voglio rischiare eventuali contagi"

"Per chi ha problemi la probabilità di avere gravi ripercussioni in caso di infezione è altissima"

Attualità
mercoledì 02 settembre 2020
di Lea Di Scipio
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​"Mia figlia studierà a casa, non voglio rischiare eventuali contagi" © personale

VASTO. La scuola sta per riaprire le sue porte nonostante le tante difficoltà per ottemperare alle misure previste nel fronteggiare i rischi legati alla pandemia.

In Abruzzo il ritorno ai banchi è previsto il 24 settembre (Leggi) e le famiglie si stanno preparando ad un evento che desta non poche preoccupazioni.

Distanze, mascherine, trasporti pubblici ancora incerti (Leggi), cui si aggiunge la possibilità che si renda necessario un nuovo lockdown con il conseguente ritorno alla didattica a distanza.

La scuola ai tempi del Covid, insomma, sembra aver assunto le sembianze di una corsa ad ostacoli.

Ed è in questo clima che in molti si stanno organizzando per la cosiddetta “educazione parentale”.

Numerosi sono i gruppi social in cui genitori e docenti si stanno da mesi confrontando sul tema.

Abbiamo per questo deciso di approfondire la questione intervistando Nicoletta. Quest'ultima, originaria di Casalbordino e residente da anni a Torino, è mamma di Silvia che quest'anno si appresta a frequentare la quarta elementare in modalità, appunto, "homeschooling".

In cosa consiste l'educazione parentale?

I genitori rinunciano a fare frequentare la scuola ai figli e si prendono direttamente carico di assolvere all'obbligo di istruzione sancito dall'art. 34 della nostra Costituzione. Tali genitori possono farlo sia direttamente, sia avvalendosi di aiuti esterni e ad ogni fine anno scolastico il minore sostiene un esame con il dirigente di riferimento, per verificare che effettivamente l'istruzione sia stata impartita. Il Ministero dell'Istruzione prevede esplicitamente tale tipo di istruzione e lo regolamenta in maniera precisa, per evitare che essa possa essere usata come modo per non assolvere all'obbligo di istruzione dei figli.

Perché le famiglie scelgono l'educazione parentale?

Prima, generalmente, lo si faceva perché l'istruzione veniva concepita diversamente da come la si impartiva nella scuola.

Oggi, in epoca Covid, molte famiglie, che fino allo scorso anno scolastico avevano iscritto i propri figli nelle scuole, si apprestano a chiedere l'istruzione parentale per motivi di salute.

In breve, coloro che hanno al loro interno membri con fragilità di salute, stanno decidendo di occuparsi a casa dell'educazione dei figli per diminuire il più possibile il rischio di essere infettati da un virus che, come si è visto, attacca in maniera più grave chi ha già problemi di salute pregressi.

Sui social sono spuntati diversi gruppi ai quali hanno anche aderito molti docenti. Quali sono in breve le diverse posizioni, in particolar modo quelli emersi dai docenti?

Molti di questi gruppi richiedono a gran voce la possibilità di ricorrere alla didattica a distanza per tutti quegli insegnanti o ragazzi che, avendo un problema di salute la preferiscono, senza l'esclusione di nessun grado di istruzione (quindi anche per elementari e medie).

Gli insegnanti sono preoccupati per la mancanza delle basilari forme di prevenzione in atto in ogni altro luogo di lavoro, fome distanziamento, mascherine e ricambio dell'aria. Forse a Vasto si potranno anche aprire le finestre diverse ore al giorno a gennaio, benché non ricordi fosse particolarmente piacevole farlo neppure mezz'ora al giorno, ma qui a Torino già da novembre comincia a fare freddino.

Sappiamo tutti che il metro statico in luogo chiuso non è sufficiente per evitare il contagio, tanto che solo nelle scuole (elementari e medie) stando ad un metro di distanza si possono non indossare le mascherine.

Se insieme, alcuni docenti e genitori, stanno lottando per chiedere la libera scelta tra DaD e lezioni in presenza per le scuole di ogni ordine e grado, le loro strade in parte si dividono nel momento in cui tale possibilità viene negata.

Da un lato molti docenti cercano di farsi riconoscere l'appartenenza alla categoria di lavoratori fragili per evitare il rientro in aula (ammesso che riescano ad evitarlo), dall'altra i genitori valutano di ricorrere all'istruzione parentale.

Qual è la sua opinione in merito e come intende organizzarsi?

Personalmente, ricorrerò all'istruzione parentale perché avendo fragilità di salute non mi sento di rischiare la serenità della mia famiglia per mandare mia figlia a scuola con le misure di prevenzione che sono state decise.

Riconosco che ognuno debba valutare i rischi che un'infezione da Covid19 potrebbe fare correre alla propria famiglia e quindi decidere serenamente di conseguenza. Penso che molti genitori che non hanno problemi di salute in famiglia facciano bene a mandare i figli a scuola, poiché per ora sembra che il rischio per le persone sane non sia zero, ma neppure molto alto. Per chi ha problemi, invece, la probabilità di avere gravi ripercussioni in caso di infezione è altissima e mi stupisco che lo Stato non si preoccupi di questi soggetti più deboli.

Sono però contenta di avere la possibilità di fare homeschooling con mia figlia, anche perché è una realtà sulla quale mi ero già informata all'inizio del suo percorso di studi e, sebbene la avessi scartata per darle maggiori possibilità di socializzazione, ritengo che sia molto valida e rispettosa dei ritmi di apprendimento del bambino, a patto di voler veramente mettersi in gioco nell'attuarla al meglio.