Autonomia differenziata, politica a stantuffo

Vasto martedì 14 maggio 2019
di Claudio de Luca
Autonomia differenziata
Autonomia differenziata © Termolionline.it

Nessuno sembra preoccuparsi dello stato di salute del Meridione d’Italia, sottolineato ‘ad abundantiam’ dai dati diffusi dall'ultimo rapporto dello “Svimez”: 1,8 milioni di persone negli ultimi sedici anni hanno lasciato il Sud, diretti o al Centro-Nord oppure all'estero. Di essi, 600 mila sono giovani (tra i 15 ed i 34 anni). E non c’è da sorprendersi, perché il Sud ha un tasso di occupazione del 44,5% a fronte del 67,3% dell'Italia del Nord. Un altro dato assai significativo è la fuga degli studenti universitari meridionali (sono stati ben 175mila nel solo anno accademico 2017-‘18); e questa cifra è costata alle regioni meridionali circa 3 miliardi di euro di minori consumi, facendo perdere all’intera àrea lo 0,4% del Pil.

A questo punto non sarebbe necessario chiedere al Ministro degli Interni Salvini il medesimo rigore utilizzato nei confronti dell'immigrazione per riportare la legalità nel Meridione? E non sarebbe giusto domandare al Ministro dello sviluppo economico di investire, anziché nel reddito di cittadinanza, in una sorta di “Piano Marshall” per creare attività economiche e, quindi, posti di lavoro al Sud? Gli stessi ‘Governatori’ del Veneto e della Lombardia dovrebbero pretenderlo per il bene delle loro medesime regioni; e ciò prima di incaponirsi nella richiesta di una velleitaria autonomia. Il Paese deve salvarsi nel suo complesso, diversamente continuerà ad arretrare.

Un riassetto istituzionale generale concreta un provvedimento quanto mai complesso, comunque tale da imporre l’apprestamento di provvedimenti ‘ad hoc’ nell'ambito di un impianto sicuramente incardinato nell'assetto istituzionale. Ne consegue che, per evitare presumibili scogli parlamentari, sia auspicabile maturare regole in grado di attingere un consenso comune il più ampio possibile. Al contrario, ove si proceda a tentoni, la discussione finirebbe facilmente per arenarsi; e, nel caso della cosiddetta autonomia differenziata, a baloccarci in una inutile diatriba vertente sulla dislocazione delle risorse pubbliche tra Nord e Sud anziché tendere a nuove modalità volte all’attingimento di un nuovo assetto che, dal sempiterno assistenzialismo pro-Meridione, porti alla promozione dello sviluppo di quest’area. Perciò le fughe in avanti, e le retromarce, non potranno mai agevolare l’auspicato colpo di reni che, avvicinando l’area dello Stivale a quella del Nord, permetta l’attivazione di una ripresa dell’intera Nazione.

L'autonomia differenziata regionale è un classico esempio della politica “stantuffata”, fatta di fughe in avanti stoppate da retromarce nei fatti. La stessa cosa è avvenuta (come si ricorderà) sulla regolamentazione dei ‘rider’ e sulla chiusura domenicale degli esercizi commerciali. Si è partiti soffiando nelle trombe dell’ “Aida” e si è finiti poi nelle sabbie mobili perché certi provvedimenti impongono studi e confronti bene prima di andare alla risoluzione concreta. Lo stesso è per l'autonomia regionale, argomento su cui non era difficile prevedere la necessità di una trattativa tra Roma e le singole Regioni. Ed ecco perché la scorciatoia adottata presentemente è finita su di un binario morto.

Un riassetto istituzionale di tale portata necessita di un provvedimento generale, collocato nell'ambito di un impianto adeguato rispetto all'intero assetto istituzionale, per concludersi infine con un voto del Parlamento, conseguendo un consenso il più ampio possibile. Invece si è proceduto (come troppo spesso fa questo Governo) come i dilettanti allo sbaraglio della “Corrida” televisiva col risultato che la discussione si è arenata sulla dislocazione delle risorse pubbliche tra Nord e Sud anziché rilanciare su come passare - in Meridione - dal sempiterno assistenzialismo alla promozione dello sviluppo. Difatti è proprio da un colpo di reni dell’area dello Stivale che può arrivare quella porzione di ripresa nazionale che il Nord fatica a realizzare.

Claudio de Luca