Bellano: "La strada per Rotterdam è stata  particolarmente tortuosa, ma poi è arrivato il titolo"

"Il Covid ci ha costretto a preparare la competizione in modo differente dal solito"

Volley
giovedì 22 luglio 2021
di Francesco Di Fonzo
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Massimo Bellano
Massimo Bellano © Massimo Bellano

VASTO. Il trionfo azzurro nella finale di Rotterdam, ha portato la nazionale femminile under 20 di pallavolo sul tetto del mondo per la seconda volta nella storia. A distanza di 10 anni dal successo di Lima, le azzurrine sono tornate a fregiarsi del titolo iridato, annientando una dopo l’altra le formazioni che si sono trovate di fronte.

Con la schiacciante vittoria sulla Serbia, travolta per 3 set a 0 (25-18, 25-20, 25-23), le ragazze del coach abruzzese Massimo Bellano, hanno centrato il risultato più prestigioso a livello juniores al termine di un’inarrestabile marcia trionfale, con ben otto vittorie su altrettanti incontri disputati.
 
“Il percorso è stato netto dal punto di vista dei risultati, un po’ meno per quanto concerne le prestazioni, che sono andate viva via migliorando. La qualità del gioco all’inizio non è stata esaltante ma, a partire dalla quarta partita, la prima della seconda fase, è stato un crescendo continuo” spiega Bellano. “La strada per Rotterdam è stata  particolarmente tortuosa, perché il Covid ci ha costretto a preparare la competizione in modo differente dal solito, a lavorare in isolamento per lunghi periodi. Abbiamo avuto complessivamente poche possibilità di studiare gli avversari, e se è vero che la squadra è arrivata all’appuntamento, tutto sommato, in un discreto stato di forma, il ritmo partita non era certamente quello ottimale”.

Da quando è alla guida della nazionale azzurra, Massimo Bellano ha conquistato: un Oro Europeo nel 2018, un Argento Mondiale nel 2019, e l’Oro Mondiale del 2021. Il tecnico ha sottolineato l’influenza che la grande tradizione pallavolistica di Vasto, con rappresentanti del calibro di Ettore Marcovecchio, Marialuisa Checchia e Caterina De Marinis, ha avuto sulla sua formazione personale:
“Ho conosciuto la pallavolo perché mia sorella si allenava con Ettore. Io ai tempi giocavo a pallacanestro. I miei primi approcci sono stati con Marcovecchio, ho passato tantissimi pomeriggi a vedere i loro allenamenti. Nel mio percorso, soprattutto nella prima parte, c’è sicuramente una forte influenza dei miei anni a Vasto”.

All’interno di percorsi straordinari come quello delle azzurrine, c’è sempre un momento nel quale si inizia a respirare un’aria diversa, particolare, in cui si comprende di avere tutte le carte in regola per farcela davvero. Nel caso di specie, il tecnico vastese ha individuato questo momento a valle della partita contro la Polonia:

“Dopo la quarta partita, nonostante la vittoria rotonda, non ero per nulla soddisfatto di come eravamo scesi in campo. In alcuni momenti ho avuto la sensazione fossimo scollegati , ognuno giocava per sé, senza pensare al collettivo. Abbiamo fatto alcune riunioni con tutta la squadra, ci siamo detti chiaramente che, se avessimo giocato insieme, il torneo ci avrebbe dato enormi soddisfazioni. Devo dire che le ragazze hanno capito subito, quello è stato il momento della svolta. Il giorno dopo abbiamo giocato la semifinale contro la Russia, una formazione di primissimo livello. L’autorità con cui ci siamo imposti in un impegno tanto complicato (3-0 ndr.) mi ha fatto capire che ce l’avremmo fatta. In finale ormai le ragazze erano troppo determinate, dopo una sconfitta in finale all’europeo ed una al mondiale, avevano in testa un solo obiettivo: cambiare la storia”.

Ma vero il segreto che si cela dietro l’impresa straordinaria delle azzurrine, secondo Bellano, è lo spirito di gruppo, la coesione perfetta di una pluralità di menti in un’unica entità: la squadra.
Cruciale a tal proposito, il lavoro dei collaboratori del tecnico abruzzese, abili nel creare un clima familiare all’interno del gruppo:

“Devo fare un grandissimo applauso a tutto lo staff, alla componente medica, fisioterapica e a tutti coloro che hanno remato verso l’obiettivo comune. Sono riusciti a creare una vera e propria famiglia. In Belgio eravamo segregati nelle camere, potevamo frequentare solo il corridoio e la sala pranzo durante i pasti. In queste condizioni è estremamente complicato lavorare sulla chimica di squadra, e per questo devo ringraziarli per quanto fatto. Poi le ragazze sono state straordinarie, ci hanno ripagato, ed il risultato finale è andato oltre le nostre aspettative”.

Oltre al titolo iridato, le azzurrine hanno portato a casa ben cinque degli otto premi individuali assegnati, dimostrando l’immenso valore del nostro settore giovanile nostrano:

Miglior palleggiatrice: Gaia Guiducci
Miglior schiacciatrice: Loveth Omoruyi
Miglior centrale: Emma Graziani
Miglior libero: Martina Armini
Mvp: Gaia Guiducci
 
“Se mi chiedessero qual è stato il momento più difficile di questo periodo, risponderei senza dubbio le esclusioni forzate. Siamo stati costretti a fare delle scelte, purtroppo i posti disponibili erano solo dodici. Sono rimaste a casa almeno quattro atlete che avrebbero meritato tanto quanto le altre.
Al di là degli interpreti è la qualità del progetto giovani ad essere molto alta, sta funzionando tutto molto bene, molte ragazze stanno avendo la possibilità di fare esperienze importanti”.