Aule superiori vuote: “Pronti alla Dad, ma non può sostituire la presenza”

Intervista tra i banchi vuoti alla dirigente dell’Itset Pailizzi di Vasto, Nicoletta Del Re

Attualità
mercoledì 28 ottobre 2020
di Lea Di Scipio
Superiori vuote: “Pronti alla Dad, ma non può sostituire la presenza”
Superiori vuote: “Pronti alla Dad, ma non può sostituire la presenza” © vastoweb.com

VASTO.Gli studenti erano contenti di essere tornati a scuola. Volevano frequentare in presenza e non volvano la Dad, e lo hanno dimostrato in tutti i modi, anche indossando le mascherine tutto il tempo. Io stessa li ho sollecitati, infatti, a farlo sempre, anche se linee-guida le raccomandavano solo in movimento o quando si parlava. Hanno dimostrato grande senso di responsabilità e oggi mi sento di rivolgere loro un grazie di cuore per come si sono comportati in questo mese di scuola”.

Così racconta la dirigente dell’Itset Pailizzi di Vasto, Nicoletta Del Re, in un’intervista tra banchi rimasti vuoti, in un aula ritinteggiata e accuratamente attrezzata per assicurare la giusta distanza.

È durata davvero poco, per ora, l’avventura del nuovo Anno scolastico. Dopo un entusiasta rientro nelle aule, dopo i tanti sforzi che ciascun istituto ha fronteggiato per il corretto adeguamento, peraltro a fatica, a causa di disposizioni spesso a singhiozzo, è arrivato l’ultimo decreto del Governo.

E l’ordinanza in Abruzzo prevede la sospensione delle attività “dal 28 ottobre 2020 sino al termine di vigenza del riferito Dpcm del 24 ottobre”.

“Guardando la curva dei contagi era una cosa che prima o poi sarebbe dovuta accadere. Non me lo aspettavo così presto e speravo che non si sarebbe arrivati a questo momento. Noi dirigenti, insieme al personale, abbiamo fatto di tutto per riaprire in sicurezza. Per fortuna non abbiamo avuto casi e la vita scorreva tranquilla. Quando ho cominciato a paventare l'ipotesi che si poteva arrivare alla chiusura, i ragazzi hanno espresso tristezza e la voglia di continuare a frequentare la scuola che rimane presidio importante non solo per la cultura, ma anche per la formazione umana e sociale”.

E alla domanda se la didattica a distanza è effettivamente sufficiente a dare la possibilità di avere un'istruzione che sia davvero uguale per tutti, ecco cosa ha risposto: “Per quanto riguarda la didattica digitale abbiamo fatto non passi, ma veri e propri balzi in avanti. L'anno scorso, nel giro di una settimana, abbiamo messo su un nuovo modo di fare scuola e quest'anno avevamo cominciato proprio seguendo le linee guida del ministero a portare avanti la cosiddetta Didattica Digitale Integrata. Ciò significa che tutto il patrimonio che avevamo acquisito l'anno scorso sul campo diventava la base su cui fondare un nuovo modo di fare Didattica. Eravamo quindi felici di raccogliere il frutto di un lavoro già sperimentato sul campo e di poterlo integrare con la didattica tradizionale. Utilizzare, invece, la modalità a distanza al 100% è un'altra cosa. Ora stiamo lavorando per riorganizzare di nuovo la didattica a distanza che è diversa da quella digitale integrata, perché la prima cerca di colmare un vuoto e di assicurare un diritto sancito dalla Costituzione, ma non può essere paragonata assolutamente alla didattica in presenza. E mi riferisco non solo al triennio finale, ma anche alle classi prime e seconde che già hanno vissuto un anno a metà e ora si ritrovano di nuovo a viverlo in una modalità inconsueta. Mi auguro che questa situazione possa finire presto e soprattutto che sia consentito alle scuole di organizzare una bella percentuale in presenza, perché questo ci darebbe l'opportunità di gestire meglio le situazioni”.