"La Balenottera Mar", una favola per tutti: dall'airgun alle migrazioni delle balene

Un testo ispirato allo spiaggiamento dei capodogli del 12 settembre 2014

Cultura
Vasto giovedì 13 settembre 2018
di Sara Del Vecchio
Presentazione del libro
Presentazione del libro "La Balenottera Mar" © Vastoweb

VASTO. Un libro per ricordare lo spiaggiamento dei 7 capodogli sulla spiaggia di Punta Penna avvenuto nel 2014. Tommaso di Francesco e Mauro Biani hanno realizzato una favola per bambini adatta anche agli adulti, un'opera che richiama l'attenzione e sollecita chi ci comanda a pensare alla salute dei nostri mari e alle creature che lo popolano. "Una favola - spiega Di Francesco - che vuol combattere le sciocchezze che ogni giorno leggiamo, in un'epoca in cui siamo sopraffatti da notizie tutte uguali e da strumenti che illudono e promettono la felicità immediata. Questa è una favola vera".

Una sorta di ossimoro allora, di cui si è parlato ieri sera presso la Nuova Libreria in piazza Barbacani, alla presenza di Stefano Taglioli, Serena Giannico e Franco Sacchetti che hanno sollecitato uno degli autori, Di Francesco appunto (l'altro non è potuto essere presente) a raccontare le motivazioni più profonde che lo hanno spinto a realizzare questo racconto.

"La scrittura deve tornare ad essere un artigianato, questo libro è un'occasione di vivere insieme la cronaca, la favola e la poesia. La tragedia dei Capodogli ricorda la disperazione e il disorientamento dei nostri giorni con persone che fuggono dai paesi pieni di guai".

I due autori si sono ispirati ai fatti realmente accaduti: l'animale, la balenottera Mar rimanda ad un protagonismo umano e - spiega Di Francesco - "io ho provato a restituire dignità alle balene , testimoni dei disastri millenari dell'uomo. Nella storia accade che gli animali si ribellano, purtroppo nella realtà questo non avviene: ho fatto incontrare il disorientamento della balena che diventa sorda a causa delle trivellazioni e la speranza di un bambino profugo che si è salvato".

Perché ispirarsi proprio a questa tragedia, è stata una delle domande iniziali poste all'autore: "perché mi chiamava in causa, mi sono sentito responsabile dello spiaggiamento a Punta Penna".

Di Francesco ha confermato che il mare per lui rappresenta una scoperta continua essendo un uomo di montagna ma "il mare dev'essere il luogo della democrazia, è uno spazio grande che ci interpella." Perché chiamare la balenottera Mar, proprio come il mare? Perché non dobbiamo temere le cose scontate, ha detto serenamente Di Francesco, proprio come una balena simbolo ed emblema del mare.

Nel testo la storia si svolge raccontando la migrazione delle balene, chiaro riferimento alla storia migratoria degli esseri umani, con la differenza che noi uomini dimentichiamo il nostro passato, mentre le balene no, non scordano i loro viaggi di mare in mare. Un parallelismo forte, ribadito anche durante la serata dall'autore che si schiera nettamente contro chi afferma di "aiutare i migranti a casa loro". Nella favola leggiamo la storia umana attraverso gli animali: "la balenottera incontra i disperati quelli che vengono aiutati dai volontari e non dai governi."

Infine c'è spazio anche alla poesia, attraverso la quale si raccontano i trabocchi, molti dei quali, è l'appello dell'autore, andrebbero salvati. Lungo la nostra costa ce ne sono di dismessi, di impraticabili ma vanno tutelati perché testimoniano la stagione antica del rapporto dell'uomo con il mare. I trabocchi osservano impassibili quello che accade, rimangono fermi e proteggono la protagonista.

"I responsabili della tragedia però, conclude Di Francesco, "anche nel libro rimangono zitti, impuniti e noi stessi non abbiamo alcun potere se non quello di dare il buon esempio."