Targhe estere delle auto: non passa lo straniero

Veicoli al crocevia
Vasto martedì 29 gennaio 2019
di Claudio de Luca
Targa straniera
Targa straniera © arezzonotizie.it

ABRUZZO. Si stima che siano più di 2 milioni gli Italiani furbi che, ‘truccando’ con una targa straniera la propria automobile, se ne stanno al riparo dall’esborso di un bel po’ di danaro. Di recente la rubrica “Veicoli al crocevia” si è occupata (tecnicamente) di questa “truffa”. E’ doveroso farlo oggi che il ‘Decreto sicurezza’ ha affrontato questo argomento che incide sul ‘bollo’, sui costi dell’assicurazione, rendendo talvolta impossibile la corretta notificazione dei verbali di accertamento di infrazione. Solo a Milano ne sono saltati 110mila nel 2017, nella Capitale 115mila, a Napoli 60mila. A causa delle difficoltà, Verona ha dovuto farne fuori 30mila. E questo non accade nel resto d’Europa , nei Paesi Ue, vige la regola di immatricolare nuovamente il veicolo considerato definitivamente importato.

La legge n. 132 è in vigore del 4 dicembre ed impedirà ai ‘pirati’ con targa straniera di correre ben oltre i limiti di velocità, evitando di corrispondere le imposte dovute. In poche parole, gli autoveicoli con targa straniera, immatricolati in uno Stato estero, non possono essere guidati da chi risieda nello Stivale da oltre 60 gg. Per chi sia sorpreso a circolare è prevista: 1) una sanzione pecuniaria da 712 a 2.848 euro; 2) il sequestro della targa; 3) il fermo amministrativo. Dopo di che il veicolo dev’essere immatricolato in Italia entro i 6 mesi che seguono la constatazione della violazione; o portato fuori dai confini (munito di targa provvisoria) entro 180 gg. In sostanza, gli stranieri non residenti, se intendono circolare, devono reimmatricolarlo, prendendo la residenza. Diversamente devono uscire dai confini. Dal divieto rimangono esclusi coloro gli iscritti all’Anagrafe degli Italiani residenti all’Estero e gli automezzi che rechino una targa del Corpo diplomatico o del Corpo consolare, gli Escursionisti esteri e gli Ufficiali delle Forze armate della Nato.

Ma il discorso sulle truffe è ben più complesso. Ne ha parlato, in una nota, l’Agenzia delle Entrate. “In certe frodi incappano i rivenditori professionali di autovetture provenienti da Paesi Ue, che, nella maggioranza dei casi, sono da assoggettare ad Iva in Italia e vanno inquadrate secondo requisiti oggettivi e soggettivi. Nel primo caso questi mezzi devono avere più di 6 mesi ed avere percorso più di 6.000 km”. Su questa base passa il messaggio secondo cui si tratta di autovetture usate. Ma, ai fini Iva, rileva un altro requisito. Queste auto, per non essere assoggettate ad Iva nel paese di destinazione (che in questo caso è l’Italia), devono essere appartenute a chi sia stato tributario dell’imposta nel Paese di origine.

Quindi o il privato consumatore o una società che, per motivi di legislazione fiscale nel paese di appartenenza, non ha potuto detrarre l’Iva. Appare chiaro che i privati che comprano una macchina e che pagano l’Iva, o una persona giuridica che non ha potuto detrarre l’Iva, nel momento in cui vanno a rivenderla nel breve periodo, la andranno a vendere ad un prezzo che terrà conto anche dell’imposta pagata e vanno fuori mercato. Saranno sicuramente pochissimi (perché la stessa cosa accade in Italia) i soggetti che ricadono in queste due categorie, perché non c’è alcuna convenienza. Per esempio, su un mezzo che costa 30mila euro, rimetterebbero 6mila euro di Iva mentre la persona giuridica che ha effettuato l’acquisto a 30mila euro più Iva, l’imposta l’ha detratta e nel momento in cui andrà a vendere quell’autovettura con Iva avrà una conseguente perdita, però limitata. Per semplificare: le autovetture che vengono dall’estero e non debbono essere tassate in Italia, devono avere, come detto prima, più di 6mila km, più di 6 mesi di vita e devono essere appartenute a soggetti che non hanno potuto detrarre l’Iva nel paese di origine. Tutte le altre vanno assoggettate ad Iva in Italia. La maggior parte delle auto che noi vediamo circolare provengono dalla Ue. Per esse si chiede la rottamazione della targa estera e la reimmatricolazione. Appartengono, quindi, alla categoria da rivendersi con Iva. Insomma la maggior parte delle auto estere usate in Italia sono appartenute a soggetti che hanno detratto l’Iva e che vengono immesse sul mercato da rivenditori assoggettabili ad Iva. Fatto questo ragionamento è abbastanza evidente capire che, tutte le volte in cui vediamo che ci sono richieste di immatricolazioni in Italia di autovetture estere senza Iva, l’Agenzia delle Entrate, collegata con la Motorizzazione Civile, si accorge che qualcosa non va.

Claudio de Luca