Stato, Regioni e Comuni: norme anti-Covid e il costume di Arlecchino

martedì 19 maggio 2020
di Claudio de Luca
Conte firma il Dpcm del 17 maggio
Conte firma il Dpcm del 17 maggio © TermoliOnLine

ABRUZZO. Meno male che una certa fase è finita. In effetti l'emergenza sanitaria, aggravata dalle minacce di morte degli esperti e dei politici, non aveva bisogno di essere esasperata oltre misura. Tra un timore e l’altro, col senno di poi, viene da pensare che la normativa adottata per contrastare il coronavirus ricordava quella multicolore diffusa ai tempi dell'Ici quando era possibile registrare un nugolo di riduzioni degli importi di questa imposta. Cosicché, se fino ad ieri – in materia Covid - ci affliggeva la definizione fantasiosa dei ‘congiunti’, come veniva fuori dai dpcm, dalle circolari e dalle dichiarazioni della Presidenza del Consiglio, anni addietro per i Comuni alle prese con l’imposta sugli immobili: 1) la coppia era “un nucleo familiare ancorché slegato da vincoli di parentela”; 2) erano da considerare familiari “tutte le persone legate da vincoli di parentela o di affinità” abitanti con il contribuente. Un ente locale arrivò addirittura a stabilire un'aliquota agevolata per il nucleo familiare “composto dai coniugi, con esclusione di quello legalmente ed effettivamente separato, e dai figli ed equiparati”, a determinate condizioni, con l'aggiunta di sorelle (i fratelli, no) e nipoti (di nonno o di zio?).

Analogamente, se andassimo a scorrere le ordinanze adottate per la Fase 2 dalle Regioni, leggeremmo di tutto. La pesca sportiva era praticabile in Puglia e nei fiumi lombardi; le passeggiate in barca erano consentite in Liguria; si poteva camminare su spiagge e lungomare in Abruzzo, ma non in Romagna; le seconde case erano liberamente accessibili in Sicilia mentre in altre regioni erano raggiungibili soltanto per le emergenze; l'uso delle mascherine dava l’angoscia; se lo sport individuale era praticabile - senza obbligo di mascherina - in Trentino, questa era sostituibile da ‘foulard’ o dalle sciarpe in Lombardia ed in Piemonte; andava messa nei trasporti pubblici, ma non nel caso di tassì o di ‘ncc’, quando viaggiasse un solo passeggero.

A proposito di trasporti, si poteva andare a cavallo in Liguria. Quanto agli orari per i negozi, spesso non se ne comprendeva la ‘ratio’; dal momento che più le aperture fossero state limitate, più sarebbero stati facili gli assembramenti. Vi sono Regioni e Comuni che chiudevano i battenti nei festivi, e anche il sabato, oppure riducevano a mezze giornate le aperture, mentre altri le estendevano. L'uso dei guanti era previsto secondo le Regioni e secondo i luoghi in cui un cittadino si trovasse, con l'aggravante del ricorso a quelli monouso, ora obbligatorio ora non previsto. Le ordinanze regionali potevano contenere disposizioni innovative rispetto a quelle vigenti nell'intero territorio nazionale soltanto se avessero contenuto maggiori restrizioni. Ovviamente il povero cittadino non riusciva a districarsi, anche perché non esistono motivi per cui debbano vigere differenze per chi accede in un negozio di Roma od in uno di Bari.

Non aveva alcuna logica mettersi a distinguere tra attività motoria e ludica, tra passeggiate misurate in metri o indicate in passi o ‘in prossimità, tra natura degli accompagnatori di chi fosse andato a correre in un parco. Siccome era difficile capire cosa si celasse dietro un divieto od un obbligo, sarebbe stato necessario per il singolo abitante di un Comune acquisire i testi sull'emergenza sanitaria in vigore a livello nazionale, regionale e comunale, con dovizioso accompagnamento delle nuove fonti del diritto (le cosiddette ‘faq’, i comunicati-stampa, le circolari, perfino le interpretazioni fornite in pubbliche interviste da Ministri, Sindaci e Presidenti regionali ovviamente contraddette dai decreti e dalle ordinanze con la loro stessa
firma). Ad aggravare il tutto stavano, poi, gli atteggiamenti - spesso ispirati ad un fiscalismo esasperato dalle Forze dell'ordine e dagli agenti di Polizia locale - magari contenti di strizzare i sudditi senza requie e senza il minimo buon senso, spesso per la concomitante spinta delle Autorità statali, regionali e locali. Meno male che almeno questo bailamme è cessato.

Claudio de
Luca