Credito sociale nei Comuni: la ricetta

Vasto mercoledì 09 gennaio 2019
di Claudio de Luca
Comune di Vasto
Comune di Vasto © Web

ABRUZZO. Il mio interlocutore ne è convinto, al punto di pensare che la maggioranza dei ‘comunisti’ (termine inteso nel senso di persone dimoranti in un comune) approverebbe il ‘credito sociale’ che – a suo dire – consisterebbe in una drastica rinuncia alla ‘privacy’ in alternativa ad una maggiore sicurezza in una comunità dove sia garantita la ‘qualità etica’ del prossimo. In un mondo simile, dice l’amico, ogni azione della nostra vita dovrebbe essere controllata, schedata e valutata con un punteggio. Dopo di che, sulla scorta di una classifica, la nostra reputazione potrebbe essere premiata o condannata. Per dirla in breve, nelle Nazioni in cui il ‘credito sociale’ è già operante, il punteggio non sarebbe mai uguale per tutti; ma – a seconda del comportamento di ciascuno – crescerebbe o calerebbe. Se lievitasse, darebbe vantaggi; se scemasse, se ne riuscirebbe ostacolati. Come? Incontreresti difficoltà nel vedere ammessi i figli in una scuola oppure il tuo ‘internet’, dopo di essere diventato lento, addirittura ti verrebbe negato. Insomma i punteggi bassi ti inibirebbero tutta una serie di piccole agevolazioni.

Ma, per ottenere risultati del genere, l’Ente locale dovrebbe essere fornito di informazioni da incrociare grazie all’intelligenza artificiale che, di seguito, bloccherebbero ciascuno nel conseguimento di tutta una serie di ‘benefit’. Nel caso di specie il p.c. di un Ente dovrebbe raccogliere ogni informazione possibile, compreso il rispetto delle regole stradali, le grane con la Polizia locale e con i tributi e le tasse comunali. Sarebbe possibile sfuggire a questa ragnatela? No perché la localizzazione, in tempo reale (e, quindi, la piena custodia su ogni comportamento), sarebbe possibile grazie ai telefoni cellulari. E, dove non arriverebbe la tecnologia, ci sarebbe sempre un sistema informativo reso concreto dai volontari e dai cittadini pagati per riferire ogni attività inusuale alla Polizia locale. Ne verrebbe fuori un ‘app’ che permetterebbe a tutti di tradire il vicino di casa, incrementando – nel contempo – il numero dei dati utili a giudicare.

Cosa mancherebbe, secondo il mio ’folle’ interlocutore, oltre a questi sistemi, per far diventare tutti ‘cittadini-modello’, visto che il sistema è concepito per migliorare il comportamento della gente e per stimolare la fiducia delle istituzioni? E’ semplice: ciò che manca è proprio la fiducia nelle istituzioni locali che sarebbero le prime a non volere attività di questo genere sulla scorta del noto principio: la legge è uguale per tutti; ma per l’amico non si applica, si discute. Questo soprattutto nei nostri Comuni dove la risoluzione di un problema diventa una variabile scarsamente dipendente dalla regola. Eppure la grande Cina controlla così un miliardo e mezzo di persone; ed in Venezuela è sbarcata la ‘carta-virtù’ a punti. Potreste obiettare che si tratta di Paesi comunisti e socialisti; ma il fatto è che persino negli Stati uniti c’è chi vorrebbe copiare l’idea (e si tratta del candidato democratico alle elezioni del 2020).

Nei nostri Comuni purtroppo non è così, perché i primi a commettere infrazioni sono proprio certi nostri Sindaci (fatte, naturalmente, le dèbite eccezioni). C’è quello che diffonde un’ordinanza sui consumi proibiti d’acqua (e, poi, per riempire la piscina di casa, si attacca abusivamente ad un pozzetto pubblico); c’è quello che fa pagare le occupazioni di suolo pubblico a seconda dell’identità dell’occupante; c’è quello che pretende che lo ‘scuolabus’ arrivi fin sull’aia della masseria dell’alunno per evitare ai genitori (che votano per lui) di andare a prenderlo sulla strada pubblica; c’è quello che dice “Qui comando io e si fa quello che voglio!” e c’è persino chi – dopo una scossetta di terremoto – si fa certificare dal proprio apparato amministrativo che c’è stata una caduta di pezzi del solaio di casa sul letto matrimoniale. Figurarsi quanto, per personaggi simili, possa valere il cosiddetto ‘credito sociale’ auspicato dall’amico interlocutore. “Deus dementat quos perdere vult” (Dio fa impazzire chi vuole perdere), non certo i Sindaci ‘pro tempore’.

Claudio de Luca