Legislatura 2013-2018: poche iniziative per Comuni e territori

Vasto mercoledì 17 luglio 2019
di La Redazione
Il Parlamento
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ROMA. Pressoché tutte le proposte di legge del Senato e della Camera concernono soltanto marginalmente i temi del Mezzogiorno e della Finanza locale. Quest’ultima raccoglie un gradimento dello 0,2%; il Sud d’Italia e le aree depresse fanno appena lo 0,3%. Ne dà atto l’Ufficio valutazione d’impatto di Palazzo Madama in uno studio secondo cui – tra il 15 di marzo 2013 ed il 22 di marzo del 2018 – i senatori hanno parlato soprattutto dei delitti e delle pene: due argomenti che hanno collezionato il 17,4% delle proposte. La Sanità ha accusato una rivisitazione solo di recente, grazie ai ‘guai’ del Molise; ma, fino a qualche mese fa, aveva superato di poco l’8%. Soltanto l’Alleanza liberal-popolare si era concentrata sull’argomento, assieme a Forza Italia che ne aveva condotto le vicende al 12,6%. L’M5s si occupa soprattutto del tema-Giustizia, così come pure la Lega. Eppure, alla base del Paese reale (là dove operano i Comuni), i conti non tornano. Si vive sempre più di tagli e di tributi, al punto che non si riesce più ad assicurare i servizi essenziali e – spesso – manco a pagare gli stipendi. Le casse sono vuote e vengono bloccate le spese anche ai fornitori, col risultato che rischiano di chiudere le mense ed i trasporti scolastici, grazie anche all’acquiescenza di quei Sindaci che preferiscono dilazionare i saldi dei crediti anziché fare ’incazzare’ elettori che poi, magari, potrebbero non votarli più. E questo accade soprattutto al Sud. Il clima non è ancora teso. Ma basta poco per giungere ad un punto di rottura. I problemi di liquidità risultano gravi perché l’unica strada praticabile per gli Esecutivi comunali è quella di incassare gli importi dell’Imu alle scadenze. Tutto si regge in grazia di un equilibrio precario secondo cui i creditori s’arrabbiano, ma si tengono buoni i politici; e questi ultimi li rabboniscono facendo balenare le possibilità di ulteriori forniture.

Per il resto c’è un vero e proprio terremoto che sta investendo, da Nord a Sud, la finanza locale degli oltre 8mila Comuni, al punto che i primi cittadini che hanno dovuto dichiarare il dissesto superano il centinaio e 200 quelli pervenuti alla fase del predissesto. Ma almeno questi ultimi possono ‘paracadutare’ i propri conti presentando alla Corte dei conti i cosiddetti Piani di risanamento, decennali o ventennali, allo scopo di evitare il ‘default’. Molti amministratori, per assoluta inesperienza, hanno gestito malamente; ma c’è stata anche la diminuzione delle risorse che arrivano dallo Stato mentre comincia a lievitare la parte concernente gli stipendi dei dipendenti dopo gli anni renziani di blocco degli aumenti. A questo si aggiunga (ciliegina sulla torta) la difficoltà di riscuotere le sanzioni amministrative. Eppure, in molti casi, gli incassi volano, ma le spese in lavori pubblici per la manutenzione stradale lievitano sempre più. Le tabelle ministeriali traducono in cifre le sensazioni quotidiane di tanti automobilisti e motociclisti, alle prese con viaggi sempre più impegnativi nello slalom tra autovelox e buche. L’anno scorso i Comuni hanno raggiunto la cifra di 1,67 miliardi (che raccoglie le sanzioni stradali e quelli di altra tipologia).

Rispetto a 12 mesi prima, l’aumento è stato del 18%, ma anche nel 2016 la stessa voce aveva registrato un +4% dopo la crescita del 9% dell’anno prima. Le ‘multe’, insomma, sono – teoricamente - una delle poche voci in piena salute delle entrate, ma non in quelle degli immobili Comunelli molisani dove gli unici a fare impressione sono gli importi realizzati a Campobasso, in Isernia ed in Termoli. Per tutto il resto d’Italia la geografia sanzionatori è diversificata: l’80,3% degli incassi arriva nei Comuni delle Regioni centro-settentrionali, dove i pagamenti medi (33,7 euro ad abitante, mini-Comuni compresi) sono più che doppi rispetto a quelli conseguiti nel Mezzogiorno (15,9 euro). E così in tutta Italia la cifra che i Comuni dovrebbero incassare (senza che vi riescano) è arrivata a 13,6 miliardi di arretrati (fra imposte, tariffe e ‘multe’). Danaro che farebbe comodo alle Casse delle varie Amministrazioni che – invece – continuano a rimanere vuote.

Claudio de Luca