Interrogazione di Castaldi sulla Sevel, la risposta del Mise: "Ci saranno 130 assunzioni"

LAVORO mer 01 dicembre 2021

Ministero: "Sottoscritto un accordo avente ad oggetto il ricorso da parte di Stellantis al contratto di espansione che riguarda le diverse società del gruppo"

Lavoro ed Economia di La Redazione
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Sevel ©Vastoweb
Sevel ©Vastoweb

VASTO. Dopo l'incontro tenuto con la viceministra Todde lo scorso 9 novembre, Gianluca Castaldi ha presentato e discusso una interrogazione sulla crisi aziendale dell'indotto Sevel:  

"Premesso che: la Ducato della Sevel, azienda ubicata ad Atessa, nel territorio abruzzese della Val di Sangro (Chieti), è oggi parte importante del grande gruppo multinazionale Stellantis (derivata dalla fusione di FCA con la Peugeot), proprietaria di uno stabilimento gemello in Polonia;

alla Sevel di Atessa si parla da settimane di esuberi, 700 lavoratori a rischio sui 6.000 circa che sono impiegati nello stabilimento. Nel frattempo a Gliwice, in Polonia, una vecchia fabbrica PSA dove si costruivano le Opel Astra del produttore tedesco che fa parte del gruppo Peugeot e quindi adesso Stellantis, sta per completare la riconversione verso i furgoni. In pratica, il furgone FIAT Ducato, fino ad oggi costruito alla Sevel in Italia (nello stabilimento più importante d'Europa in materia di veicoli commerciali leggeri), verrà prodotto pure in Polonia insieme agli altri furgoni di Peugeot e Citroen;

in Polonia, anziché partire con le nuove produzioni ad aprile 2022, si anticipa a febbraio 2022. Ed anziché parlare di tagli di personale, si parla di nuove assunzioni proprio perché il mercato dei furgoni è in netta ripresa. I sindacati italiani temono dunque che la delocalizzazione in Polonia di nuove produzioni sia praticamente la sottoscrizione di un processo già avviato di ridimensionamento dell'area produttiva Sevel e produzioni collegate;

considerando che:

gli ampliamenti e gli adeguamenti tecnologici programmati da imprese di grandi dimensioni non possono essere finanziati né da fondi comunitari (regolamento (UE) n. 1058/2021 relativo al fondo europeo di sviluppo regionale e al fondo di coesione), né da fondi nazionali. Ciò significa che in un periodo di crisi post COVID e di implementazione tecnologica, in cui sono necessari ingenti investimenti, le imprese di grandi dimensioni, che nei territori del Centro-Sud sostengono l'occupazione, non possono accedere a tali aiuti. Quest'impossibilità favorisce la delocalizzazione di imprese multinazionali in aeree europee economicamente più svantaggiate (articolo 107, paragrafo 3, lettera a) del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea): un limite che rischia di creare gravi problemi proprio a una delle più grandi aziende europee produttrice di veicoli commerciali leggeri, come la Ducato della Sevel. Per lo stabilimento gemello in Polonia non sussistono limiti dimensionali per l'erogazione degli aiuti a finalità regionale;

con un ridimensionamento dello stabilimento di Atessa e la contestuale delocalizzazione della produzione di veicoli commerciali leggeri vi è il rischio concreto di un impoverimento territoriale, non solo per l'occupazione, bensì per la ricerca di nuovi prodotti, di nuovi mercati di sbocco e per la ricerca di nuovi progetti nel settore dell'automotive alla luce anche del PNRR;

in Polonia vi sono le zone economiche speciali (ZES) ovvero aree amministrativamente distinte all'interno del territorio polacco, destinate alla conduzione di attività economiche a condizioni favorevoli e dotate delle infrastrutture necessarie all'avvio di un'attività d'impresa. Le 14 ZES saranno attive fino al 31 dicembre 2026. Ed è evidente che le ZES che hanno una forma di tassazione agevolata fanno gola anche a Stellantis;

la multinazionale Stellantis ha sede legale ad Amsterdam, sede operativa a Lijnden. È bene ricordare che l'Olanda è "meta fiscale" di moltissime multinazionali perché è un "buco nero" che, ogni anno, risucchia dai Paesi membri fino a 72 miliardi di euro di profitti aziendali. Di questi, quasi 10 miliardi di euro finiscono al fisco olandese, il resto rimane nelle casse delle multinazionali. Dalla sola Italia spariscono ogni anno profitti per quasi 30 miliardi di euro e di questi più di 3 miliardi finiscono in Olanda che, in questo modo, sottrae quasi un miliardo di euro all'anno al fisco italiano,

si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto;

quali iniziative di competenza intenda assumere per scongiurare la delocalizzazione dello stabilimento e prevenire così un impoverimento certo della val di Sangro, tenuto conto anche dell'indotto della Sevel;

quali iniziative di competenza intenda assumere affinché si vada all'apertura immediata di un negoziato, presso gli organismi competenti dell'Unione europea, al fine di eliminare il vincolo alle grandi imprese operanti nelle aree di cui all'articolo 107, paragrafo 3, lettera c), del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

se e con quali strumenti si ritenga di intervenire nell'ambito dell'Unione europea per il superamento dell'attuale disomogeneità tra i regimi fiscali nazionali e la conseguente concorrenza fiscale aggressiva, al fine di contrastare gli effetti distorsivi arrecati al mercato unico e recuperare risorse per contrastare l'emergenza economico sociale in atto".

Questa la risposta del Ministero (Mise):

"Con riferimento agli atti di sindacato ispettivo in oggetto, sentita la Direzione Generale competente del Ministero dello sviluppo economico, si rappresenta quanto segue.
I Senatori interroganti fanno riferimento alla situazione degli stabilimenti Stellantis presenti in Italia, con particolare attenzione agli stabilimenti di Termoli e di Chieti, nonché allo stabilimento Sevel di Atessa, e chiedono: iniziative per salvaguardare i livelli occupazionali, iniziative per scongiurare la delocalizzazione dello stabilimento Sevel, nonché la convocazione di un tavolo con la dirigenza e le rappresentanze sindacali al fine di far luce sui piani industriali. In via preliminare, è opportuno sottolineare che il settore automotive è strategico per l'economia nazionale.

Com'è noto, tuttavia, tale settore negli ultimi tempi sta affrontando alcune difficoltà, tra cui quella concernente l'aumento dei costi delle materie prime e l'approvvigionamento di semiconduttori, che incide sui volumi di produzione. In questo scenario, gli stabilimenti Stellantis ricoprono un ruolo fondamentale, sia in termini produttivi che occupazionali.

È necessario, dunque, monitorare costantemente le scelte del gruppo — sia sotto il profilo del piano industriale, sia sotto il profilo del ruolo attribuito agli stabilimenti italiani negli asset del gruppo — e richiamare il gruppo stesso agli impegni assunti. Sullo specifico fronte occupazionale, è stato interpellato il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il quale ha rappresentato che in data 22 settembre 2021 si è svolta, in modalità cali conference, una riunione tra i rappresentanti dello stesso Ministero, i vertici aziendali del gruppo Stellantis e le rappresentanze sindacali dei lavoratori, per l'esame congiunto della situazione aziendale, ai sensi dell'art. 24 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, recante il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali. All'esito dell'incontro, le Parti hanno sottoscritto un accordo avente ad oggetto il ricorso da parte di Stellantis al contratto di espansione che riguarda le diverse società del gruppo. Nello specifico, l'accordo contempla i seguenti interventi: avvio di un programma di assunzioni ricercando specifici profili professionali compatibili con il piano aziendale per un numero complessivo di almeno 130 inserimenti."
 

 

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