Dopo mesi di attesa il pugile vastese Luigi Alfieri torna sul ring

Per lui un match decisivo il 23 luglio a Roma contro Pietro Rossetti

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lunedì 29 giugno 2020
di Vito Francesco D'Aprile
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Dopo mesi di attesa il pugile vastese Luigi Alfieri torna sul ring
Dopo mesi di attesa il pugile vastese Luigi Alfieri torna sul ring © Personale

VASTO. La finale del Trofeo delle Cinture si disputerà il 23 Luglio a Roma contro Pietro Rossetti e sarà valevole per la scalata al titolo italiano.

Luigi Alfieri, pugile vastese di 24 anni, peso welter, fa il geometra per una ditta di San Salvo che principalmente costruisce case, ma la sua vera passione è la Boxe. Si avvicinò alla Nobile Arte un’estate (era il 2009 e all’epoca aveva 13 anni), quando per caso in tv si soffermò a vedere un memorial su uno dei talenti di maggior rilievo della boxe italiana, Giovanni Parisi, e da lì decise che quella sarebbe stata la sua strada: si innamorò della nobile arte restandone folgorato. Il rispetto (per se, per l’avversario e per tutti gli altri) e la disciplina, sono stati una naturale conseguenza:

“Il mio sogno nel cassetto è andare a fare un match di livello importante in America, anche se non un mondiale ma comunque un match importante. La mia ambizione più grande, in questo momento, è riuscire a guadagnare qualche titolo a livello professionistico poiché, dopo le vittorie di Urbano a Vasto, non ci sono stati più campioni che hanno riportato titoli importanti a casa.”

“Da dilettante ho fatto la bellezza di 100 match (e molti stentano a credere che sia stata così prolifica la mia carriera),”ci tiene subito a precisare il nostro pugile, “ esordendo in un torneo a Riccione dove arrivai primo e di li, sempre in salita, ho incontrato molti pugili di valore che hanno permesso forgiassi la mia tecnica e temprassi il mio carattere ogni giorno un gradino più su, fino a vincere il titolo italiano youth 64 kg. Nel 2013 la prima chiamata in Nazionale, a cui avrebbero fatto seguito altri ritiri oltre che un match disputato in Sardegna proprio con la maglia azzurra. Anche in quell’occasione riportai a casa una vittoria.

Nel 2015 vince il guanto d’oro, un torneo speciale che non è a iscrizione libera ma sottoposta a selezione dalla federazione. Tra gli 8 che la Nazionale aveva scelto, Alfieri arrivò primo: “Fui convocato altre volte, ma il mio unico obbiettivo era il grande salto al professionismo. Così, nel 2019, assieme ai miei allenatori, convenimmo fosse giunto il momento propizio e nello stesso anno, a luglio, ho disputato il mio primo match da professionista, proprio a San Salvo,” sorride compiaciuto la giovane promessa: “Di lì a pochi mesi, ho avuto l’onore di combattere addirittura in casa, proprio a Vasto. Ma è a Porto Torres che ho disputato il match importante, valevole per l’accesso in finale del torneo delle cinture Wbc.”

Cosa ti spinge ad andare avanti? “Le difficoltà sono tante: il tempo, i sacrifici, il dolore, le rinunce, allenamenti estenuanti, ecc. eppure mi ripagano sempre. Ciò che mi spinge ogni giorno a volermi migliorare e dare il massimo di me stesso, è l’amore per questo sport.”

Luigi Alfieri afferma di sentirsi onorato di essere allenato dal nostro campione Domenico Urbano: “Il mio rapporto con Domenico è sempre stato ottimo, poiché essendo un veterano del ring si può solo imparare da lui. Domenico ha tutte le potenzialità per essere un grande maestro così come fu un grande campione, ma devi ascoltarlo se vuoi crescere. È anzitutto una questione di fiducia” sottolinea serio,“in quanto a lui preme non bruciare le tappe ne gettare nell’arena nessuno. C’è sempre una strada da fare: anche i più grandi campioni si sarebbero inutilmente bruciati, se avessero affrettato i tempi. E questo Domenico lo sa, e mi protegge come farebbe un padre.” Poi aggiunge: “Oltre ad Urbano, sono seguito anche dal maestro Alfredo Campitelli e dal preparatore atletico Andrea Ialacci: da qui nasce il team Luigi Alfieri.”

La discussione si sposta inevitabilmente sulla quarantena: “In questa strana fase di lockdown ho continuato i miei allenamenti, convinto che un nuovo importante match sarebbe stato comunque alle porte. Mi è stato rilasciato un permesso dalla Federazione che prevedeva però la clausola dell’allenamento in solitaria a porte chiuse.” Lo sguardo è concentrato e la voce è ferma: “Non ho avuto scuse, anzi maggior tempo a disposizione. Nelle disgrazie si trova sempre qualcosa di positivo. L’unico inconveniente è stato l’impossibilità di fare i guanti con qualcuno”, avere cioè uno sparring partner con cui allenarsi sul quadrato del ring:“ad oggi tuttavia tutto sembra superato anche se continuiamo ad allenarci in totale sicurezza.”

Molti giovani vastesi subiscono il fascino del pugilato e vedono in Alfieri un nuovo riferimento: “Bisogna provarlo per innamorarsi, e una volta che la scintilla è scoccata, nulla più sarà come prima. Io penso boxe, mangio boxe, cammino boxe, persino dormo e sogno boxe. Il mio consiglio è di non pensare alla boxe come ad uno sport violento o pericoloso.”

Luigi sottolinea convinto: “Sembra assurdo ma ti assicuro che ci sono molti più infortuni in altri sport che nel pugilato. Oltre ad essere uno sport completo che lavora tutti i muscoli del corpo, la forza, la resistenza, il core, l’esplosività, ti conferisce disciplina, umiltà e senso del rispetto.”

La tematica dei bulli è sempre più all’ordine del giorno: “Chi è sicuro di se non ha bisogno di pavoneggiarsi per strada: di solito questo denota insicurezza e paura. Noi affrontiamo i nostri demoni interiori ogni giorno sul ring, fuori restano solo sorrisi e gentilezza. Oltre che un bel fisico da sfoggiare.”

Ridiamo di cuore e cosi, ringraziandoci, ci accomiatiamo.