Il 20 maggio 1970 "la legge 300/70, lo statuto dei diritti dei lavoratori"

Sono passati 50 anni

mercoledì 20 maggio 2020
di La Redazione
Operaio in fabbrica
Operaio in fabbrica © Regione Emilia

ABRUZZO. "Fu approvato sulla spinta di una grande stagione di mobilitazioni, di scioperi e di lotte operaie “l'autunno caldo”, che rivendicava aumenti salariali egualitari e diritti fondamentali.

Opera meritoria fu quella del giuslavorista Gino Giugni presidente della Commissione Preparatoria,e del ministro socialista Brodolini,già vicesegretario Cgil con Di Vittorio.

Lo Statuto fu votato prima al Senato, poi approvato dalla Camera con 217 voti a favore (la maggioranza di centro sinistra: Dc, Psi e Psdi unificati nel Psu, Pri con il Pli , all'opposizione) con l'astensione del Pci, Psiup, Msi e 10 i voti contrari.

La legge non ebbe l'avallo del Pci che si astenne “... per sottolineare le serie lacune della legge e l'impegno a urgenti iniziative che rispecchino la realtà della fabbrica”, scrisse l'Unità del 15 maggio, “. .. il testo definitivo contiene carenze gravi e lascia ancora molte armi, sullo stesso piano giuridico, al padronato” .

Un ramo del Parlamento, il Senato, approvò la legge dello Statuto dei lavoratori la mattina del 12 dicembre 1969. Nel pomeriggio dello stesso giorno esplosero le bombe a Roma e a Milano provocando feriti nella capitale e una strage alla Banca dell'Agricoltura a Piazza Fontana a Milano , la cui colpa fu fatta ricadere sugli anarchici , arrestati o uccisi come Pinelli .Il movimento seppe reagire con grandi mobilitazioni dimostrando che la" Strage è di Stato, mandanti e complici DC,fascisti e servizi segreti legati alla CIA": fu un continuio di grandi lotte per tutti gli anni '70, che conquistò tra gli altri( (strappati con il sangue e i sacrifici) lo Statuto dei Lavoratori, i Contratti Collettivi Nazionali, le Pensioni, il punto unico di Contingenza,il Servizio Sanitario Nazionale(L.833/78).

Negli ultimi decenni abbiamo assistito all'erosione sino alla cancellazione di quelle conquiste da parte padronal-governativa, con la complicità di sindacati e dei partiti che hanno svenduto il patrimonio del movimento dei lavoratori,con l'abolizione dell'art.18 e l'avvento del Jobs act, con il dilagare di contratti precari e la perdita dei diritti, con la svendita del sistema pensionistico e sanitario ai privati.

Da tempo ormai occorre contrastare le condizioni che hanno dato vita nel tempo alla diffusione del lavoro precario e nero, costruendo una mobilitazione capace di mettere fine al dilagare della disoccupazione e al contempo garantire diritti a tutte le tipologie del lavoro, compresa la rappresentanza sindacale in cui va messo fine al monopolio Cgil-Cisl-Uil, per una dimensione democratica in cui tutte le forme abbiano diritto di espressione e contrattualità."

Così, Vincenzo Miliucci, Cobas.