Comuni all'ombra delle stello e dello spadone

Vasto sabato 17 agosto 2019
di Claudio de Luca
Comune di Vasto
Comune di Vasto © Vastoweb

VASTO. Dopo alcuni anni di assenza di tagli alle risorse comunali, il legislatore é ritornato al passato con cesoie dirette. La restituzione di agibilità alla leva fiscale territoriale è solo un normale ritorno alla normalità ordinamentale e costituzionale, a quella autonomia di entrata e di spesa assegnata dall’art. 119 Cost. Ma il comparto dei Comuni aveva contribuito più degli altri (negli anni) alle politiche di risanamento dei conti pubblici, sia in termini assoluti che proporzionali.

La spesa corrente si è ridotta sistematicamente (-7% dal 2010); il personale comunale si è contratto di circa il 15% in un contesto di nuove funzioni devolute, di riforme da attuare, di oneri burocratici a cui far fronte. La legge di bilancio è quindi sostanzialmente iniqua e introduce a sfavore degli enti una disparità di trattamento rispetto agli altri livelli di governo perché prevede nuovi tagli e non restituisce le risorse sottratte da norme i cui effetti sono conclusi, come invece dovrebbe e come è accaduto per altri comparti oggetto delle stesse norme.

Le richieste fondamentali hanno formato oggetto di un impegno formale in Conferenza Stato-Città ed aa.ll. all’atto della formulazione del parere sul Fondo di solidarietà comunale. Rispetto ai contenuti degli impegni, sono state accolte: la maggiorazione-Tasi, come applicata negli scorsi anni; la reintroduzione della maggiorazione dell’imposta pubblicità e la rateazione degli eventuali rimborsi (sentenza C. Cost. n. 15/2018); la sospensione della progressione della quota perequativa del Fondo di solidarietà comunale; il recepimento dell’accordo del 18 ottobre relativo al finanziamento del “Bando periferie” (che, però, riguarda 96 enti tra Comuni capoluogo e Città metropolitane). Risultano accolte parzialmente:l’anticipazione di tesoreria (ridotta a 4/12 (dai 5/12 costantemente mantenuti negli ultimi anni); l’ulteriore intervento per sostenere il pagamento dei debiti pregressi con il contributo di C. dd.pp.; il concordato mantenimento al 75% (rispetto all’85% previsto dalla normativa vigente) della percentuale obbligatoria di accantonamento al Fondo crediti di dubbia esigibilità (FCDE) che si concretizza, invece, in un aumento all’80%, per di più sottoposto al rispetto di condizioni relative al rispetto dei tempi di pagamento delle fatture commerciali, che rischiano di mettere in maggiori difficoltà proprio gli enti in condizioni di cassa più critiche; il fondo “IMU-Tasi” (che lo stesso Ministero dell’Economia certificò formalmente in almeno 485 milioni di euro) è stato ulteriormente ridotto a 190 milioni. Inoltre, la norma suscita gravi preoccupazioni, in quanto sembra imporre l’utilizzo vincolato a spese di investimento. Infine, non è stata presa in considerazione l’esigenza di rientro dal taglio di 564 milioni subito dai Comuni per effetto del decreto n. 66/2014, limitato nel tempo fino al 2018, mentre crescono gli oneri di parte corrente anche per il rinnovo contrattuale del triennio 2019-21, quantificati in 180 milioni per il solo 2019.

Non viene attivata la promessa ripetizione del riaccertamento straordinario dei residui, utile anche per attutire gli effetti negativi dell’abolizione senza compensazione dei debiti esattoriali 2000-‘10 di importo fino a 1.000 euro (art. 4, dl n. 119/2018), che riguarda quasi esclusivamente i Comuni e che comporterà un peggioramento degli equilibri finanziari di molti enti. Inoltre è stata approvata una riduzione dei carichi fiscali per contribuenti in difficoltà finanziaria ed indicatore ISEE fino a 20mila euro, che non è chiaramente delimitata ai debiti erariali e che se risultasse applicabile anche ai tributi locali comporterebbe ingenti perdite di gettito per i Comuni.

Nel complesso, quindi, i miglioramenti sul versante della capacità di spesa per investimenti (abolizione vincoli finanziari e contributi) non compensano l’ulteriore stretta di parte corrente che i Comuni stanno fronteggiare per il 2019, dopo aver contribuito in modo straordinario e sproporzionato al risanamento dei conti pubblici nel recente passato. Pert questi motivi, l’Anci aveva chiesto un provvedimento urgente finalizzato ad evitare contenziosi e ad assicurare maggiori spazi di manovra limitando al minimo le insostenibili riduzioni di risorse di parte corrente.

Claudio de Luca