Pressione fiscale, l'allarme Confesercenti per la sopravvivenza delle piccole imprese

Le aziende abruzzesi e molisane tartassate dalle rigide maglie della lotta all'evasione fiscale

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Vasto martedì 18 febbraio 2020
di La Redazione
Piccole imprese
Piccole imprese © Agenpress

ABRUZZO. Sono soprattutto le Piccole aziende, quelle con meno di dieci dipendenti, che costituiscono il 95% delle imprese italiane, ad essere prese di mira dalla fiscalità dello Stato. I Governi che in Italia si susseguono, si accaniscono contro di esse introducendo, spesso, meccanismi burocratici e innovazione tecnologica distorti per la lotta all’evasione fiscale.

La Presidenza di Fiesa Confesercenti Abruzzo e Molise sollecita l’istituzione urgente di un tavolo di confronto con il Governo per giungere ad un taglio consistente della pressione fiscale e adottare azioni che possano essere utili a evitare di mettere in ginocchio e soffocare le imprese.

Le aziende con meno di dieci addetti sono il cuore produttivo dell’Italia. Ad esclusione dei lavoratori del pubblico impiego, queste realtà danno infatti lavoro al 47,2% degli addetti, producono il 31,4% del Pil e il 7% dell’export nazionale.

Gli aumenti di tassazione registrati negli ultimi anni sono da attribuire, in particolar modo, all’aumento dei contributi previdenziali in capo ai lavoratori autonomi, all’introduzione della Tassa unica Imu-Tasi. Ma possiamo aggiungere anche l’introduzione del Poss, dello Scontrino elettronico e della Fattura elettronica, della lotteria degli scontrini, tutte cose che generano un aumento consistente dei costi aziendali. Per la Piccola impresa con 2 soci e 10 dipendenti, la pressione fiscale per reddito di 100mila euro al lordo dei compensi degli amministratori pari a 60mila euro supera abbondantemente il 65%.

Un’azione necessaria, per esempio, dovrebbe essere la lotta all’elusione fiscale. «È facile far pagare meno quando si eludono le imposte, quando si esercita abusivamente l’attività e quando non ci sono costi di transazione per piccoli importi – ha dichiarato Vinceslao Ruccolo, Presidente di Fiesa Confesercenti Abruzzo e Molise – Esercizi commerciali e piccoli imprenditori sono schiacciati da questa concorrenza sleale e non possono più sopportare altra burocrazia, adempimenti o nuove tasse. Le piccole imprese dell’artigianato alimentare, del commercio, dei servizi, della ristorazione e degli esercizi di vicinato, sono una risorsa; non possono essere il bancomat del Governo».

Per la Presidenza di Fiesa Confesercenti Abruzzo e Molise, occorre avere la forza ed il coraggio di dire basta a questo stato di cose perché anche le piccole imprese hanno il diritto di vivere, non piuttosto di sopravvivere o, addirittura, morire in una economia asfittica.

«Bisogna avere il coraggio di dire no a progetti finanziari dei governi che non tutelano le Piccole imprese e mettono a rischio vitalità, bellezza e sicurezza del nostro territorio – conclude Ruccolo – La Finanziaria dello Stato rischia di dare il colpo di grazia alle PMI, che rappresentano il tessuto connettivo del Paese. Tutto questo senza mettere mano ai nodi veri: la grande evasione, il sommerso, l’elusione fiscale operata dai grandi colossi del web».